Il crac di Cagni, l'ora di Guidolin. Orlandi e Arrigoni, ultima chiamata
Alfredo Pedulla'
Salta la panchina, certo che salta. Non è una novità, siete forse sorpresi? Gigi Cagni ha lasciato Parma scandalizzato per l'esonero."Nel calcio non si può programmare", ha sussurrato senza approfondire. Si è sentito quasi pugnalato. Ma io aggiungo: pugnalato da chi? Il Parma non ha mai avuto un gioco o un'identità, ha improvvisato. Il turnover di Grosseto, a piene mani e senza un criterio, è stato quanto di più opinabile abbia visto in tanti anni di calcio. Gustinetti ha ringraziato e ha colpito: uno come Gustinetti non farebbe il turnover cambiandone cinque o sei e inserendone altri cinque o sei come se fosse la partitella di metà settimana. Cosa può dare Guidolin al Parma? Tanto, tantissimo. Di sicuro un minimo di ordine tattico. Scelte chiare e precise, le sue squadre hanno giocato sempre bene (qualche volta benissimo) e sono state funzionali al progetto. Se non avesse incrociato Zamparini a Palermo, con quel tira e molla infinito, probabilmente non avrebbe perso qualche autobus importante. Recentemente aveva sognato di andar al West Ham, prima di Zola, e anche al Newcastle: tanta fame di calcio inglese, il suo preferito. Aveva avuto qualche contatto con la Bundesliga, alla fine è arrivato Ghirardi più veloce delle luce e l'ha portato a Parma dopo aver pensato a Donadoni, a Novellino e timidamente anche a Papadopulo. Già, Papadopulo: aspetta la serie A perché in quella categoria ha fatto bene con Siena, Lazio e Palermo. Mi aveva giurato che, dopo l'impresa di Lecce, non avrebbe più rimesso piede nell'inferno della B. L'ho incrociato sabato sera in trasmissione a Sportitalia:mi è sembrato carico e molto ispirato. La serie A, ma dove? Piccola rivelazione: si è parlato di Cagliari, ma non credo che il Papa sarebbe entusiasta di lavorare con un numero uno degli umori instabili come Cellino. Meglio Lillo Foti, un presidente che ha sempre ottenuto i risultati e che vuole cucire la stellina sul petto dei giocatori della Reggina nella prossima stagione, ma che intanto deve fare un'altra impresa, forse la più difficile degli ultimi anni. Forse e senza forse perché nell'anno della salvezza da meno quindici (poi meno undici) c'era un furore agonistico straordinario e un allenatore come Mazzarri a metterci il resto.
Stimo molto Nevio Orlandi: strepitoso aziendalista, competente di calcio, occhi giusti al momento giusto. Da osservatore e da vice allenatore è stato perfetto. Anche da capo della panchina ha una dignità e una professionalità, ma paga un organico non completo e una paura eccessiva: la Reggina di Roma è stata scandalosa come atteggiamento, quella di Palermo complessivamente mediocre. Foti pretende, magari riconoscendo qualche imperfezione nella rosa, e l'incrocio con il Catania sarà decisivo: Orlandi deve vincere e poco importerebbe se non dovesse convincere.
Altrimenti l'idea Papadopulo prenderebbe corpo, ci sarebbe una sosta da onorare e da sfruttare per una eventuale rivisitazione tattica. A Cagliari c'è Cellino che continua a dire di non trovare un allenatore migliore di Allegri: finge sapendo di fingere, aveva Ballardini e se lo è fatto sfuggire in modo incredibile. Riconosco all'ottimo Max buone doti tattiche, è un allievo del miglior Galeone, ma quando ad agosto scrissi che il problema del Cagliari era nell'organico, qualcuno si offese: purtroppo è una delle verità. Non avrebbe senso tenere Allegri per mandarlo via se non fermasse il Milan. Mentre avrebbe senso sostituire Arrigoni a Bologna se non ci fosse un freno al suo balletto di opinabilissime idee tattiche: lui cambia modulo come una persona normale cambia camicia ogni giorno, lo ha fatto in serie B dove ha potuto vincere perché con quei singoli qualsiasi situazione poteva essere ricomposta. Arrigoni pensa che cambiare modulo ogni dieci minuti faccia piacere ai giocatori: è l'esatto contrario, ci vuole una boccetta di novalgina al giorno per smaltire il mal di testa. Vedere Bombardini prima laterale sinistro nella formula a quattro e poi centrale di sinistra nella difesa a tre ha fatto un po' male alla mia salute. E' chiaro il motivo che ha portato Novellino a prendere tempo con il Parma: se Arrigoni non si dà una mossa l'identikit di Walter, che freme per rientrare, è quello giusto a casa Menarini.
Panchine che saltano come tappi di champagne, ma c'è poco da brindare. Il signor Corioni a Brescia non ha avuto la forza di esonerare Cosmi alla fine dello scorso campionato perché vincolato da un contratto di circa 500mila euro. Capisco la voglia di non aggiungere un nuovo impegno economico, ma che senso ha cambiarlo a fine settembre quando la fiducia è finita da un pezzo? E vogliamo parlare del mercato al risparmio del Brescia che dice di voler andare ad ogni costo in serie A e non si dà davvero una mossa con investimenti come quelli del Sassuolo, efficaci e competitivi?Ma c'è chi sta peggio: ad Avellino hanno ingaggiato Beppe Incocciati, bravo figlio ed ottimo giocatore di golf. Lo conosco da tanto tempo, è stato un eccellente attaccante, ma non ha mai allenato se non i ragazzini della Cisco. Può anche diventare un ottimo allenatore, tra qualche anno. Ma adesso non si può giocare sulla pelle dell'Avellino. Mi chiedo: il patron Pugliese ha avuto la fortuna del ripescaggio,si è trovato un jolly in mano e lo ha scaraventato dalla finestra, commettendo gli stessi errori dell'anno prima e infischiandosene della passione dei tifosi. Se dovesse andar male contro l'Ascoli, il destino di Incocciati sarebbe segnato:nella lista ci sono Sergio Buso e Indiani, ma sarebbe un altro piccolo salto nel buio pur considerando Buso un mostro di competenza. Ma in B, quando tu società hai fatto disastri, ci vuole un allenatore in grado di rimettere i cocci a posto: so che Emiliano Mondonico ci andrebbe, ma Mondonico costa. A Modena hanno pensato e stanno pensando a Bruno Giordano: un consiglio mi permetterei di darlo, ma soltanto in privato.
Salta la panchina, ormai è moda. Ogni tanto bisognerebbe esonerare un presidente. Forse più d'uno.




