Brescia, frecciata di Filippini a Lotito
Riccardo Mancini
E' tornato all'Olimpico domenica scorsa con la maglia del Brescia, ma stavolta senza suo fratello. Un legame inscindibile lo tiene ancorato alla gente Laziale, grazie a quel carattere, quella grinta, quella tenacia, elementi fondamentali grazie ai quali la squadra, allora guidata prima da Caso e poi da Papadopulo, riuscì ad agguantare la tanto agognata salvezza nel primo anno di gestione Lotito. I tifosi biancocelesti non dimenticheranno mai Antonio Filippini e, naturalmente, suo fratello Emanuele. Un anno vissuto pericolosamente, come scrive Paolo Di Canio nel suo secondo libro, ma una stagione che ha regalato soddisfazioni immense, una su tutte il derby del 6 gennaio vinto proprio grazie all'apporto dei gemelli e allo splendido gol siglato dall'ex numero 9. Intervenuto ai microfoni di Radio Sei, lo stesso Antonio ha analizzato l'attuale momento di gioia che vige in casa biancoceleste, non disdegnando anche un piccolo riferimento al passato con tanto di frecciatina nei confronti di Claudio Lotito. "Domenica è stata una bella partita con occasioni da gol da una parte e dall'altra, ha vinto chi le ha sfruttate al meglio - ha esordito l'ex centrocampista della Lazio -. Ho visto una Lazio quadratissima, ogni reparto è molto forte, ha la possibilità di ambire a posti prestigiosi, di questo sono certo".
Quella dei Filippini era una Lazio diversa, più povera tecnicamente ma ricca dal punto di vista motivazionale. Oltre al dato tecnico, però, la squadra attuale ha anche un fattore in più: la presenza di un allenatore come Edy Reja, che ha saputo gestire al meglio una rosa ampia e con tanti giocatori di valore: "Reja l'ho avuto a Brescia, abbiamo vinto il campionato di serie B sotto la sua guida. Le sue squadre sono sempre molto ordinate e ciniche, secondo me, nel corso degli anni, è stato molto sottovalutato, a Napoli ha ottenuto grandi risultati, stesso dicasi per l'anno scorso alla Lazio. E' un tecnico che avrebbe potuto avere più possibilità di arrivare in alto. Sono felice che la Lazio lo abbia scelto, questa è la sua opportunità. E' una persona a cui piace dare motivazioni alla squadra e molto equilibrato, ha sempre un ottimo rapporto coi calciatori".
Domenica una grande giocata di Hernanes ha condannato il Brescia, spedendo in Paradiso la Lazio... "Il brasiliano è un giocatore di qualità indiscutibile e di grande forza fisica. Bisogna sempre costringere calciatori cosi a non cercare la giocata ma obbligarli a scaricare palla in orizzontale. Rubagliela è praticamente impossibile".
I destini di Antonio ed Emanuele sono sempre stati legati: il secondo, però, quest'anno ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo e di dedicarsi ai più piccoli, in veste di allenatore..."Lo ha fatto perchè non aveva più voglia di andare in giro per l'Italia a giocare ed ha optato per la carriera da allenatore. Si sta divertendo molto, mi dice sempre che è contento della sua scelta. Il mio desiderio era tornare a Brescia e sono contento di essere qui per finire la mia carriera con questa maglia".
Filippini, Rocchi, Di Canio, un quartetto che ha dato spettacolo non solo in campo, ma anche con chitarra e batteria...: "Siamo come i Sex Pistols, pochi concerti e siamo spariti. Chi ha assistito a quel concerto è un predestinato, è stato toccato dal Signore. Non ci sarà il bis, in questo caso siamo meglio dei Beatles e dei Rolling Stones..." (ride, ndr)
Proprio con Tommaso Rocchi, Antonio si è incrociato domenica prima della gara tra Lazio e Brescia...: "Aveva le cuffiette, si stava caricando con Ligabue ma io gli ho detto che per caricarsi dovere dovrebbe ascoltare Bruce Spingsteen. Il suo rock è diverso...".
Non manca una frecciata a Claudio Lotito, reo, secondo Antonio, di aver reciso il cordone ombelicale che legava i fratelli alla Lazio: "Noi eravamo in prestito e volevamo rimanere per altri 3-4 anni ma purtroppo Lotito non si è comportato benissimo con noi due e, a malincuore, siamo stati costretti a cambiare squadra. Pensate, che dopo l'anno in prestito, volevo comprare casa a Livorno e continuare a vivere a Roma. Era tutto splendido. Il rammarico più grande è che noi volevamo la Lazio ma Lotito non voleva i Filippini".
La Lazio, almeno in questo inizio di stagione, sembra essere maggiormente competitiva rispetto agli ultimi anni e sembra essersi avvicinata al potenziale della Roma: "Secondo me quest'anno si avvicina molto alla Roma, è molto più competitiva, ovviamente i giallorossi, con gli acquisti fatti in avanti ,ha qualcosa in più, ma adesso come adesso le due squadre se la giocano benissimo".
Da giocatore questa intrusione delle telecamere negli spogliatoi come è stata presa? "Lo spogliatoio è un luogo sacro,certo, però non dobbiamo dimenticare che le tv fanno girare il mondo del calcio ed i nostri stipendi vengono pagati con quel tipo di introiti. La vedo comunque come una cosa positiva perchè alleggerisce la tensione sia dentro che fuori dal campo. E poi, i calciatori, se sono concentrati sulla gara, non pensano ad altro...".
Un ultimo pensiero va al Derby del 6 gennaio. C'è chi scherza,ricordando i duri interventi dei Filippini sul capitano della Roma, Francesco Totti: "In quella partita non è che abbiamo fatto la caccia all'uomo, contrasti duri sì ma sempre con la palla tra i piedi dell'avversario. Nella nostra carriera non siamo mai stati espulsi per falli gravi..".
Visibilmente emozionato, Antonio si lascia andare, durante i saluti finali, ad uno spontaneo quanto graditissimo "Forza Lazio"!




