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Allenatori: la rivincita di Reja e dei decani

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Redazione TMW.
martedì 28 settembre 2010, 07:322010
autore Redazione TMW.
28.09.2010 07:322010
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca

Un anno fa, di questi tempi, Edy Reja allenava l'Hajduk, praticamente dimenticato dal calcio italiano. De Laurentiis lo aveva allontanato dal Napoli, dopo cinque anni di sofferta convivenza. Reja aveva riportato gli azzurri in A (dalla serie C2) senza mai profondamente invaghire il patron, che ama i gol, il bel gioco, insomma il solo aspetto estetico del pallone, senza mai eccessivamente considerare gli equilibri che una squadra deve sempre saper coltivare. Buffo, allora, che, a dodici mesi di distanza, Reja sia oggi - sia pure in compartecipazione con l'Inter - in testa al campionato. La sua vita è di nuovo cambiata: a Spalato abitava in un luminoso appartamento vista mare, al campo di allenamento era avvicinato si e no da un paio di cronisti croati.
A Roma, adesso, con la Lazio che viaggia a ritmo di gol e di vittorie, abita in un residence davanti a Ponte Milvio, attorniato - potere dei successi messi assieme - da nugoli di telecamere, taccuini. Non lo ha candidamente ammesso ma Reja ha chiesto un ulteriore regalo alla Lazio, un altro che si sommerebbe alla montagna di punti raccolti dalla squadra sotto la sua gestione (34 punti in 20 partite, tra vecchio e nuovo campionato, disputate): essere in vetta alla classifica anche il prossimo 10 ottobre, giorno in cui l'allenatore goriziano festeggerà 65 anni.
Bisognerebbe battere il Brescia, domenica all'Olimpico, per essere sicuri della cosa: il campionato poi si fermerà per dare spazio alla Nazionale e tutti, complice l'ozio, dovrebbero finalmente (ri)accorgersi di zio Edy. Lui, con calma e saggezza, ha modellato una squadra in cui convivono estri ed equilibri, fantasia e concretezza. Una miscela che, dopo lo sfortunato esordio di Marassi, ha trasformato la Lazio con 10 punti ottenuti pure al cospetto di avversari rognosi.


Venti giocatori utilizzati in cinque gare, sette gol frutto di altrettanti diversi interpreti: significa che Reja alterna con successo gran parte della (cospicua) rosa, senza mai (finora) sbagliare formazione, cambi di modulo, sostituzioni. Un allenatore che ha inciso profondamente nella resurrezione (dopo la sciagurata ultima stagione) biancoceleste: portare sette diversi giocatori al gol vuol dire che la Lazio possiede schemi variegati, una condizione fisica eccellente, che mette davanti ai portieri avversari le punte e i centrocampisti-incursori.
E' - per adesso - la grande rivincita di un allenatore che in carriera, a parte Napoli, aveva perennemente girovagato con la valigia in mano. Un tecnico per le emergenze, cosi' nell'ambiente era affrescato. A Roma, sponda Lazio, si è scoperto, invece, tecnico moderno, che alterna moduli, che sa riconoscere gli errori e ripartire: Reja, in tale contesto, ha ripudiato in fretta la difesa a tre, donando alla squadra un assetto più confacente alla qualità di molti interpreti. In sede di mercato ha preteso solo Hernanes: i fatti, l'inserimento e l'apporto del centrocampista brasiliano, gli stanno dando ragione. Con Hernanes la Lazio ragiona e sprinta, abbinando al suo talento il fosforo di Ledesma e Matuzalem. Il tecnico governa col raziocinio e il dialogo gli umori del gruppo: nessuno si lamenta, al bando gli individualismi per la causa collettiva. Reja sta avendo un altro merito: quello di riportare i laziali allo stadio.

Fonte: IL TIRRENO - www.iltirreno.it