Il Secolo XIX - Samp, quattro giorni per Mazzarri
Gianluigi Longari
I giorni che sconvolsero il mondo erano dieci, a qualcuno ne bastarono sette per mettere su questo po' di roba, in sei giorni Israele fece la voce veramente grossa, i tre giorni erano quelli del condor. Mazzarri ne ha quattro. In quattro giorni, cioè prima di sabato, prima della partita contro la Juventus, si deve decidere il destino dell'allenatore blucerchiato e, di conseguenza, quello della Sampdoria. Non c'è più spazio per ulteriori trattative, o la va o la spacca. Il motivo è semplice: bisogna organizzare la prossima stagione, la Sampdoria è una società che pianifica, ritiene di essere già in ritardo.
Perciò, presto, forse già oggi, Marotta incontrerà l'allenatore. Uno di fronte all'altro parleranno, analizzeranno questioni e problemi, decideranno. Il tira e molla dura da un po', Mazzarri chiede alcune cose, Marotta non può dargliele tutte. In quella forchetta, direbbero i sondaggisti, si muoverà la trattativa.
I grandi temi sono due: la retribuzione del tecnico, la squadra che si può fare l'anno prossimo. Il problema di Marotta è riuscire a muoversi all'interno delle linee dettate dalla società, il rigore assoluto nei bilanci. Il problema di Mazzarri è capire se è meglio la Sampdoria più rigorosa ma anche bene organizzata o magari il Napoli (una tra le società che lo corteggia, l'altra è la Lazio) che vuole spendere ma ha un presidente invadente che potrebbe infastidire un carattere come quello dell'allenatore di San Vincenzo.
L'altro problema è che, dai due grandi temi iniziali, ne sono discesi tanti altri, come rivoli giù da un lago tracimato, e adesso costituiscono altrettanti motivi di tensione. Mazzarri dice che per fare campionato e Uefa con certi obiettivi servono due titolari per ogni ruolo. Servirebbero quindi un po' di investimenti e quando si parla di investimenti la discussione si fa difficile. Ma, nei continui contatti tra Marotta e Mazzarri, l'amministratore delegato della Sampdoria, sabato era riuscito a tranquillizzare un po' l'allenatore. Poi è accaduto quello che nessuno si aspettava e nessuno si augurava: a Palermo, Bellucci si è rotto il tendine d'Achille. L'attaccante dovrà restare lontano dal campo per quattro o cinque mesi, per cui la Sampdoria dovrà iniziare la prossima stagione senza di lui. Mazzarri considera Bellucci il migliore dei suoi uomini: «E' l'unico - ha detto più di una volta - insostituibile».
Trovare un altro attaccante con le caratteristiche di Bellucci (dodici gol in questa stagione malgrado un menisco asportato) che oltre a segnare corre per quattro, non è cosa semplice. In più, gli attaccanti costano cari. Questo nuovo rivolo-problema ha provocato un raffreddamento nella trattativa e le capacità della macchina Sampdoria, che non ha mai sbagliato una campagna acquisti (può aver sbagliato alcuni acquisti, sennò non sarebbero umani, ma non l'impianto) non rassicurano più abbastanza il tecnico di San Vincenzo.
La Sampdoria, d'altra parte, non può convincere più di tanto. La regola è che non si trattiene nessuno controvoglia. L'altra regola è che non si può far passare troppo tempo, bisogna costruire la squadra nuova. E la squadra nuova sarebbe meglio farla sapendo chi è l'allenatore. Perché la presenza o meno di Mazzarri ha ricadute non da poco.
Mazzarri, per fare il primo degli esempi, gioca con la difesa a tre. Alla Sampdoria ci sono, tra titolari e riserve, sei difensori, e non otto come nelle altre squadre. E' vero, si dirà, che gli esterni (Maggio e Zenoni a destra, Ziegler e Pieri a sinistra) possono essere riadattati a fare i terzini. Ma è anche vero che dopo un anno giocato da esterni su tutta la fascia non sarebbe l'ideale. Ma c'è di più. Per fare l'esempio più eclatante, Maggio, giocando da esterno su tutta la fascia, ha avuto finalmente la propria consacrazione. E non è solo una questione che riguarda Maggio; riguarda anche la Sampdoria, perché il valore del giocatore è schizzato. Anche Pieri si è apprezzato, lo stesso si può dire per tanti altri giocatori blucerchiati cui Mazzarri ha trovato la giusta collocazione.
Dunque, se va via Mazzarri, la Sampdoria ha due strade da percorrere: scegliere un allenatore che gioca con una difesa a tre e un impianto di gioco simile a quello di Mazzarri (per esempio Marino dell'Udinese) oppure cambiare ancora. Gli allenatori i cui nomi circolano in questi giorni come possibili sostituti, Beretta, Giampaolo, Colantuono, persino Lippi, giocano tutti con la difesa a quattro.
Non è un dramma. Passando da Novellino a Mazzarri, la Sampdoria è passata dalla difesa a quattro a quella a tre, utilizzando talora gli stessi interpreti. Però Mazzarri ha impiegato alcuni mesi per riuscire a mettere a punto i meccanismi buoni. «Non era facile - ripete spesso Marotta - perché cambiando allenatore e molti giocatori un po' di rischio esiste». E' venuta fuori questa stagione straordinaria. La società vorrebbe ripartire da lì. L'allenatore anche. I tifosi pure.




