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La rinascita di Sandro ed il "miracolo" napoletano

autore
Michele Criscitiello
lunedì 26 ottobre 2009, 00:002009
autore Michele Criscitiello
26.10.2009 00:002009
Nato ad Avellino il 30-09-1983, vive e lavora a Milano presso la redazione di Sportitalia. Inizia a collaborare con Eurosport. Giornalista e conduttore televisivo. Direttore di Tuttomercatoweb.
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Se racconti una storia brutta o triste resta sempre più impressa nella mente di chi legge, se ti soffermi a raccontare una storia a lieto fine cala l'appeal e perde di interesse. Questa volta non andiamo contro nessuno, perché non ce n'è bisogno. Inutile ricordare gli errori commessi a chi ha sbagliato, i fatti lo stanno dimostrando. C'è, però, un Milan da copertina che da Madrid è tornato carico di speranze. C'è un Milan che può trascinare il proprio allenatore, più di quanto possa fare lui stesso con la squadra. Un simbolo che ritorna ed una(bella)storia da raccontare. Alessandro Nesta, monumentale. Il difensore che alla Lazio fece innamorare gli italiani, nella sua vita calcistica, ha imparato a lottare; sono state più le volte che è caduto, rispetto a quelle in cui si è rialzato. Addirittura il gossip, non sentimentale, è sfociato circa un anno fa in cattiveria. Parlavano dei problemi fisici di Nesta come di un male comune ad altri calciatori; mettevano in pericolo il futuro di Alessandro che girava il Mondo per curarsi. Miami era diventata la sua seconda casa e chi pensava ad un difensore alle ultime pagine della sua brillante carriera adesso si deve ricredere. Nesta è tornato, forse anche più forte di prima; se non più forte, più cattivo. Come chi ha sofferto lontano dal suo mondo, chi non ne può più di lettini e medici, chi ha saputo dire al destino di prendere un'altra strada perché quella del calcio era ancora lunga da percorrere. Siamo sinceri, anche noi non pensavamo in un ritorno così prorompente di Sandro. La sua è una rinascita: era in debito con il Milan, così come la fortuna lo era con lui. Leonardo ha trovato in lui il difensore dei tempi d'oro. Non si passa perché anticipa od aggredisce, il raddoppio sull'esterno in difficoltà, l'abnegazione che rende più forte. Nesta è la vera rivelazione di queste prime nove giornate di campionato. Non c'è campanilismo, perché la rinascita di Sandro deve far piacere anche agli interisti ed ai romanisti.

Non poteva andarsene così, senza aver dato una risposta a quel maledetto destino che voleva privarlo dell'amore di una vita, troppo breve per dimostrare quello che in pochi hanno avuto. Nesta disse basta con la Nazionale, senza proclami e finti ripensamenti come suoi illustri colleghi. Non era un bluff per evitare amichevoli o competizioni di secondo piano. Il suo dolore era infinito. Per questo oggi a Sandro l'Italia deve rivolgere un invito: a tornare in azzurro, a proseguire la stagione a questi livelli e correre in Sudafrica a prendersi quello che gli è stato tolto in tutti questi anni. Non è stato lui il protagonista, oggi ci pensi bene perché nella sua bacheca mancano molti trofei.
La rinascita di Nesta ancor prima del... miracolo napoletano. Lo definiscono così i tifosi azzurri perché Mazzarri ha fatto 2 su 2. Il Napoli ha perso le prime 7 giornate per la testardaggine del suo Presidente. Uno come Donadoni non era idoneo ad un progetto così ambizioso: meglio averlo capito tardi, se l'alternativa era "il mai". La squadra allestita è inferiore solo a Inter, Juventus e Milan. Inferiore non nel confronto diretto, mercoledì ci aspettiamo sorprese. Genoa, Fiorentina e Samp sono tutte alla portata del Napoli. Mazzarri ha saputo cambiare innanzitutto la mentalità di questa squadra. Per il gioco c'è bisogno di almeno altre tre settimane. De Laurentiis, per il bene del Napoli, dovrebbe parlare ed esporsi di meno, ingaggiare un Direttore Generale di qualità ed ammettere che Bigon può essere un valido Team Manager ma non potrà assumere, per il momento, incarichi prestigiosi quale quello del mercato. Allora sì che l'Europa non sarà più un sogno di mezza estate da esporre su un elicottero o motoscafo.