Era ora! Finalmente un Milan diverso..
Antonio Vitiello
Finalmente, seppur a tratti, si inizia a vedere il Milan che tutti avrebbero voluto ammirare dall'inizio della stagione. Un Milan non ancora al 100%, non sempre brillantissimo in fase di rifinitura e conclusione dell'azione; una squadra che ancora non può conoscere i movimenti del riferimento offensivo che, con i suoi gol, ne sta nascondendo i difetti più o meno vistosi.
E' un Milan sicuramente in evoluzione, che si sta lentamente trasformando, che già contro la Lazio aveva mostrato di voler assimilare i correttivi suggeriti da Massimiliano Allegri.
Contro i biancocelesti, difesa più bloccata, meno avanzate da parte di più centrocampisti in zona offensiva e l'inserimento di un uomo in più in mezzo al campo (Boateng) al posto di una punta. Questo per quanto riguarda la fase di contenimento e per evitare di subire i numerosi contropiede che avevano contraddistinto le uscite con Cesena, Auxerre e Catania; in fase propositiva, si è intravista per la prima volta la ricerca sistematica della verticalizzazione immediata per Ibra, richiesta a gran voce dall'allenatore.
Sarà un caso, ma le ultime due reti dello svedese e le occasioni principali arrivate a Roma sono state frutto proprio di questo nuovo modo di servire una punta che continua a far fatica a dialogare con i compagni e, da sempre, pretende essere catalizzatore di qualsiasi manovra da parte del suo club di appartenenza.
Uno degli errori più gravi in casa rossonera, negli ultimi tempi, è stato di acquistare molti giocatori per rinforzare il reparto più avanzato, senza adattarsi mai alle caratteristiche tecniche del bomber di turno. Non è segnale di debolezza dipendere quasi esclusivamente da un "numero 9" di primissimo livello come Zlatan, l'avessero altri questa dipendenza...
Tra l'altro, il Milan possiede un numero così alto di giocatori capaci di risolvere con i loro colpi le partite, che non si correrebbe il rischio di ridursi ad una sola alternativa per la produzione delle palle-gol.
Ma l'aspetto che vorrei sottolineare maggiormente e che più mi sta a cuore, è l'aver riscontrato una diversa predisposizione mentale a sacrificarsi ognuno per il proprio compagno; i milanisti non si sono vergognati, una volta realizzato il gol dell'1-0, di difendere il risultato con l'umiltà di una provinciale. E questo per una formazione, chiamata da sempre a distribuire spettacolo e champagne a piene mani, è un considerevole passo in avanti.
La chiusura è dedicata ancora una volta al mister: bravo innanzitutto a mantenere un clima di positività nello spogliatoio, nonostante le ultime deludenti prestazioni e lo scetticismo generale. Bravo, perché tutti gli elogi di cui sopra sono in fondo il prodotto del suo lavoro settimanale; reso meno agevole da un calendario intasatissimo, che prevede partite ogni tre giorni e l'impossibilità di svolgere sedute di allenamento improntate sulla tattica.
Mi aspetterei, per il futuro prossimo, soltanto più coraggio nelle scelte, quello che sembra impedirgli di venire meno alle ferree convinzioni, sue e di chi gli paga lo stipendio, che il Milan debba giocare sempre a tre punte. In fondo, l'esempio di Carletto Ancelotti è lì a testimoniare che sfuggire ai diktat presidenziali può anche essere sinonimo di successo. L'albero di Natale vi ricorda qualcosa?




