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Di Salvo: "Ho la Lazio nel cuore...Zàrate? Va protetto..."

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Redazione TMW.
lunedì 22 marzo 2010, 12:232010
autore Redazione TMW.
22.03.2010 12:232010
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico Gaetano

Walter Di Salvo preparatore della Lazio che ha vinto tutto ci parla del suo lavoro e dei suoi successi professionali, dopo l'intervento a Dribbling su raidue di sabato insieme a Sven Goran Eriksson, in diretta esclusiva a Spazio Lazio su NSR:

"La motivazione, la fiducia in se stessi condiziona la preparazione. Fergusson in questo è un maestro, ha la capacità di trasferire quell'aspetto positivo anche nei momenti negativi e fa venir fuori il risultato. Bisogna lavorare sull'aspetto psicologico senza introdurlo in un momento negativo, ma programmandolo dall'inizio della stagione. Il centro di alto rendimento da me creato in Spagna (Real Madrid Tech) oltre a biomeccanica e ai vari laboratori ho inserito la neuro-fisiologia, perché l'aspetto mentale è fondamentale. Si può fare molto per migliorare il calciatore sotto questo punto di vista. Se questa iniziativa invece di essere fatta all'inizio, nella programmazione, si fa in un momento di crisi viene interpretata dall'atleta come andare dallo psicanalista per un problema. In questo momento i giocatori della Lazio devono sentire la fiducia del settore tecnico e non è facile perché la Lazio è abituata a lottare per grandi traguardi. I tifosi della Lazio hanno superato tanti anni di lotte, ma ricordo Birmingham nella quale Roma Laziale sembrava trasferita in quello stadio. Arrivammo col pullman nello stadio e un fiume di gente che ci attendeva come se avessimo già segnato un gol. Noi in ritiro in un castello di campagna per isolarci nel lavoro, non ce lo aspettavamo e la motivazione di tutta quella gente così passionale fu grandissima".

Un pensiero su chi sta vivendo un brutto infortunio:
"Alessandro Nesta che è stato capitano e bandiera della Lazio per tanti anni, sta attraversando un memento difficile, con Sandro ho sempre avuto un rapporto particolare seguendolo fin dai tempi in cui ero coi giovanissimi della Lazio, abbiamo avuto un escalation insieme vincendo tre scudetti alla Lazio: giovanissimi nazionali, primavera con Caso e lo scudetto del 2000 con la prima squadra, gli auguro di riprendersi presto".

Tra i giocatori allenati chi ti ha dato di più dal punto di vista professionale:
"Cristiano Ronaldo è il giocatore più forte che ho seguito nella sua evoluzione, da giovane promessa nel 2004 al Machester a pallone d'oro e stella nell'attuale Real. Si è costruito col lavoro, anche se l'aspetto più importante nello sport resta quello genetico, per il calcio nel quale gli aspetti della prestazione sono diversi: tecnico, tattico, fisico e mentale vanno sviluppati tutti insieme. Lui prima delle partite più importanti palleggiava con tranquillità e incoscienza come un vero campione, Veron nella Lazio era così, nell'approccio alla gara, mentre nel lavoro Nedved era il numero uno. Abbiamo fatto vacanza insieme e lui voleva allenarsi alle sei di mattina perché andava a letto presto e dava sempre il 100%".

Su Maurito che quest'anno non ha ripetuto il campionato scorso:
"Credo sia un bravo ragazzo che ha voglia di lavorare, ma ha bisogno di un ambiente ideale intorno, va protetto nella vita privata e a livello mediatico alla maniera di Fergusson con Ronaldo, per sviluppare al massimo tutte le sue doti. Le persone che gravitano intorno ad un atleta sono fondamentali per la sua formazione, non va assecondato sempre, non deve sempre sentirsi dire quello che vuole ascoltare, non ne faccio l'esempio specifico di Zarate che non conosco se non sul campo, ma ogni polemica deve essere assorbita dallo staff tecnico a protezione di un giovane talento come lui. Va sempre messo di fronte alla realtà e ai suoi eventuali errori di maturazione, che sono normali in un campione che sta crescendo. Alen Boksic per esempio era un grandissimo, con una potenza muscolare incredibile e grandissime doti tecniche, probabilmente non è riuscito ad esprimere tutte le sue potenzialità, come tanti altri campioni fortissimi che in carriera hanno avuto meno di quanto potevano ottenere, perché i calciatori alla fine sono persone come noi, che vivono anche i problemi del quotidiano. Nelle fasi di preparazione ad esempio va curato anche il periodo di vacanza, con un pre-ritiro voluto ai tempi della Lazio da Julio Velasco e continuato fino al periodo di Mancini, l'ho introdotto anche al Manchester e al Real come un ottima iniziativa dal valore fisiologico. Anche perché nel calcio per le competizioni estive e le amichevoli all'estero in terre lontane, si sta riducendo sempre di più il tempo della preparazione".

Un pensiero sul futuro lavorativo di Walter:
"Adesso faccio la spola tra Madrid (a settembre si è chiuso il mio rapporto col Real) e Roma all' Università degli Studi "Foro Italico" (l'attuale facoltà di Scienze Motorie, ex Isef), faccio avanti e indietro con la famiglia, giro il mondo aspettando un progetto, intanto spero che i tifosi della Lazio e la squadra che ho sempre nel cuore possano superare i problemi e in poche settimane tirarsi fuori da questo momento difficile".

Fonte: Lalaziosiamonoi.it