Nyathi, il nuovo Roberto Carlos
Germano D'Ambrosio
Errare è umano, perseverare è diabolico. Ormai è appurato che i sudafricani a Cagliari non trovano un ambiente idoneo: eppure Massimo Cellino ha dovuto acquistarne due, prima di verificare tale assioma. Dopo Eric Tinkler, ecco dunque David Nyathi fare capolino in questa galleria degli orrori. E pensare che da bambino lui voleva fare l'avvocato...
David Nyathi Sibussio nasce il 22 marzo 1969 nel minuscolo villaggio di Shatale, che sorge nella parte nord-orientale del Sudafrica. Sua madre sogna di vederlo con il camice da medico, lui sembra più orientato verso l'avvocatura: si iscrive anche ad un corso di personal management, ma poi la smisurata passione per il calcio lo porta ben presto nella vicina città di Nelspruit, dove entra a far parte dei Dangerous Darkies, club dal nome suggestivo che tuttavia oggi non esiste più. Il salto di qualità avviene con il trasferimento ai più prestigiosi Orlando Pirates di Doornfontein, cui segue un'esperienza biennale con i Cape Town Spurs e poi con i Kaizer Chiefs; qui David resta fino all'età di 26 anni, costituendo il vero e proprio asse della squadra insieme all'amico Lucas Radebe. Nel giro della Nazionale sudafricana fin dal 1992, Nyathi coglie nel gennaio del '96 il primo grande successo della sua carriera: titolare inamovibile sulla fascia sinistra, contribuisce al trionfo in Coppa d'Africa dei Bafana Bafana. Gli osservatori europei spalancano gli occhi su quella squadra, vera sorpresa del panorama calcistico mondiale, e decidono di "saccheggiarla" a piene mani. Così Mark Fish approda alla Lazio, Phil Masinga alla Salernitana, Eric Tinkler al Cagliari, mentre il bomber Shaun Bartlett addirittura finisce negli Stati Uniti, ai Colorado Rapids. Anche il nostro David ha l'opportunità di cimentarsi nel calcio che conta, e sceglie gli spagnoli del Tenerife; qui l'ambizioso tecnico tedesco Jupp Heynckes si trova tra le mani una rosa particolarmente competitiva, nella quale figurano tra gli altri Oliver Neuville, Slavisa Jokanovic e Sergio Ballesteros. Il sudafricano, neanche a dirlo, trova molte difficoltà a ritagliarsi uno spazio da protagonista, e a novembre decide di firmare per gli svizzeri del San Gallo, insieme al suo connazionale Sizwe Motaung, deceduto purtroppo nel 2001. Il giocatore rimane comunque in prestito nelle Canarie fino al termine della stagione, ma riesce a totalizzare un'unica presenza in campionato, scendendo in campo soltanto contro il Valladolid il 9 marzo '97 (gli ultimi venti minuti di partita, in sostituzione proprio di Neuville). In estate in San Gallo lo riporta ovviamente alla base - cedendo invece Motaung al Tenerife - e la scelta si rivela azzeccata: la quiete svizzera permette al fluidificante sudafricano di dare il meglio di sé, accumulando 26 presenze e un gol all'attivo. Il 1998 funge nuovamente da ribalta per David: prima ancora di mettersi in mostra ai Mondiali di Francia, a febbraio con la sua Nazionale ottiene la medaglia d'argento in Coppa d'Africa, segnando pure il gol decisivo contro il Marocco nei quarti di finale. Tanto basta alla dirigenza del Cagliari per decidere di acquistarlo, già nel mese di marzo, a meno di due anni di distanza dalla sfortunata esperienza con il connazionale Eric Tinkler e in piena lotta per la promozione in serie A (obiettivo che verrà poi raggiunto non senza patemi). Nyathi - con l'intermediazione del manager Vinicio Fioranelli - firma un contratto triennale da circa 300 milioni di lire a stagione; il club isolano paga al San Gallo due miliardi. "Il Cagliari ha piazzato un bel colpo di mercato - commenta Fioranelli -. Tra l'altro Tinkler gli ha parlato del Cagliari in termini molto positivi...". Bene, allora c'è proprio da fidarsi.
Si è parlato tante volte dell'inopportunità di affibbiare paragoni altisonanti a giocatori semi-sconosciuti che approdano in Italia. Ebbene, Nyathi giunge a Cagliari con la nomea di "nuovo Roberto Carlos". Pessima mossa, a livello di immagine. E' evidente che il brasiliano sia tutt'altro pianeta, ma così le aspettative dei tifosi si innalzano a dismisura. Il profilo del sudafricano, del resto, è somigliante: giocatore potente, abile nello sfruttare le progressioni sulla fascia sinistra, dotato di un gran tiro dalla distanza. "Mi esalto nel clima di battaglia - si presenta David, accompagnato dalla moglie Lizette e dalla figlia Tallulah Lamay, di dieci mesi -. Non mi considero assolutamente uno sprovveduto ma so di dover imparare ancora tanti segreti. Mi auguro di riuscire ad adattarmi in fretta. Per me essere in Italia è un onore, considerato che qui gioca il fior fiore dei calciatori di livello mondiale. E' una opportunità da sfruttare al massimo: ecco perché non ho dato peso alle offerte di altri Paesi. Da quando ho saputo dell'interessamento del Cagliari nei miei confronti, ho sempre seguito a distanza le vicende rossoblu e ho guardato qualche spezzone di partita grazie all'antenna parabolica". Inevitabile il passaggio sul meteorone Tinkler: "E' stato prezioso per avermi dato certe notizie sulla squadra e sull'ambiente, oltre che sul delizioso clima della Sardegna. Il suo flop? A volte le cose non girano come dovrebbero. Io ho la mia personalità e differenti caratteristiche tecniche...". Nell'ottica del tecnico Giampiero Ventura, Nyathi ha tutte le chances per ritagliarsi un posto da titolare; per rinforzare la difesa, sull'altra fascia ha chiesto e ottenuto il francese Jonathan Zebina. Quando si parte per il ritiro a Riscone di Brunico, il sudafricano è tra gli osservati speciali di stampa e tifosi, e anche lo stesso staff tecnico lo guarda con ammirazione. "Cercavo di conoscere la 'soglia' della fatica dei singoli giocatori - racconta il preparatore atletico del Cagliari, Alessandro Innocenti -, così ho seguito il loro lavoro alla pressa. Con 140 chilogrammi da tirare, David ha effettuato 140 esercizi di seguito: l'ho dovuto fermare. Incredibile!". La forza esplosiva del ragazzo suscita applausi tra i compagni di squadra, ma David stenta ad integrarsi pienamente nel gruppo soprattutto a causa della lingua. Ventura racconterà qualche anno dopo: "Nyathi sapeva dire solo 'ciao' e 'buongiorno', mentre il camerunense Mboma dopo un mese era già capace di declamare i Promessi Sposi". Il tecnico ligure per parlare con lui deve ricorrere o all'intermediazione di Lønstrup o alla lavagna tattica, e in quanto a schemi il giocatore non ha molta esperienza: "Sin da bambini, nella mia terra siamo abituati a correre dietro un pallone, senza essere condizionati da schemi o metodi di gioco - spiega Nyathi -. L'Europa è molto avanti nello sviluppo dei progetti tattici: farò in fretta". Le idee chiare e l'intraprendenza non gli mancano: "Mi presento al calcio italiano a 29 anni, nel pieno della mia maturità: non mi lascerò sfuggire l'occasione. Phil (Masinga, ndr) mi ha spiegato che, lavorando duro, anche noi sudafricani possiamo diventare prim'attori in Italia. Nei tre anni con il Cagliari voglio stupire tutti, poi mi ritirerò a Città del Capo, per godermi le splendide spiagge. Roberto Carlos? A me piace molto l'inglese Stewart Pearce. Preferisco partire da lontano e partecipare alla manovra d'attacco, ma so anche difendere: toccherà a Ventura decidere se utilizzarmi a centrocampo o in difesa". L'allenatore opta per la prima soluzione, schierandolo nelle primissime amichevoli estive sulla fascia al posto di Macellari o addirittura come centrale al fianco di O'Neill. Alternando questi due ruoli, il sudafricano gioca - tra agosto e settembre - in Coppa Italia contro il Lumezzane prima e contro il Venezia poi, non impressionando. Per l'esordio in campionato bisognerà attendere il 5 ottobre, quando David viene lanciato titolare all'Olimpico contro la Lazio: il biancoceleste Conceiçao lo surclassa sulla fascia sinistra, e Ventura a inizio primo tempo è costretto a sostituirlo con Mazzeo. Non va meglio, la domenica successiva, in casa con il Milan: Nyathi propizia sì il gol degli isolani con un bel cross, ma poi provoca un ingenuo fallo da rigore su Bierhoff, che per sua fortuna non viene trasformato dal tedesco. Male anche contro il Vicenza, a novembre, e per fortuna che lì davanti il Cagliari ha Kallon, Mboma e Muzzi che tirano la carretta e quando serve portano a casa i punti. A sorpresa, Nyathi torna all'Olimpico di Roma il 16 dicembre per giocare - udite udite! - con la Nazionale "All Stars" (quella di Zidane, Rui Costa, Ronaldo e Weah, per intenderci) nel match amichevole contro l'Italia. Che in mezzo a tanti nomi prestigiosi lui sia uno degli intrusi, si capisce dopo appena nove minuti: Albertini lancia lungo e David si dimentica di marcare un certo Inzaghi, il quale insacca incredulo del regalo ricevuto. A Cagliari cominciano a mettersi le mani nei capelli. Il giocatore fa ormai la spola tra tribuna e panchina, e quando Ventura è costretto a metterlo in campo sono dolori. Tra dicembre e febbraio regala due spezzoni non indimenticabili contro Bologna e Milan, poi la disastrosa prestazione in casa contro l'Udinese, l'11 aprile: lo salta con facilità persino il compianto Genaux che - non ce ne vorrà da lassù - non brillava certo per velocità. Lo stesso Ventura a fine gara ammette: "E' in chiara difficoltà, poi il pubblico lo ha beccato...". La sua esperienza italiana finisce lì. Il Cagliari - che non certo grazie a lui riesce a salvarsi dalla B per un pelo - lo convoca a luglio per il raduno estivo in vista della stagione 1999/2000, ma David non si presenta e fa perdere ogni traccia di sé. Torna in Italia solo qualche settimana dopo, giusto per seguire la rescissione del proprio contratto (che arriverà ufficialmente solo a gennaio 2000) e liberare l'appartamento. Se ne va con la consapevolezza di aver fatto peggio di Tinkler, il quale almeno a Cagliari aveva accumulato 20 presenze - contro le 6 apparizioni totali del nostro terzino -, e di aver dato una pista solo al desaparecido Moustapha Keita, francesino mai sceso in campo nella stagione 98/99. Ma in quel caso più che di meteore si potrebbe parlare davvero di poltergeist...
Svincolato, non più giovanissimo, ormai abbandonato dalla Nazionale (l'ultima apparizione nel giugno '99), Nyathi cerca rifugio in Turchia per trascorrere i suoi ultimi anni da calciatore. Si accasa all'Ankaragucu, uno dei club della capitale, dove ritrova il connazionale e amico Helman Mkhalele nonché l'ex meteora del Venezia Augustine Ahinful. L'esperienza dura appena sei mesi: nell'estate del 2000 David appende definitivamente le scarpette al chiodo. Se si sia goduto per un po' le spiagge di Città del Capo, come aveva raccontato nell'intervista di cui sopra, non è dato saperlo; fatto sta che oggi Nyathi è di nuovo a Nelspruit ad allenare i ragazzi del luogo, e a fare loro da maestro di calcio e di vita. Recentemente è stato avvistato anche nei panni di opinionista sportivo per l'emittente televisiva TVSA: insieme a Mark Fish commenta le gare della Champions League. Chissà quante maledizioni, quando tocca alle italiane... Nel 2006, in virtù delle numerose operazioni a cui ha partecipato per l'educazione e la formazione dei ragazzi, ha ricevuto la prestigiosa Chiave d'Oro dall'Università di Western Cape per l'impegno sociale a favore della gioventù sudafricana. Lì, davvero, "le cose non girano come dovrebbero".




