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Mea Vitali, il volante col bloccasterzo

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Alessio Calfapietra
lunedì 17 marzo 2008, 00:002008
autore Alessio Calfapietra
17.03.2008 00:002008
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"Presto e bene non stanno insieme". Non fu certo la saggezza popolare a guidare Claudio Lotito in quelle concitate ventiquattr'ore agostane, dove per rimpolpare una rosa a dir poco esigua il patron laziale acquistò nove giocatori. Se Rocchi finì in nazionale, i fratelli Filippini non delusero, Siviglia fece del suo meglio, Seric andò a fasi alterne e Talamonti ogni tanto si travestìva da goleador, il duo argentino formato da Bryan Robert ed Esteban Gonzales si adoperò in ogni modo per finire nella presente rubrica, ma purtroppo per loro tale onore sarebbe stato concesso solo a Miguel Angel Mea Vitali. Un nome lungo quanto il suo curriculum, nel quale veniva accostato il gotha del calcio venezuelano, il Caracas FC, ad una svenevole esperienza nella serie B spagnola nel Lleida e soprattutto una ragguardevole militanza nella nazionale sudamericana, di cui Mea Vitali costituiva un valoroso habituè. Casacca biancoceleste sulle spalle e volontà inossidabile di farsi spazio nel campionato italiano, Miguel Angel veniva descritto come un volante, vale a dire un centrocampista che davanti alla difesa dovrebbe costruire il gioco e spezzare quello avversario. Non si offenda il venezuelano DOC Massimo Margiotta, ma tali caratteristiche forse potevano essere espresse nella "Primera Divisiòn Venezolana": Miguel Angel fece capire immediatamente a Mimmo Caso il motivo per il quale nel suo paese era il baseball lo sport più praticato. Nessuna apparizione nella Lazio operaia per lo smunto centrocampista dai capelli nero corvino che non venne ritenuto utile nemmeno per fare numero e dunque spedito in prestito al Sora in serie C1. Saggiata la provincia frusinate e i campi polverosi del calcio minore, Mea Vitali non riuscì a fare breccia nemmeno negli schemi di Eziolino Capuano, tanto da finire costantemente in panchina e abbandonarla per sette non memorabili apparizioni, tra le quali una contro la Sambenedettese da più parti definita "spenta". Concluso il parcheggio in una squadra quanto mai modesta, e che pure gli aveva negato spazi ripetutamente prima di scomparire dal professionismo, Mea Vitali fece ritorno alla Lazio, sorprendendo anche il webmaster che si dimenticò di inserirlo nella rosa ufficiale e lo stesso custode di Formello che ogni volta gli chiedeva i documenti.

Anche Lotito era sovrappensiero e sorvolò sul pagamento di alcuni stipendi arretrati, e Miguel Angel si ritrovò senza soldi e fuori rosa. Pare che per principio gli fu negato il trasferimento alla Viterbese, e così il "volante" si trovò immobilizzato da un bloccasterzo inestricabile. Era ormai chiaro che Mea Vitali non aveva nulla da dare al calcio italiano, pur essendo una colonna della sua nazionale da diversi anni, e per fortuna arrivarono i greci del Levadiakos a togliere d'imbarazzo il magazziniere che non sapeva dove trovare una maglia a sua disposizione. Anche ad oriente le qualità di Mea Vitali non ebbero modo di risplendere e nel 2006, come la mappa cromosomica di un certo tipo di giocatori pretende, arrivò il richiamo della foresta, in questo caso amazzonica, e dell'Uniòn Atletico Maracaibo, l'altra grande squadra del calcio venezuelano. Mea Vitali ha completato così il suo percorso europeo, totalmente anonimo, ed è anche riuscito a consumare un tradimento colossale vestendo in patria le maglie di due rivali storiche. Come passare dall'Inter alla Juventus o viceversa. Lotito ha avuto modo di pentirsi dell'acquisto di Mea Vitali, che a quanto ne sappiamo in questo momento sta rimirando come un trofeo la settantina di presenze in nazionale dal salotto di casa sua. Lotito voleva un giocatore "didascalico", Mea Vitali non si è dimostrato tale, tradendo i suoi ex tifosi di Caracas!