La Stampa - Cairo si riprende il Toro
Gianluigi Longari
Quest'anno voglio essere molto più in pista». In una frase Urbano Cairo ha descritto la restaurazione nel Toro che ha raggiunto l'obiettivo minimo di salvarsi: il presidente riprende in mano tutti i fili della gestione, anche quelli che l'estate scorsa aveva lasciato ad Antonelli e al suo staff e che si erano assottigliati negli ultimi mesi. «Lo Stato sono io» evidentemente non è un pensiero che abbia ispirato soltanto Luigi XIV, re di Francia. Cairo vi si adegua. Formalmente il consiglio di amministrazione che si è riunito ieri a Milano non ha cambiato gli assetti interni alla società perché ciascuno mantiene l'incarico, la differenza è che diventerà un involucro sempre più svuotato di funzioni importanti, a cominciare dalla conduzione del mercato.
«Un anno fa mi sono trovato ad approvare operazioni che mi venivano sottoposte quando erano già state portate avanti, adesso voglio essere più dentro alle cose», ha spiegato il presidente granata. Il Toro si muoverà su indicazioni, rapporti, schede raccolte da Antonelli, dal ds Lupo, dal capo degli osservatori Angeloni e da De Biasi però le scelte strategiche tornano tutte a Cairo, che si tratti di operazioni onerose o a prezzi contenuti non importa. Re Urbano vuole avere la penultima parola, non solo l'ultima, e lo ha detto con chiarezza ad Antonelli: spetta all'amministratore delegato accettare o no la situazione. «Lo staff rimane questo - ha spiegato il presidente - a meno che qualcuno non decida di andarsene, eventualità che nessuno mi ha prospettato». Antonelli potrebbe accordarsi con la Lazio, tuttavia è un'ipotesi che per ora non si realizzerà e il manager starà al proprio posto anche per non avvalorare con la fuga l'idea di un fallimento. Se ne riparlerà tra un anno. Salvo complicazioni e colpi di scena che nel Toro sono parte del Dna, chiunque ne sia il padrone.
Restaurazione, dunque. Lo si era intuito nel mercato di gennaio, condotto in prima persona dal presidente. Adesso bisogna leggere quali saranno le sue prime mosse. «Prima capirò il modulo su cui intende lavorare De Biasi, poi cercheremo gli interpreti adatti e disponibili. Mi sembra comunque prematuro parlarne perché il campionato non è concluso: per quanto ne dica Galliani non faremo favori a nessuno, nè alla Fiorentina nè al Milan, come nessuno li ha fatti a noi». La frase di Cairo si può leggere sotto un altro punto di vista: il campionato non è concluso anche per le squadre come l'Empoli e il Parma che in caso di retrocessione potrebbero liberare i giocatori che interessano al Toro.
I toscani hanno Pozzi, punta giovane che prima di infortunarsi s'è fatta notare; il Parma ha Lucarelli e Corradi. C'è da chiedersi perché insistere su gente a fine carriera e persino un po' oltre, dopo aver già caricato Recoba e qualche altro nell'ultima stagione, con i risultati che si sono visti. Si spera invece in una linea che guardi al futuro.
In questo senso, oltre a Pozzi, si pensa a Cacìa, che rientrerebbe in uno scambio con la Fiorentina per Comotto, e soprattutto ad Acquafresca: il Cagliari non intende mollarlo, soprattutto ai granata, ma ci si potrebbe arrivare convincendo l'Inter a rilevare il giocatore alle buste per poi cederlo. Un problema è il prezzo: Acquafresca, perduto nell'estate del fallimento, potrebbe tornare al Toro per una decina di milioni. Sono molti. Inoltre c'è la pista per l'argentino Denis, che era già stato trattato a gennaio. Questo in attacco. Le altre priorità sono: un centrocampista centrale che sostituisca Corini, un esterno di destra al posto di Comotto («È sempre un nostro giocatore», dice Cairo ma come può ancora presentarlo ai tifosi?) e un difensore centrale, possibilmente rapido, che si abbini a Natali. Dellafiore e Motta saranno riscattati però è quasi certo il controriscatto del Palermo e dell'Udinese. Poi ci sarà da sfoltire la zavorra. Che non è poca.




