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Il Secolo XIX - Genoa: Jankovic, fantasia serba

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Tommaso Veneri
giovedì 2 ottobre 2008, 09:182008
autore Tommaso Veneri
02.10.2008 09:182008

In visita nel Bosko del Grifone. Dove si usa l'idioma raffinato dei fantasisti della scuola slava e dove Gian Piero Gasperini vuol capire - sfruttando Genoa-Ravenna, partita secca del quarto turno di Coppa Italia, buona per andare a sfidare l'Inter negli ottavi di finale - se Jankovic, erede rossoblù di quella dinastia dai piedi fini, "parla già lo stesso linguaggio della squadra".

Test principale tra tanti esperimenti, in una gara a cui il Ravenna giunge distratto dalle difficoltà in Prima Divisione LegaPro, l'ex serie C1. Altre prove, combinate con le esigenze di dosare le energie in vista dell'impegno di domenica con il Napoli, riguardano soprattutto il centrocampo: "Lì - spiega il tecnico - siamo un po' contati. Milanetto, come Palladino, è acciaccato. E Thiago Motta è fermo da sabato per un piccolo problema muscolare. Vediamo tra Roman e Domingo, chi sarà pronto a dare una mano".

Per una maglia dall'inizio, oggi, è favorito il primo. Milanetto e Palladino si sono allenati a parte, mentre Thiago Motta continua nel suo programma individuale di preparazione, agli ordini dello staff tecnico rossoblù (del quale fa parte ufficialmente da ieri Maurizio Venturi, ex guida della Beretti). La logica di Gasperini, che insegue la centesima vittoria in carriera, è "vedere all'opera giocatori che potranno essere utili e, senza sottovalutare l'avversario, passare il turno per centrare un traguardo che da tanti anni non si raggiunge".

Con il Ravenna, allora, dentro Brivio a sinistra, le conferme di Sokratis, Bocchetti e Vanden Borre, il ritorno di Biava. E davanti, oltre a Sculli, spazio come centravanti a Olivera. Il quale domenica sarà squalificato: nel ruolo di puntero tornerà quindi Milito. Per la sfida con Lavezzi e il Napoli: "Una partita importante - dice l'allenatore di Grugliasco - contro una squadra che ha rafforzato un organico già consolidato. Il Napoli è forte, può stare dietro a Inter e Juve, al livello di Milan, Roma, Lazio, Fiorentina".

Milito-Lavezzi, tango argentino. Ma oggi per il Genoa è tempo degli ottoni slavi. La Coppa Italia è opportunità da sfruttare per Jankovic, finora in campo soltanto per 39 minuti in campionato: "È da poco con noi - racconta Gasperini - avevo intenzione di impiegarlo a Firenze, ma noi non c'è stata occasione. Con il Ravenna può farci vedere quanto si è inserito, se parla già lo stesso linguaggio della squadra". Cioè, tradurre la sua lingua da fantasista in quella dell'insieme, nel 3-4-3 gasperiniano che ne prevede l'utilizzo come esterno d'attacco. Cercando di confermare le qualità mostrate tra Stella Rossa, Jedinstvo, Maiorca e selezioni serbe, prima della stagione non esaltante a Palermo.

Con l'Under 21 serba è arrivato a conquistare il secondo posto all'Europeo 2007 e, alla fine, l'Uefa lo ha inserito nel Dream Team dell'edizione, insieme a giocatori del calibro di Chiellini e Aquilani, Maduro e Drenthe. E come lettera di presentazione valgono sempre le parole di Gregorio Manzano, suo allenatore al Maiorca, dove realizzò nove gol in 28 presenze: "Jankovic si muove sulla trequarti, può farlo a destra, a sinistra e al centro. È rapido, forte, tecnico, utilizza entrambi i piedi ed è un gran tiratore; è combattivo e non è per niente frivolo".

A Palermo veniva in genere utilizzato largo a destra. Manzano riteneva che fosse più adatto a partire da sinistra, per poi accentrarsi ed esplodere il suo destro potente. E Gasperini, che talvolta, comunque, utilizza l'inversione degli esterni alti nel corso della partita, sta pensando di schierarlo così contro il Ravenna, con Sculli dall'altra parte. Un passo in più per accelerare le prove di "comunicazione" tra il suo Genoa e Jankovic.

In modo che il ragazzo di Belgrado - il quale dopo la partita con il Napoli partirà con la Nazionale serba per le gare con Lituania e Austria - riprenda la scia di Pixie (Dragan Stojkovic), Pizon (Vladimir Petrovic), Il Genio (Dejan Savicevic) e Zorro (Zvonimir Boban). I grandi fantasisti della scuola slava, di cui il rossoblù è successore. Due serbi e un montenegrino che giocarono per la Jugoslavia, un croato che vestì sia la casacca jugoslava che la maglia della Croazia. Ma parlavano la stessa lingua calcistica, fatta di tecnica e creatività. Quella che Jankovic, oggi, prova ad accordare con il vocabolario tattico del Genoa di Gasperini.