Napoli, non fare come il Milan
Ciro Venerato
La prestazione di Torino regala al Napoli sei giorni di serenità. Il risultato è stato negativo, certo, ma l'impegno e l'attaccamento alla maglia non sono mai venuti meno, aggredendo e mettendo alle corde per almeno un tempo la più quotata Juventus. Non sarebbe stato uno scandalo uscire dall'Olimpico con un pareggio, come ha del resto ammesso anche Ranieri. Non sarà stata una bella partita, ma ai punti si può tranquillamente dire che i due team abbiano giocato un tempo a testa.
Finiscono qui le note liete, che mi sembrava comunque corretto ed onesto riportare. Se poi si fanno delle valutazioni competenti ed articolate,emerge come ci sia più di un motivo per temere la gara del prossimo turno contro una Lazio che sembra tornata ai migliori livelli.
E' preoccupante, infatti, tenere il pallino del gioco per un tempo, arrivando a costruire solo mezza palla gol, senza mai impegnare più di tanto un Buffon rimasto quasi inoperoso nonostante il netto predominio territoriale. Così come non può non destare dubbi il fatto che la Juventus, al contrario, pur subendo l'aggressività partenopea sia riuscita a procurarsi almeno tre nitide occasioni da rete che hanno costretto Navarro agli straordinari.
Tutto da capire, poi, l'approccio mentale della squadra. Reja ha rinunciato a Maggio per schierare Montervino: discreto giocatore, attaccato ai colori, ma che in nessun modo può regalare la profondità necessaria al 3-5-2 azzurro. Considerando che neppure Vitale, dall'altro lato, possiede la falcata imperiosa di Mannini, si può tranquillamente dire che il Napoli abbia giocato per un tempo con cinque difensori più due mediani. Fantasia ed estro sono rimasti delegati alla scarsa vena di Hamsik e Lavezzi e ad un isolatissimo Denis, ormai in astinenza perenne.
Sarà un caso, ma quando modulo ed atteggiamento (con l'inserimento di Datolo) sono cambiati, si è visto qualcosa in più. Purtroppo mancano lucidità, forza atletica e geometrie, senza poter mettere sotto silenzio la scarsa qualità offensiva proposta dalla squadra. I numeri, poi, sono ancora più impietosi; specie se si pensa che il bomber della squadra è l'alterno Hamsik, con le sue nove marcature.
Ancora una volta, il Napoli paga la scarsa qualità offensiva della rosa e la mentalità troppo difensiva del suo nocchiero, abituato per costume prima a non prenderle. Non sarà dunque facile affrontare la Lazio di Delio Rossi, tecnico lo scorso anno a più riprese accostato al Napoli, ma alla resa dei conti illogicamente scartato.
Le idee di gioco di Delio e la sua mentalità offensiva, ne sono certo, avrebbero fatto impazzire gli esigenti palati del San Paolo. Lo conosco e lo stimo dai tempi di Salerno, mi innamorai di quel 4-3-3 ricco di diagonali e tagli offensivi, avvolgente e penetrante. Rossi ha preso gli schemi offensivi di Zeman senza ereditarne la cocciutaggine tattica e le disattenzioni in chiave difensiva. Il tecnico biancoceleste non si è mai ancorato al 4-3-3, ma ha cambiato più volte credo tattico a seconda degli uomini che aveva a disposizione. Zarate,Pandev, il figliol prodigo Foggia, l'ex Matuzalem ed il metronomo Ledesma, completeranno poi la schiera dei pericoli da affrontare.
In questo momento, però, mi sembra del tutto inutile piangere su ciò che poteva essere e non è stato: la conferma di Reja, gli errori sul mercato, per non parlare della disgraziata gestione dello spogliatoio. Il trainer azzurro, tra l'altro, domenica prossima si giocherà anche una buona fetta del suo futuro immediato. Qualora la Lazio dovesse espugnare il San Paolo, diventerebbe piuttosto dura andare avanti sulla stessa strada. Sono anche convinto che, conoscendo l'enorme qualità dell'uomo Reja, sarebbe lo stesso goriziano a mettersi da parte.
Eventualità, quest'ultima, assolutamente scongiurabile: meglio continuare fino a giugno con questi effettivi, iniziando però a costruire già in questi mesi il nuovo progetto.
Progetto sì, e sarà proprio questo il tasto dolente che continuerò a pigiare da qui a fine stagione: una grande squadra non può tenere all'oscuro delle proprie mosse il proprio allenatore, un po' l'errore che ha fatto il Milan con gli acquisti di Ronaldinho e Shevchenko, mai avallati da Ancelotti, ed utili soltanto ad un presidente che vive di apparenza fregandosene della sostanza. Spero che De Laurentiis non lo voglia imitare. Berlusconi è stato grande quando ha seguito anche i dettami dei grandissimi tecnici da lui scelti: i vari Sacchi, Capello, se vogliamo lo stesso vituperato Zaccheroni.
Il Napoli deve piuttosto guardare al Milan del passato che puntò su un tecnico sconosciuto ma che finì per illuminare di luce nuova il calcio mondiale.
Che si opti, allora, per un giovane dal carattere e dagli attributi giusti: Gianpaolo, Allegri, lo stesso Antonio Conte. Delio Rossi, ed insisto, sarebbe invece la giusta via di mezzo, pur non avendo vinto nulla ha più esperienza dei mister sopraelencati.
Marino ha comunicato che resterà al timone per altri 5 anni: in bocca al lupo, ovviamente, ma cambi registro; inizi a rendere partecipi del mercato anche gli allenatori.




