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Juve, il mercato e' una cosa seria. Troppe prevenzioni su Mourinho

Juve, il mercato e' una cosa seria. Troppe prevenzioni su Mourinho
mercoledì 8 ottobre 2008, 00:002008
di Alfredo Pedulla'
Nato a Messina il 15 Aprile 1964, si trasferisce a Roma nel 1989 per lavorare presso la Redazione del Corriere dello Sport, fino al 2007. Opinionista a Sportitalia, ha vinto i premi "Oscar dei giovani","San Silvestro d'oro" e "Beppe Viola".

Ci vuole coraggio. Tempo fa leggevo sperticati elogi nei riguardi di Alessio Secco e Daniele Pradè, i due direttori sportivi di Juventus e Roma. Venivano considerati i due migliori direttori sportivi emergenti. Più di Pantaleo Corvino, il mago dei maghi. O di Pierpaolo Marino, l'emblema del Napoli che avanza. Esattamente come Adriano Galliani, chissà poi perché, veniva considerato un dirigente inadeguato al Milan. Qualche mese dopo, è alla Juve che voglio dedicarmi, leggo che il mercato è sbagliato, il mercato è inadeguato, il mercato non è da Juve, bla bla bla. Riavvolgo il nastro in nome della coerenza: ma come, non era Secco il migliore, l'emergente tra gli emergenti? Il mercato della Juve era stato invece bocciato da Tuttomercatoweb nel momento dell'ingaggio di Poulsen. Era il centrocampista che non serviva, indipendentemente dal suo passato. Poulsen l'hanno venduto quasi come un fine regista, per giustificare l'ingaggio. Io non mi ero trovato d'accordo e aveva bocciato l'operazione da dieci milioni e da tre milioni e passa di contratto per il ragazzo: un'esagerazione. Se Poulsen vale dieci milioni, Aguero quanti ne vale? Trecento. Il mercato della Juve non è stato fatto con la giusta attenzione di un club che ha tantissimi tifosi giustamente arrabbiati. Il mercato della Juve è stato fatto senza un criterio, andiamo avanti tanto per campare, alziamo un po' di fumo e magari lo stellone ci aiuta.
Apprezzo i modi e lo stile di Alessio Secco, ma non è ancora un direttore sportivo da Juventus. Meglio ancora: non lo ha dimostrato. Bisogna andare a prendere il meglio, la Juve è la Juve. Blanc è un dirigente misurato, ma non basta. Cobolli si stupisce di tutto, anche della frattura interna allo spogliatoio (per quale motivo Del Piero dovrebbe essere felice di andare in panchina una volta sì e l'altra no quando ogni volta che entra fa pentole e coperchi?).

E Claudio Ranieri riesce, a precisa domanda alla vigilia di Juve-Palermo, a dire che confermerà il 4-4-2 per poi fare l'esatto contrario il giorno serio: vi sembra una roba di grande trasparenza e di rispetto per il lavoro della stampa? Ranieri avrebbe potuto dire "non svelo i miei piani", sarebbe stato più opportuno e più saggio. Ma l'idea è soprattutto che Ranieri non sia aderente alle ambizioni della Juventus: se ha avallato il mercato (e l'ha avallato, chi ha chiesto Tiago? Chi ha preteso Poulsen? Chi ha scartato Xabi Alonso? Chi ha detto di non insistere per Diego?) è giusto che paghi. Così come è giusto che paghi chi ha fatto il mercato. La Juve non può vivere di improvvisazione. Non può andare su Knezevic e Mellberg, con tutto il rispetto. Né può ignorare le esigenze di milioni di tifosi che dovrebbero pretendere di vincere. Ma che intanto pretendono, come minimo, di evitare le figuracce. Appunti per il prossimo gennaio: il mercato è una cosa seria, va onorato come andava onorato a luglio, comprare tanto per comprare è inutile. Tanto vale non farlo, altrimenti poi rischi di diventare rosso di vergogna.
Noto una prevenzione incredibile nei riguardi di Josè Mourinho. Può starvi antipatico o simpatico, può essere un vincente o un perdente, lo vedremo e lo appureremo presto. Ma neanche dopo dieci minuti dal suo avvento gli hanno sbattuto in faccia i paralleli con Roberto Mancini: perché il suo predecessore ha vinto, perché il suo predecessore ha tanti amici giornalisti che (giustamente) gli vogliono bene, perché il suo predecessore non insultava in conferenza stampa e avanti così. Ma giudicare dopo dieci minuti Mourinho, sbattendogli in faccia i paralleli con il passato, lo ritengo ingiusto e anche prevenuto. Mourinho è appena arrivato, sta facendo le prove tecniche, è fino a prova contraria in testa alla classifica. E, sempre fino a prova contraria, ha onorato abbastanza l'impatto in Champions: quattro punti in due gare, un anno fa l'Inter stava peggio. Sarà bravissimo o meno bravo, adeguato oppure no, simpatico oppure no, ma cucirgli su misura l'abito dell'incapace o dell'inadeguato, dopo due mesi, mi sembra una cosa fuori dal mondo. Immaginate se Mourinho dovesse vincere la Champions: non so se accadrà oppure no, ma immaginate se dovesse essere così. Quelli che adesso fanno i paralleli con Mancini si nasconderanno in Polinesia: sarebbe tutt'altro che un esilio, posti da sogno, ma consentirebbe di stare alla larga dalle figuracce.