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Due anni dopo, Lazio quanto sei cresciuta?

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Riccardo Mancini
martedì 28 settembre 2010, 14:472010
autore Riccardo Mancini
28.09.2010 14:472010
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Alberto Fornasari

5 ottobre 2008, la Lazio si presentò allo Stadio Olimpico da sorprendente capolista della classifica. 12 punti, un avvio sensazionale, i successi in trasferta con Cagliari e Torino, la schiacciante vittoria in casa (3-0) contro la Fiorentina, e le perle (6 nei primi 5 turni) del nuovo idolo Zàrate, che iniziavano a far sognare i tifosi biancocelesti. Era l'ultima Lazio di Delio Rossi, quella che poi a maggio regalò la quinta Coppa Italia di una storia ultracentenaria. Pandev e compagni ormai avevano scoperto le carte di un potenziale solo da confermare, partita dopo partita. A Roma arrivò l'apparente vittima sacrificale Lecce. Tutti i pronostici viaggiavano a senso unico in favore della compagine capitolina. All'improvviso, però, quella partenza inarrestabile (un solo ko a Milano contro i rossoneri) si trasformò in un'arma a doppio taglio. L'effetto sorpresa svanì, si trasformò in pressione, l'obbligo della vittoria bloccò psicologicamente Rocchi e compagni che impattarono con i salentini solo nel finale, grazie ad un colpo di coda sotto porta del neo-entrato Simone Inzaghi. Da lì, ambizioni ed entusiasmi si sgonfiarono, la Lazio perse 3-1 a Bologna ed uscì immeritatamente sconfitta anche contro il Napoli per mano di un autogol di Siviglia.

Due anni dopo, per non ripetere la storia. Il periodo è lo stesso, Pandev non c'è più, ora la manovra biancoceleste è accesa dalla classe cristallina di Hernanes e Zàrate, allora fenomeno emergente, si è appena ripreso la Lazio dopo un digiuno lungo 7 mesi. E' cambiata anche il manico, l'esame di maturità di ripete contro un avversario in grande spolvero, ma con una caratura tecnica evidentemente inferiore a quella capitolina. Domenica pomeriggio contro il Brescia la Lazio sarà chiamata a dimostrare che il processo di crescita mentale tanto caro a Reja non patirà il peso delle responsabilità e delle pressioni. Si sa, non c'è partita più difficile di quella che si deve vincere a tutti i costi. In parte era già accaduto con il Bologna alla seconda giornata, ma era una Lazio in via di costruzione che non aveva ancora preso piena coscienza delle sue reali potenzialità. Ora, il momentaneo primato non lascia spazio ad interpretazioni. Non vincerà lo Scudetto, ma questa squadra ha le carte in regola per rendersi protagonista di una stagione che rispecchi i suoi valori. La Lazio vuole essere competitiva, ma per farlo deve completare il salto di personalità. Reja le chiama "certezze": "Questa squadra deve ancora crescere dal punto di vista dell'intensità", ha ammonito a caldo dopo il successo di Verona contro il Chievo. A Firenze, contro il Milan e al "Bentegodi", la squadra biancoceleste è uscita alla distanza, dopo 20' di attesa, come se volesse studiare l'avversario: "Siamo un po' macchinosi - ha spiegato il tecnico carnico - . Da un certo punto di vista siamo come un diesel, carburiamo alla distanza". Ne ha fatto una questione di caratteristiche fisiche, ma il saggio Edy sa che incrementando la famosa "autostima" questo limite può essere colmato. Le rondinelle proveranno a tarpare le ali dell'aquila romana con un atteggiamento speculativo, votato al contenimento e alla chiusura di tutti gli spazi. Servirà autorevolezza, maturità e pazienza. La virtù dei forti. Quella che due stagioni fa è mancata. Ma il calcio è come una ruota, gira e ti concede sempre un'altra occasione.

Fonte: Lalaziosiamonoi.it - Baldini