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La rinascita di Ronaldinho e il "miracolo" napoletano

autore
Michele Criscitiello
lunedì 29 settembre 2008, 00:002008
autore Michele Criscitiello
29.09.2008 00:002008
Nato ad Avellino il 30-09-1983, vive e lavora a Milano presso la redazione di Sportitalia. Inizia a collaborare con Eurosport. Giornalista e conduttore televisivo si occupa di calciomercato per l'emittente di Tarak Ben Ammar. Direttore di TMW.
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A San Siro i tre quarti dello stadio, ieri sera, si sono divertiti. Se lo avesse scritto sul contratto, Adriano Galliani non sarebbe riuscito a far coincidere tutto così alla perfezione. Asse Kakà-Ronaldinho, cross al centro e di testa Dinho, che realizza il suo primo gol nel Milan, sotto la torcida rossonera, contro l'Inter. Che spettacolo. Ha giocato a sprazzi il brasiliano, ha aumentato i giri con il passare dei minuti, come fa un'auto che per circa anno è stata ferma in box. Puoi avere anche 177 cavalli ma, se non la metti in moto, è scontato che faccia fatica appena ritrova la strada. Dinho si è sbloccato e lo ha fatto alla grande. Merito di Ancelotti, proprio lui sì, che tre settimane fa avevano messo (simbolicamente) in Piazzale Loreto. Oggi ha disegnato una squadra "da derby" e ha imballato il gioco di Mourinho, che per la prima volta in campionato ha chiuso senza fare gol. Il Milan, invece, senza subirne. Dopo tre anni non è arrivata neanche una rete su palla inattiva ed ai nerazzurri non sono bastati i centimetri in più. La gioia di Ronaldinho paragonabile solo a quella dei napoletani. Uno sfogo, un'emozione che anche il brasiliano ha fatto fatica a descrivere ai giornalisti. La Milano rossonera si gode il giorno dopo la stracittadina con la convinzione che in fondo è valsa la pena di tutto quel tam tam mediatico fatto in estate per portare Ronaldinho al Milan. Si raccolgono i primi frutti, in attesa di capire se anche Sheva potrà essere recuperato.

Milano, Roma e Napoli: le tre "capitali" del calcio, sempre più innamorate delle proprie squadre. Delio Rossi, alla Lazio, ha impiegato molto meno del previsto a far coesistere i nuovi con i vecchi. A Napoli il termine miracolo, appositamente accompagnato dalle virgolette nel titolo, non è del tutto appropriato. Ecco perché: miracolo deriva dal termine latino "miraculum", una cosa meravigliosa, evento che non essendo spiegabile è attribuito ad un intervento soprannaturale o divino. A Napoli di divino c'è solo il Progetto De Laurentiis-Marino-Reja. Di soprannaturale ancora non abbiamo riscontrato nulla. Perché Napoli sogna e va elogiata? Primo: tutto quello che Marino tocca, dopo un po', luccica. Risparmiamoci il solito elenco. Secondo: aver confermato Reja, anche dopo i play-off persi in C1, ed avergli dato garanzie tecniche e non verbali ha fortificato gli azzurri che hanno prima ritrovato l'Europa e poi la vetta della classifica. Non essersi fatti prendere dall'isterismo, che accomuna Presidenti e Direttori, fa di Napoli una piazza intelligente e matura. A volte non ha giocato il calcio-champagne che i critici si aspettavano, vero, ma tutto non si può avere. Amen.
L'urlo di gioia di Ronaldinho sembra lontanissimo dal sogno di Napoli, eppure sono molto più vicini di quanto possano sembrare: entrambi sono caduti, si sono fatti male, ma si sono rialzati, con dignità. Il campionato ci regala le prime due favole da scrivere a colori; il bianco e il nero ormai, da queste parti, non si usa più.