Crudeli: "A Napoli si è visto un Milan con gli attributi"
Antonio Vitiello
Vittoria sofferta ma proprio per questo ancora più bella. Il Milan al San Paolo per 30-40 minuti è stato padrone assoluto del campo poi, dopo il raddoppio, è uscito alla distanza il Napoli che nonostante l'espulsione di Pazienza (al 46' del primo temo) è ritornato in partita con una prodezza di Lavezzi (e un' ingenuità di Papastathopoulos). L'assalto finale dei padroni di casa ha creato affanno e a volte la difesa rossonera è sembrata sbandare sotto i colpi di Hamsik e del Pocho Lavezzi. Buon per noi che Abbiati, con alcuni interventi strepitosi, sia riuscito a metterci sempre una pezza. Dimenticato Madrid. Anche se, con tutto il rispetto, il Napoli non è il Real. Milan meno lezioso e più muscolare ha lottato con grinta e determinazione per respingere l'assalto delle truppe guidate da un ottimo Lavezzi. Gattuso più che mai Ringhio e Boateng hanno fatto legna, certo non sono fini palleggiatori ma per svettare in alcuni match è indispensabile tirare fuori gli attributi, e allora in quei frangenti dove impera l'agonismo Rino e il Principe Kevin diventano assolutamente indispensabili. Con indubbi benefici per Andrea Pirlo sottratto a compiti di contenimento e libero di dedicarsi alla costruzione del gioco. E' tutta la squadra che ha dimostrato un ben diverso spirito battagliero. Non più molli e privi di mordente ma molto, molto reattivi. Soprattutto quando l'intero complesso è stato chiamato a difendere il risultato. Gli attaccanti (Robinho e Ibra) tornavano per dare manforte ai compagni del centrocampo e del reparto arretrato. Gli eterni scontenti arricciano il naso e accettano mal volentieri che il Milan in 11 contro 10 abbia lungamente tremato. In questo particolare momento nessuna rivale viaggia a vele spiegate. Chi più chi meno denuncia dei problemi. Quindi, a maggior ragione, i tre punti in palio sono decisamente più importanti. Uscito Antonini già nelle battute iniziali (12' del primo tempo) per un scontro fortuito con Maggio (anche la nostra lista degli infortunati si allunga ulteriormente: Thiago Silva, Ambrosini, Abate, Zambrotta, Ronaldinho e adesso pure Antonini) ecco subentrare il redivivo Massimo Oddo recentemente più noto come sindacalista dell'associazione calciatori. A quel punto qualcuno, molto scettico nei suoi confronti, si è messo le mani tra i capelli.
E invece proprio lui è stato il protagonista delle azioni che hanno portato al gol. Al 22': scambio con Robinho cross a rientrare e Binho che di sinistro centra il bersaglio. Oddo si è ripetuto al 26' del secondo tempo: scatto sulla destra, traversone e splendida inzuccata la testa di Ibra. Per lo svedese gol stagionale numero sei. Non solo. Massimo si è segnalato anche per una tempestiva chiusura su Lavezzi in procinto di battere a rete a colpo sicuro. Vuoi vedere che il Milan ha riscoperto un giocatore che tutti davano per finito? Là sulla fascia laterale, orfana da tempo di Cafù, nella fase di spinta spesso sono venute a mancare profondità e i giusti tempi di inserimento. La difesa rossonera non è stata impeccabile e qualcosa ha concesso (almeno due-tre palle gol!!) ma poi il nostro portierone ha salvato capra e cavoli. Dal che si evince, per l'ennesima volta, che nel momento in cui le avversarie, abbandonata ogni remora, ci attaccano a spron battuto accusiamo battute a vuoto. Un altro aspetto non proprio positivo sono state le occasioni da gol sprecate. Ibra e Pato si sono "mangiati" almeno due gol che avrebbero chiuso definitivamente il match. E invece abbiamo dovuto soffrire fino alla fine. Tutto è bene quel che finisce bene. Dopo Madrid ci voleva una prestazione di carattere. L'ottava giornata va in archivio con importanti dati di fatto: Il Milan vince al San Paolo dopo 13 anni, Inter distanziata e Lazio nel mirino. Per quello che può servire il Milan di quest'anno sta andando decisamente meglio di quello della scorsa stagione. Attualmente i rossoneri di Allegri hanno totalizzato 5 punti in più (17 contro 12), 7 gol in più (13 contro 6) e subito 2 gol in meno (6 contro 8). In attesa di oliare ulteriormente i meccanismi è già qualcosa. E adesso sotto con la Juventus.




