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L'ostinazione di Mancini

autore
Carlo Nesti
venerdì 9 maggio 2008, 00:002008
autore Carlo Nesti
09.05.2008 00:002008
Nato a Torino il 10 maggio del 1955, dopo essere stato assunto alla sede Rai di Torino, nel 1980, diviene una delle voci del programma radiofonico "Tutto il calcio minuto per minuto". Volto simbolo della Rai per Juventus e Torino.
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Premetto che non sono un adulatore di Mancini: credo che, in panchina, abbia trasportato gli stessi pregi e difetti di quando era giocatore, e cioè genialità e instabilità. Nel medesimo tempo, spero che il prossimo anno continui a essere il tecnico dell'Inter, perché vedo ancora peggio la presunzione cronica di Mourinho. Detto questo, vorrei sottolineare la solo apparente ostinazione con la quale il Mancho ha portato avanti la polemica con Moratti, reo di averlo accusato di scarso coraggio nel derby. Contro il Milan, 4-4-2 prudente, con Maniche vertice del rombo per pestare i piedi a Pirlo. Contro la Lazio, peggio: 4-5-1. In realtà quella dell'allenatore non è stata una stupida "provocazione", ma una interpretazione tatticamente più corretta rispetto alla sfida contro il Milan. In entrambi i casi, infatti, c'era la speranza che gli avversari, come è avvenuto anche a Roma, attaccassero, e consentissero all'Inter di agire di rimessa. Contro i rossoneri, almeno una delle 2 punte avrebbe dovuto essere, in partenza, Balotelli o Suazo, proprio per capitalizzare gli spazi concessi dal Milan.

Anche Jimenez sarebbe stato utile, per la sua capacità di andare in profondità. Al contrario, Balotelli e Suazo sono stati inseriti sullo 0-2. Contro la Lazio, il 4-5-1 è stato soltanto una finzione di ulteriore "mancanza di coraggio". Al cospetto di una squadra di Delio Rossi votata alla ricerca del gol (2 pali), lasciando appena 3 uomini a centrocampo (4-3-3), è stata eccellente l'idea di sfruttare il capovolgimento di fronte, stavolta con pedine adatte.
Davanti a Toldo, Burdisso, Chivu, Rivas e Maxwell, la diga costituita da Bolzoni, Zanetti, Pelé (encomiabile) e Cesar, e le fiondate di Jimenez, in giro per il campo, a supporto della falcata da pantera di Suazo. Stavolta, al di là del modulo, è stata vincente l'interpretazione, e credo che anche Moratti abbia apprezzato.