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La Stampa - Scudetto, rischio guerriglia

autore
Gianluigi Longari
giovedì 15 maggio 2008, 09:072008
autore Gianluigi Longari
15.05.2008 09:072008

Dopo aver letto gli insulti degli Ultras della Curva Nord dell'Inter e aver interrotto una ventina di volte la riunione con alcuni rappresentanti di serie B per ricevere telefonate dall'Osservatorio, da Abete e da Rosella Sensi, il presidente della Lega Antonio Matarrese si è messo in viaggio per Roma con umore nerissimo: «Di questa vicenda non voglio più parlare - ha tuonato -. Mi chiedete se ora c'è la par condicio? Vado al Viminale per questo, voglio capire che cosa sta succedendo». Quel che sta succedendo, in realtà, l'ha trovato già scritto nel pacco d'agenzie che gli è stato preparato dal suo ufficio stampa. In poche ore, la Lega Calcio non solo ha visto vanificare il suo appello di mandare a Catania i tifosi della Roma, ma ha saputo che anche quelli dell'Inter rischiano di starsene a casa.

Il prefetto e il questore di Parma, insieme ai colleghi di Roma, infatti, martedì sera hanno segnalato all'Osservatorio i rischi per l'ordine pubblico: i tifosi del Parma erano in fibrillazione per il fatto di dover subire il tifo degli interisti mentre quelli del Catania non avrebbero avuto il tifo avverso dei romanisti cui è stata vietata la trasferta. Un'altra sollecitazione è arrivata dal presidente del Parma Ghirardi: ha raccontato che su alcuni siti circolava la voce che i romanisti volevano presidiare il «Tardini» per neutralizzare il tifo nerazzurro.

Nel tentativo di difendere l'autonomia del calcio italiano, Matarrese è riuscito a far infuriare un po' tutti senza peraltro avere responsabilità sugli accadimenti visto che l'Osservatorio si basa su segnalazioni di prefetture e questure. Toccherà quindi ancora una volta ad un prefetto decidere le sorti di una tifoseria. Sarà Paolo Scarpis, ex questore di Milano e ora prefetto di Parma, a pronunciarsi. Oggi, quando Matarrese si siederà al tavolo con l'Osservatorio (ieri, tra l'altro, è stato anche deciso che Lazio-Napoli sarà riservata ai soli abbonati di casa), sarà quasi impossibile intervenire ma lui vuole essere presente lo stesso. L'Inter dovrà prendere atto della decisione e servirà a poco mettere in mezzo anche i sindaci delle città interessate per ribaltare gli scenari. Da due giorni, infatti, Alemanno si sta battendo per mandare i tifosi della Roma a Catania telefonando ad autorità politiche e istituzionie: senza grossi risultati. Neppure il ministro Maroni gli ha dato una mano e quindi Alemanno ha giocato la carta della par condicio: «Se i nostri tifosi non possono andare a Catania anche gli interisti devono restare a Milano».

La sensazione è che il clima di tensione non si esaurisca oggi a decisione presa ma, al contrario, diventi sempre più insostenibile. Ieri, i tifosi nerazzurri attraverso il sito della Curva Nord, hanno già fatto sapere che si recheranno ugualmente a Parma: «Resteremo fuori dallo stadio a far sentire la nostra voce», è la minaccia. I tifosi romanisti, invece, per protesta pensano di muoversi in una doppia direzione: c'è chi vuole andare a Parma per dar fastidio agli interisti e chi, invece, pensa di mettersi in viaggio per Catania per star vicino ai giocatori giallorossi. Queste «cattive» intenzioni avranno solo l'effetto di creare pesanti limitazioni per la gara di Coppa Italia che si giocherà all'Olimpico a fine maggio. L'Osservatorio, infatti, è pronto a farla giocare a porte chiuse se ci saranno disordini.

Inter e Parma, intanto, aspettano indicazioni per la vendita dei biglietti: quelli destinati ai sostenitori nerazzurri sono stati congelati e, in attesa della decisione del prefetto su fronte nerazzurro, al «Tardini» è cominciata solo la prevendita riservata ai tifosi di casa. La società emiliana per l'occasione ha deciso di incentivare l'ingresso allo stadio offrendo biglietti a prezzi stracciati (uno o 10 euro) ma solo se l'acquirente è accompagnato da un abbonato al Parma. Il presidente Ghirardi, ovviamente, vuole uno stadio tutto gialloblù.