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La Stampa - Nazionale, Cassano: "Non ve ne pentirete"

La Stampa - Nazionale, Cassano: "Non ve ne pentirete"
lunedì 26 maggio 2008, 09:422008
di Gianluigi Longari

Antonio Cassano non è un marziano con le antenne e la pelle verdolina. E non è neppure un troglodita che mangia d'abitudine con le mani e si scaccola il naso in pubblico. Eppure al primo giorno di ritiro con la Nazionale a Coverciano si è rimasti un po' tutti delusi perché il ragazzo di Barivecchia non ha fatto niente di specialmente scorretto, tranne presentarsi al raduno con un paio di bermuda di jeans stracciati come se alle porte di Firenze avessero allestito una spiaggia per truzzi con le infradito. Antonio è arrivato in orario, su una castigata auto con autista. A un tifoso che al cancello gli ha urlato «sei come il Pibe de oro», cioè Maradona, ha rivolto un divertito «magari» che dimostra almeno un senso della misura e, dopo aver salutato Donadoni, se ne è andato nella sua camera, una singola come quella di tanti altri, così non avrà neppure la tentazione di combinare qualche scherzo notturno. Al massimo farà le ore piccole con la Playstation che il ct non ha proibito, a differenza di Capello con l'Inghilterra.

Il ritorno a 20 mesi dall'ultima convocazione e a 4 anni dall'ultima grande manifestazione si è risolto quindi senza i fuochi d'artificio, suscitando l'impressione che sarà così anche per le prossime settimane. «Cassano è soltanto un po' più ragazzo di altri - dice Donadoni - e non è giusto dipingerlo come se fosse un extraterrestre che viene a disgregare il nostro gruppo. Conosce le regole, sa cosa l'aspetta: dopo la lunga e giusta squalifica ha cambiato atteggiamento, mi ha telefonato per garantirmi che non mi sarei pentito della mia scelta e l'ho subito stoppato dicendogli che non deve parlare, ma stare in silenzio ad ascoltare gli altri». Non sarà così facile. L'indole non è qualcosa che si appende fuori dalla porta come una mantella bagnata. Tuttavia il barese sa che dovrà tenersi a freno nell'ultima occasione che gli offrono per dimostrarsi un campione e non una macchietta di talento. Agli Europei in Portogallo seppe disciplinarsi. Poi ha svaccato, seguendo l'istinto. Nel club Italia è l'osservato speciale. «Sarà meglio non mettergli troppa pressione per il suo comportamento altrimenti finisce male - sostiene Buffon -. Bisogna lasciarlo rilassato, il ragazzo. Da lui dobbiamo soltanto aspettarci che ci aiuti a vincere: la cosa che sa fare meglio».

Una frase che suona come un complimento e come l'imposizione di un limite: c'è il Cassano giocatore sul quale non discutono neppure i suoi compagni e c'è l'altro aspetto, comportamentale, su cui si aspettano le verifiche. «Se l'ho chiamato non è perché mi sentivo investito dalla missione di recuperarlo alla Nazionale: sono un allenatore e non un missionario - spiega il Dunadùn -. L'ho fatto dopo una lunga riflessione con il mio staff. Non c'è stato un momento o un fatto decisivi: abbiamo parlato, ragionato. Credo che in me ci sia anche la voglia di dare qualcosa sotto il profilo umano, però non sono un educatore che deve aiutarlo nei comportamenti: Antonio è qui perché può essere utile e dare qualità al gioco, come Del Piero, Aquilani e tanti altri. E' un attaccante capace di stare in zone diverse, abbina il fisico alla tecnica. I problemi si creano quando si è troppo specialisti, quelli duttili come lui danno sempre dei vantaggi e lo dico per esperienza personale perché io giocavo a destra, a sinistra, al centro, come mezza punta e questa universalità mi aiutava».

C'è l'idea che Cassano, come Del Piero, possa diventare l'uomo adatto a raddrizzare le situazioni difficili, «anche se io - dice Donadoni - non cerco i giocatori che possono salvarci perché vorrebbe dire che siamo caduti in difficoltà». Staremo a vedere se e come gli troveranno una sistemazione. Il Dunadùn (che non ha voluto chiarire quanto è successo con Inzaghi dopo la mancata convocazione: «Sa cosa ci siamo detti, io lo rispetto, lo faccia anche lui») ha spiegato che in teoria potrebbe esserci posto contemporaneamente per Alex e Antonio e che in questi giorni l'Italia preparerà qualche schema che li includa entrambi. Nella pratica la vediamo difficile perché l'attacco di questa squadra non prescinde da Toni e si appoggia a Di Natale: con Del Piero e Cassano si creerebbe una sofferenza a difendersi. «Penso che siano i giocatori a doversi adattare a un gioco», è il credo del ct. Se l'Italia è cresciuta e ha vinto il girone eliminatorio con un certo modulo, indietro non si torna.