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Udinese: gli ultras credono nella società

Udinese: gli ultras credono nella società
sabato 4 luglio 2009, 07:572009
di Redazione TMW.
fonte Il Friuli/Udineseblog.it

Da sempre sono il cuore del tifo bianconero. Mai però hanno voluto far sentire la loro voce fuori dallo stadio. I ragazzi della Curva Nord hanno accettato di raccontare i loro pensieri sulla squadra bianconera in esclusiva a "Il Friuli". In dieci quesiti abbiamo raccolto frammenti di storia bianconera sconosciuti ai più.

La Curva Nord è il cuore del tifo bianconero. Una realtà che però tende ad essere discriminata. Che rapporti avete con la società Udinese?
"Rapporti che sono sempre stati buoni, anche se bisogna stare attenti a come si parla perché si va incontro a scontate incomprensioni. Noi abbiamo piena fiducia nell'operato della famiglia Pozzo: i risultati ottenuti sotto la loro gestione sono la storia dell'Udinese. Siamo convinti che le capacità della proprietà permettano a questa città di poter vivere nel mondo del calcio una dimensione maggiore di quello che è il reale potenziale, visto il bacino d'utenza".

Un rapporto ventennale, quello di Pozzo con l'Udinese, tra alti e bassi. Come è cambiata, vista dalla Curva, la gestione dell'Udinese?
"E' decisamente migliorata. Chiaramente all'inizio ci sono stati errori dovuti all'inesperienza: vengono in mente i continui cambi di allenatori e gli acquisti di giocatori sul viale del tramonto che l'Udinese ha rivitalizzato tipo Pulici, Graziani, Causio, Dossena. Adesso in Nazionale i talenti li portiamo noi. Pozzo ha anche un altro merito: Mazza per acquistare Zico chiedeva gli abbonamenti. Pozzo ha sempre tenuto i prezzi bassi e ha dovuto accontentarsi della fatidica media dei 12.000".

Un problema molto sentito è quello del calo degli spettatori negli stadi. Gli ultras ci sono sempre. Anche voi, però, avete avuto delle defezioni?
"Noi siamo sempre gli stessi, anche numericamente. Purtroppo lo stadio grande penalizza la percezione del tifo. E' vero che il calo di spettatori è stato determinato dalle Tv per un 70%, ma il resto è dovuto a tutte quelle leggi che impongono controlli al limite dell'esasperazione e che scoraggiano anche i più stoici a venire in una struttura che non garantisce nemmeno il riparo dalla pioggia (dopo che all'ingresso si viene anche privati dell'ombrello). Inoltre, noi come Curva abbiamo patito un gap generazionale, per cui allo stadio siamo sempre quelli di vent'anni fa. Oggi i genitori non si fidano a mandare i bambini in curva, a causa della nomea che è stata data al nostro gruppo. Se andiamo a vedere, però, da noi non è mai successo nulla, se non quando gli ospiti sono venuti a provocarci."

I tempi sono cambiati. In che modo, per voi ultras?
"Noi venivamo in curva a 14 anni. Era un modo di trovarsi e di volersi sentire fuori dai tifosi tipici. Si voleva stare assieme ed esprimersi con il tifo. Una cosa che ci veniva permessa. Eravamo ragazzini e utilizzavamo il tempo libero al seguito della squadra: andavamo anche in ritiro, accampati in tende. Oggi lavoriamo e non possiamo più farlo. Non ci sono però più adolescenti che hanno questa passione. Anche perché viste le restrizioni e la "repressione" attuata nei confronti dei tifosi, è comprensibile l'atteggiamento precauzionale dei genitori".

Errori e grandi colpi. A livello di giocatori, quali i flop e quali i top secondo voi?
"Tra i flop sicuramente Janker e Cosmi. Quello dell'allenatore fu però un errore causato dall'addio imprevisto di Spalletti, grande delusione. I top sono molti, ma in poche parole si potrebbero riassumere soprattutto nell'Udinese di Zaccheroni, quella che conquistò per la prima volta la Uefa".

Quale l'Udinese che più vi ha emozionato?
"Quella di Zaccheroni, per il gioco. Indimenticabile lo 0-3 alla Juve quel 13 aprile 1997!"

La partita più deludente?
"Quella contro il Barcellona che ci fece uscire dalla Champions. Una delusione ancora maggiore di quella casalinga contro il Werder di quest'anno!"

Negli anni è cambiato anche il comportamento dei giocatori verso società e tifosi. Quali i gesti che più brutti e quelli da ricordare?
"Episodi brutti i vaffa di Iaquinta e Di Michele. Nel caso del secondo, intervenne Cosmi che peggiorò ancora la situazione dicendoci che non dovevamo prendercela con loro per la sconfitta con il Barcellona. Un vero insulto per noi! E poi, davvero imperdonabile, la scarpetta di Bierhoff con Weah quando ci segnò da ex! Un gesto che ci piace raccontare, invece, quello di Bierhoff e Calori che ci comperarono gli altoparlanti per sostenere il tifo"

Eroi della curva?
"Sensini, andato via con stile e tornato bene. Ma anche Vanoli, Nappi, Balbo,Giannichedda e Rossitto: gente che veniva sempre in curva, quando non era in campo".

Un eroe più attuale sembra essere Di Natale. Se parte?
"Abbiamo piena fiducia nella società, non ci ha mai deluso nell'allestire la squadra. Nessuna rimostranza: solo se le cose vanno male. Ma noi crediamo in Pozzo!"