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Il Secolo XIX - Genoa, classe e artigli

Il Secolo XIX - Genoa, classe e artigli
lunedì 20 ottobre 2008, 09:412008
di Andrea Losapio

Quattro vittorie, dodici punti e un minimo comune denominatore: il Genoa a Marassi gioca, vince costringe alla resa l'avversario di turno. In certi momenti domina, strappa applausi a scena aperta. A tratti soffre. Ieri, più che nelle altre tre occasioni. Ma non è un segno di debolezza, anzi.

Premessa: con il Genoa di Gian Piero Gasperini non ci si annoia. Vedi calcio a ottimo tasso spettacolare, vedi gol, ricerca continua della soluzione offensiva, vittorie. Poi, magari, devi anche stare sulle spine. Ma è una sofferenza viva, se così si può definire: non la desolante rinuncia al gioco di chi segna per speculazione o per caso, e poi si chiude, rinuncia.

Genoa-Milan, seconda di campionato: la vittoria più netta, 2-0. Dominata, la squadra di Ancelotti ha avuto una sola vera occasione per riaprire la partita, con Borriello. Niente sofferenza, un po' di affanno. Una sorpresa.

Genoa-Roma, 3-1: gioco, gol. Le contestazioni giallorosse dopo una partita che il Genoa, trascinato da Milito, merita di vincere. È la conferma.

Genoa-Napoli, 3-2: emozioni a non finire, un rimpiattino fino all'ultimo secondo che regala emozioni forti al pubblico e tre punti strameritati.

Genoa-Siena, ieri: 1-0, la partita più sofferta. E quella che regala una certezza in più: questa è una squadra, potete fidarvi. Perché il primo tempo regala lampi e giocate dei singoli, tocchi di classe e numeri che frastornano il Siena. Milito, Palladino, Thiago Motta, Criscito, i protagonisti in primo piano. Poi, arriva l'ora della sofferenza. E il Grifone rinuncia al bello e non si preoccupa di giocare umile. Lotta, difende e vince. Metafora scontata: se il Grifone vuole volare alto, serve anche qualche beccata, qualche colpo d'artiglio.

Non è facile morale applicata al calcio: è un parametro fondamentale nell'analisi del valore di un gruppo. Il Genoa 2008-2009 è una squadra con un tasso di qualità elevato. Saper gestire le sofferenze e le difficoltà di certi momenti può consentire il salto di qualità. Prossimo gradino: i primi punti esterni.

Osvaldo Bagnoli, sulla panchina del Genoa, raggiunse il miglior risultato del Dopoguerra: quarto posto e semifinale di Uefa. L'Osvaldo non hai mai bluffato da allenatore, non ha mai regalato banalità, non ha mai venduto parole vuote. Non lo fa nemmeno adesso. Premette: "Guardi, non mi chieda confronti perché non l'ho mai fatto e non lo farò mai. Mi sembrerebbe stupido dire se è più forte Milito oggi o lo era Skuhravy ieri, ma qualcosa posso dire. Che questo Genoa sta giocando un calcio molto bello e, se continua così, non deve cullare delle speranze ma inseguire delle certezze. E lo dico sottolineando che la concorrenza, per un posto in Europa, c'è, ed è di valore assoluto: prenda Napoli, Catania, Lazio, Atalanta. Dunque, facile non è. Ma se il Genoa fra tre mesi gioca come oggi, allora le prospettive saranno davvero molto interessanti".

Non fa confronti, l'Osvaldo, ma di singoli parla, eccome. "Giocatori di valore ce ne sono. Milito innanzi tutto, e poi Palladino e Gasbarroni, che hanno esperienze importanti alle spalle e cercano la consacrazione, o Ferrari che è un giocatore maturo o Criscito, che a Genova trova il suo ambiente ideale. E allora le dico che il punto fondamentale sarà lo spogliatoio. Il mio primo anno genovese fu molto positivo, il secondo meno: peggiorammo, giocammo meno bene. E sa perché? Perché qualcosa s'incrinò nello spogliatoio. Se il gruppo sarà compatto, unito, questa squadra potrà fare molta strada".

Non sono concetti a vanvera, dell'Osvaldo ci si può fidare.