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Apuzzo: "Il mio Chievo oasi felice"

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autore
Stefano Sica
mercoledì 6 ottobre 2010, 17:152010
autore Stefano Sica
06.10.2010 17:152010
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Alberto Mariani

Gli appassionati del calcio anni '70 ed '80 se lo ricorderanno certamente con le maglie di Como, Lazio e Foggia, prima del trasferimento al Sorrento con cui vinse il campionato di C2 nel 1984-85 mettendo a segno sette gol (secondo bomber rossonero alle spalle di Iannucci). Dismesse le vesti di attaccante, Ernesto Apuzzo ha poi iniziato la carriera di allenatore. Un percorso che lo ha portato nel 2007-08 sulla panchina del Napoli Primavera, sulla quale sarebbe rimasto seduto per due stagioni. Infine, l'addio al club azzurro. A ciel sereno. Dei motivi di quella separazione non si mai saputo nulla. "E, sinceramente, preferirei non parlarne - rivela in esclusiva a TMW -. Si è trattato di un fatto extracalcistico. E poi c'erano tanti allenatori che premevano sulla società per prendere il mio posto. Il club fece la sua scelta anche se il rammarico fu grande. Anche perchè erò già pronto per partire con la squadra per il ritiro prima di quella comunicazione che mi lasciò di sasso. Di quell'avventura voglio ricordare, invece, i momenti belli. Intanto, il lancio di Giannone, Ciano, Maiello ed Insigne. Erano al loro primo campionato con la Primavera ma io già non avevo dubbi sulle loro qualità e li feci debuttare. Ora tutti sanno dove si trovano questi ragazzi e quanto valgono. Quell'anno, nonostante diverse difficoltà, disputammo un campionato magnifico, senza mai perdere una gara nel girone di ritorno. Fummo eliminati solo nei play off dal Genoa che era una signora squadra. Uscivamo sempre tra gli applausi perchè giocavamo bene, dando spettacolo. Un dato che mi è stato riconosciuto dalla critica. Sarebbe stato bello proseguire quel lavoro, anche perchè con i giovani mi trovo a mio agio. Sono comunque ricordi che custodisco gelosamente e che nessuno mi potrà mai togliere".

Da due anni lei lavora con il Chievo, ma qualche chiamata in estate per tornare ad allenare le sarà arrivata.
"Qualcosa dalla D ma ho preferito non accettare: avevo ancora in mente l'esperienza non esaltante con la Rossanese. Vorrei rimettermi in gioco in Lega Pro se ce ne fosse la possibilità. Sono categorie che conosco bene sia come calciatore sia come tecnico. L'importante è che mi sia affidato un progetto basato sui giovani perchè è con loro che mi piace lavorare. Oggi, in Lega Pro, le società non possono permettersi di fare il passo più lungo della gamba, devono tenere un occhio attento al bilancio. In questo caso, si coniugherebbero bene le esigenze mie con quelle di un club che decidesse di fare una scelta di questo tipo. Adesso so solo che il richiamo della panchina è troppo forte per me. Quando sto sugli spalti per vedere una partita, lo avverto maggiormente. Del resto ho fatto per anni questo mestiere. Fra pochi giorni compierò 54 anni ma ho una voglia matta di trasmettere qualcosa ad un gruppo di giovani, motivazioni, idee, passione. Chi mi conosce bene lo sa".

Come si svolge il suo lavoro al Chievo?
"Apro con una premessa: con il club mi trovo bene, svolgo una mansione che mi piace e sono contento. Il rapporto con Sartori poi è splendido e, aspetto importantissimo per me, so di godere della fiducia della società. Mi fanno sentire utile ed importante. Faccio parte del nucleo degli osservatori del club e mi occupo della prima squadra. In sostanza, guardo spesso partite di B o di Lega Pro e setaccio gli elementi che ritengo più utili alla causa. Con un imperativo principale: che siano giovani e di buone prospettive. Se un club come l'Arsenal non ha paura di gettare nella mischia calciatori giovanissimi, non si capisce perchè in Italia non si debba fare lo stesso. Il Chievo oggi è un'oasi felice nel panorama calcistico nazionale, una realtà quasi unica frutto di un'organizzazione raffinata. Con Sartori facciamo periodicamente il punto della situazione. A fine anno poi ci confrontiamo per le scelte risolutive".

Secondo lei quali sono i vivai migliori tra i club professionistici?
"Quelli di Roma, Lazio e Reggina, senza dubbio".

Lei non ha mai nascosto, da napoletano, di simpatizzare per gli azzurri. Come vede il futuro della squadra di Mazzarri?
"Bene. Questa è una squadra che può raggiungere qualsiasi obiettivo, specie se valutiamo la qualità tecnica dei titolari. Però occorre restare umili: non dovrà accadere mai più ciò che successe due anni fa, quando il Napoli fece un girone di andata strepitoso per poi crollare in quello di ritorno".

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