Sanchez, un'altra torre a Bologna
Germano D'Ambrosio
Il destino - sosteneva Machiavelli - è per metà nelle mani dell'uomo e per metà in quelle del fato. L'esempio è Christophe Sanchez, centravanti comparso prima a Bologna e poi fugacemente a Venezia; già non fortissimo di suo, non va a infortunarsi gravemente, dopo cinque secondi dall'ingresso in campo, nella prima amichevole pre-campionato? Ogni meteora reca con sé una buona dose di sfortuna. Lui ha decisamente passato il segno.
Christophe Sanchez nasce a Montpellier il 4 ottobre 1972 da una famiglia di origini spagnole, precisamente di Lorca. All'età di undici anni entra a far parte delle giovanili del club della sua città, ma nel cuore ha il campionato iberico, tant'è che la sua squadra preferita è il Barcellona. Il suo periodo di gavetta si conclude ufficialmente il 29 maggio 1993, quando debutta con la prima squadra del Montpellier nel match di campionato contro il Sochaux, giocando mezz'ora. Il ragazzo - già selezionato per la Nazionale Under 18 allenata da Platini, e per la rappresentativa militare - fa vedere subito di che pasta è fatto: nel match successivo contro il Caen parte titolare, nonostante la giovane età, e segna due dei tre gol che permettono al Montpellier di vincere la partita. E' ovvio che nella stagione 93/94 Christophe chieda e ottenga un posto da titolare, al fianco dell'esperto Fabrice Divert; il giovane attaccante disputa una bella annata (24 presenze e otto gol), conclusa peraltro con la vittoria della Coppa di Francia. E' un crescendo inarrestabile: nelle quattro stagioni successive, Sanchez diventa una bandiera del club e un cardine imprescindibile della squadra. In totale, dal 1993 al 1998, Christophe accumula 144 presenze - tra cui due in Coppa Uefa, contro lo Sporting Lisbona nell'edizione 96/97 - condite da 42 gol. In questi anni condivide lo spogliatoio con meteore del calibro di Frank Sauzee (dal 96 al 98), ex fantasma dell'Atalanta, e Aljosha Asanovic (dal 92 al 94), che solo qualche anno dopo sarebbe andato a far danni al Napoli; senza dimenticare Ibrahima Bakayoko (dal 95 al 98), che poco dopo avrebbe lasciato tracce non indelebili a Livorno e Messina. Nella primavera del 1998, Sanchez ha la possibilità di diventare come uno di loro. Reduce da una stagione difficile, a casa di un fastidioso infortunio al ginocchio destro, la punta decide che fose è meglio cambiare aria. A maggio, viene seguito da alcuni osservatori del Bologna, e lui subito drizza le antenne: "Ho avuto ottime proposte anche dal Bolton e dal Metz, ma inutile dirvi che ho già i bagagli pronti per trasferirmi in Italia. Seguo da tempo il campionato italiano e da qualche mese credo di avere le qualità giuste per il Bologna". Peraltro, i rapporti con la dirigenza del Montpellier sono ormai deteriorati: "Se la società dovesse decidere di trattenermi a tutti i costi chiedendo per il mia cessione una somma esagerata, partirò l'anno prossimo ma a parametro zero. L'anno scorso hanno fatto di tutto per mandare a monte il mio trasferimento con il Lens chiedendo un cifra impossibile, poi hanno sollevato delle irregolarità contrattuali che ho sempre contestato. In ogni caso farò di tutto per lasciare Montpellier a fine stagione". L'affare, in effetti, si fa, e per una cifra tutto sommato neanche esagerata: sei milioni di franchi, poco meno di due miliardi di lire. Per questa prima punta dal fisico imponente, i titolisti dellla Gazzetta dello Sport sbrigliano la fantasia: "Sanchez, un'altra torre a Bologna". Giochino prevedibile, ma sempre divertente.
Sanchez sbarca a Bologna il 21 maggio 1998, accompagnato da sua moglie Beatrice (i due stanno per partire per la luna di miele) e dal piccolo Anthony, di due anni. Trova una piazza su di giri per la fresca qualificazione all'Intertoto, una società (con il duo Gazzoni-Cinquini) ormai ben rodata, e un tecnico, il vulcanico Carlo Mazzone, che non ha bisogno di presentazioni. Ne ha un gran bisogno invece il nostro Cristophe, di cui in Italia si parla bene ma senza una spiegazione apparente, dato che in pochi lo conoscono. "Cerco il gol, e mi offro da sponda per i compagni. Ho un buon colpo di testa e un discreto tiro di destro. Il mio modo di giocare, insomma, è molto simile a quello di Kenneth Andersson" esordisce il francese il conferenza stampa. Mossa poco furba, la sua, dato che lo svedese è titolare inamovibile; come dire "vengo qui per fare la sua riserva". Non impeccabile anche la scelta dei paragoni: "I miei giocatori di riferimento sono Roberto Baggio e Gabriel Batistuta, ma credo comunque di somigliare molto ad Eric Cantona. State tranquilli però: non ho l'abitudine di prendere a pugni i tifosi". Ma andiamo avanti: "Davanti alla prospettiva di un ingaggio qui non ho esitato ad accettare, anche davanti alle alternative di Lens e Metz che mi offrivano la Champions League. Perché in Italia si gioca il campionato più forte e più bello del mondo, e alla mia età (25 annni, ndr) può essere il trampolino per una bella carriera. Intanto ho firmato per tre anni nella speranza di fermarmi qui il più a lungo possibile". Per finire, una chicca: "Questa scelta è maturata anche su consiglio di Frank Sauzee, ex Atalanta, mio compagno al Montpellier". All'ascolto di questo passaggio, si narra di malori in sala stampa tra i cronisti presenti; per fortuna l'infelice affermazione non riceve una grossa eco, e muore lì. Intanto, il suo idolo Baggio se ne va all'Inter, ma arriva Beppe Signori dalla Lazio, andando a infoltire un attacco già occupato da Fontolan, Kolyvanov e il sopracitato Andersson. Tornato dal viaggio di nozze in Polinesia, a inizio luglio Sanchez professa umiltà: "Deciderà il mister chi merita di giocare. Io sono pronto, non avrò problemi se dovrò stare in panca". E sulle similitudini, alza la posta: "Mi sento una via di mezzo tra Cantona e Trezeguet". Ma la iella è in agguato. Pochi giorni, esattamente il 12 luglio, durante la prima amichevole estiva contro la Pavullese, nel ritiro di Sestola, si procura la distorsione del ginocchio destro con rottura del crociato: il portiere avversario in uscita va contro la sua gamba d'appoggio, quando sono passati solo cinque secondi dal suo ingresso in campo al posto di Fontolan. Lo staff medico dice: stop di quattro-cinque mesi. Neanche il tempo di imparare i nomi dei compagni di squadra. Sanchez si guarda in tv tutta la prima parte della stagione, e torna ad allenarsi a fine dicembre; in pratica, è come se fosse un nuovo acquisto del mercato di gennaio. "Sogno di emulare, nel mio piccolo, la rinascita di Pantani - spiega Sanchez, incappando nell'ennesimo paragone infelice -. Vorrei riprendere e tornare più forte di prima. In testa ho solo un pensiero: segnare tanti gol per il Bologna, che ha puntato su di me e mi ha atteso con fiducia. Adesso sono felice di essere tornato in gruppo, al mio primo giorno a Casteldebole ho segnato. Tra un mese penso di essere pronto per il campionato e la Coppa Uefa (ah già, nel frattempo i felsinei hanno raggiunto i quarti di finale, ndr). Anche a Montpellier mi è capitato di stare fuori tre mesi. Ma lì fu diverso: vollero forzare il mio recupero e finì che ci misi più tempo per guarire. Qui invece sono stato seguito con attenzione, senza pressioni. Da questa stagione ormai non posso aspettarmi molto, mi basta quello che arriverà. Il mio obiettivo è di rimanere a lungo". Sarà, ma nel frattempo il Bologna tenta (inutilmente) di piazzarlo alla Reggiana in B. Del resto i giochi in attacco sono fatti, e allora lui specifica: "Io e Andersson possiamo anche giocare insieme, non siamo proprio uguali...". Ma per il francese c'è solo la panchina, mentre la coppia Signori-Andersson fa faville. Il tanto atteso esordio in campionato è datato 27 febbraio 1999, in occasione del match contro il Piacenza: Sanchez gioca i venti minuti finali, quando i suoi sono già sotto per 4-0. Per rivederlo in campo, stavolta addirittura come titolare, bisogna attendere l'11 marzo e l'impegno di Coppa Italia contro la Fiorentina. Risultato: partita incolore e sconfitta, seppure ai supplementari. Mazzone lo tiene a distanza di sicurezza dalla Coppa Uefa, ma è costretto a impiegarlo di nuovo contro i viola, stavolta in campionato, il 18 aprile: il francese gioca sette minuti, per la precisione, rimediando anche un cartellino giallo. Passerella finale il 23 maggio, nell'ultima e inutile partita di campionato contro l'Inter: dieci minuti finale di totale anonimato. E stavolta l'alibi della condizione fisica non regge più. Ma il Bologna, a sorpresa, tiene Sanchez e dà via Andersson; prende inoltre un allenatore come Renato Buso, a cui l'attaccante francese non dispiace affatto. Sembrano esserci tutti i presupposti, insomma, per proseguire l'avventura. Il francese ad agosto si ri-presenta così: "Quest'estate ho riflettuto molto se andare via o no, c'erano parecchie squadre che mi cercavano, all'estero. Ma io volevo restare in Italia perché non ho fatto vedere nulla di quanto sono capace. Ho capito che avevo la fiducia dell'allenatore e questo è stato decisivo nella scelta. Sono contento che il Bologna mi abbia riconfermato. Sono molto motivato". Ma inizia il campionato e il duo Signori-Ventola non si schioda. Settembre, comunque, è il mese di Sanchez. Gioca dieci minuti discreti contro il Parma (13/09), un buon secondo tempo in Uefa contro lo Zenit San Pietroburgo (16/09), una partita - la prima giocata interamente - sufficiente contro la Reggina (20/09), un tempo e mezzo piuttosto scialbo contro il Milan (25/09). Ma il Bologna scivola nella parte bassa della classifica e i tifosi insorgono, chiedendo un repulisti immediato. Detto fatto: all'inizio di ottobre, i felsinei piazzano Sanchez al Bordeaux (che già l'aveva richiesto in estate), per circa 3.5 milioni di lire. Una buona plusvalenza, ma resta il rimpianto di averlo ceduto nel miglior momento di forma fisica. Magari prima o poi sarebbe arrivato anche il gol, dopo quello (l'unico) nell'amichevole estiva contro la Spal...
Il Bordeaux ha un gran bisogno di un giocatore come Christophe: gli serve una prima punta di peso da affiancare a Wiltord e Laslandes, dato che il centavanti Kaba Diawara se n'è appena andato. Grazie anche alla presenza di alcuni suoi ex compagni del Montpellier (Bonissel, Alicarte, Rouviere e Pavon), il giocatore si integra subito a meraviglia, sfiorando a fine stagione la qualificazione alla Champions League. Nell'estate del 2000 il suo ex direttore sportivo Robert Nouzaret lo porta con sé al Saint-Etienne, in prestito per una stagione; ma è solo una sfortunata parentesi, che si conclude peraltro con la retrocessione dei biancoverdi. Nel 2001 torna dunque al Bordeaux, dove costituisce una coppia micidiale con Christophe Dugarry. I problemi fisici sono ormai un ricordo, e Sanchez trova un buon minutaggio, anche se i gol continuano a latitare: 2 in 19 partite nella stagione 01/02, mentre nell'annata d'esordio con i girondini c'era stata una sola rete in 15 gare. Nella primavera del 2002 vince la Coppa di Lega, ma nel gennaio dell'anno successivo il suo contratto con il Bordeaux non viene rinnovato. Sanchez fa un provino con il Portsmouth e va vicino alla firma con gli svizzeri del Servette, ma alla fine a sorpresa decide di tornare in Italia, al Venezia in serie B. Per i lagunari, ovviamente, è un acquisto di lusso, dato che il giocatore è reduce dai palcoscenici della Ligue1 e della Coppa Uefa, ma nonostante il cambio di categoria l'attaccante continua a non segnare, e a sfoderare prestazioni da brividi. Stavolta è davvero finita. Christophe si concede un'ultima stagione, quella 2003/04, all'FC Sète, minuscolo club di serie C. Dopodiché, a 32 anni, decide di appendere gli scarpini al chiodo, e sparisce praticamente nel nulla. Colleghi francesi affermano di non averne notizie da tempo immemore: non allena, non è dirigente, non è diventato procuratore, non si è nemmeno buttato nel mondo dello spettacolo. Roba da "Chi l'ha visto?". Anzi, direi di lanciare un appello: Christopher, se leggi questo articolo fatti vivo!




