Giannichedda: "Voglio giocare ancora"
Paolo Bardelli
Giuliano Giannichedda (34), ex centrocampista di Lazio, Udinese e Juventus, èrimasto legato soprattutto ai colori biancocelesti, dove ha vissuto le suestagioni più brillanti. Intervenuto a Noi Biancocelesti, in onda su RadioErre 2, dice la sua sul motivo per cui la Lazio stia vivendo un momento altalenante: "Il problema principale della Lazio è la mancanza di continuità. Dispone di ottimi elementi e di un ottimo allenatore, ma è discontinua a livello di risultati. Molto dipende dal fatto che la Lazio ha calciatori nuovi, per questo c'è bisogno di programmazione e di aspettare quattro-cinque anni, poi potrebbero arrivare le soddisfazioni. Delio Rossi si è trovato costretto con l'arrivo di Zarate a cambiare modulo di gioco, ha inserito Foggia, ha fatto esordire Diakitè, che è un giovane interessante, sono arrivati Brocchi e Lichtsteiner; insomma, bisogna lavorare qualche altro anno, aspettando che arrivi quella continuità che oggi manca".
Le questioni societarie sono molteplici e complicate, così come la situazione legata al futuro di Delio Rossi: "Quando si firma un contratto tra allenatore e presidente, entrambe le parti devono essere contente: soprattutto il mister deve essere convinto dei programmi societari. In una squadra di calcio ognuno deve rispettare il proprio ruolo. Il presidente deve fare il presidente, l'allenatore deve fare l'allenatore e i giocatori giocare: ci deve essere un organigramma fatto a piramide, dove ognuno deve fare la sua parte, senza scavalcare l'altro".
Per un giocatore non è mai facile accettare una sostituzione, soprattutto a pochi minuti dalla fine, come è successo a Cribari: "Io ho visto la partita, può darsi che il mister voleva fare l'ultima mossa, poiché in sette minuti può ancora succedere di tutto. È chiaro che nessun giocatore vuole essere sostituito, soprattutto se si tratta di un difensore e con la squadra sotto di due gol. È sicuramente una scelta strana, ma le decisioni dell'allenatore non vanno criticate: se c'è un problema, il martedì successivo si possono chiedere delle spiegazioni, altrimenti alcune uscite possono far male. Da fuori è difficile giudicare, ma queste sono cose che danno fastidio e possono creare problemi".
I contratti in scadenza possono essere un alibi per alcuni giocatori: "Dipende dalla persona, ma solitamente si cerca sempre un alibi per giustificare una stagione sfortunata, anche se le vittorie e le sconfitte dipendono da tante cose. Ad esempio, io ho avuto la fortuna di giocare nella Juventus, una società solida, dove tutto era chiaro a livello societario. Se si parla di un contratto, che già dallo scorso anno doveva essere rinnovato, ma lo si fa soltanto a parole con continui rinvii, è chiaro che questo possa costituire un alibi per qualsiasi calciatore".
È importante anche che una società abbia dei 'filtri' e una vera e propria struttura societaria: "Chiaramente una figura di raccordo servirebbe alla Lazio, sebbene Tare stia facendo un buon lavoro. Per lui è il primo anno ed è sempre difficile passare da giocatore a dirigente. L'importante, per come vedo io la vita da calciatore, è fare le esternazioni sempre il martedì dentro lo spogliatoio, così che l'allenatore possa dare delle risposte e non si creino problemi. Ad un giocatore serve una figura con cui possa parlare
e, se poi ci fossero ancora dei problemi, ci si rivolge al Presidente. Lotito è uno di quelli che tende ad accentrare tutto su se stesso, vuole fare tutto lui, ma è chiaro che è nuovo del mondo del calcio e vuole vederci chiaro in tutti i reparti. Tuttavia ha sicuramente bisogno di una persona vicino che possa aiutarlo".
Ma Giuliano nonostante in questo momento non militi in nessuna squadra, non ha smesso di pensare al calcio: "Io mi alleno tutte le mattine, ho aspettato il mercato di gennaio per vedere se mi fosse pervenuta qualche situazione importante. Le offerte che mi sono arrivate non erano delle migliori. Ho ancora tanta voglia di giocare, ma è chiaro che si dovrebbe trattare di un progetto importante, per far sì che io l'accetti, al di là che si tratti di una squadra di serie A o di B, che lotti per la promozione."
Se si escludono gli ultimi due anni, le soddisfazioni non sono mancate: "Con L'Udinese sono arrivato in Coppa Uefa, con la Lazio ho avuto l'onore di indossare la fascia di capitano e la grande soddisfazione per la vittoria della Coppa Italia, con la Juve ho vinto uno scudetto. Poi ho vissuto due annate negative a Livorno e anche quella in corso non è andata bene, poiché mi sono fermato, avendo incontrato persone che reputavo serie e che poi non si sono rivelate tali". Infine Giuliano non poteva non esprimere un proprio ricordo dell'ex presidente della Lazio, l'avv. Ugo Longo, scomparso sabato scorso: "Nel suo cuore i colori biancocelesti hanno sempre avuto un posto speciale".




