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Pres. FIGC Puglia: "Abbattere i costi, incentivare i vivai"

ESCLUSIVA TMW - Pres. FIGC Puglia: "Abbattere i costi, incentivare i vivai"TUTTO mercato WEB
© foto di Claudio Sottile
martedì 13 luglio 2010, 23:592010
di Claudio Sottile
Vito Roberto Tisci, dirigente calcistico classe '60 originario di Acquaviva delle Fonti, è al secondo mandato consecutivo da Presidente del Comitato Regionale Puglia della FIGC.

Vito Tisci, al comando della FIGC Puglia dal novembre 2004, è cauto ma deciso.

Puglia provincia d'Italia, specchio di una crisi che colpisce, ma risparmia chi opera con fare certosino.
Sì alla politica del fare, fiducia per un cambiamento, che potrà arrivare solo con applicazione e attenzione continua ai particolari.

In ESCLUSIVA per TMW, dagli avveneristici uffici della nuova sede federale di Bari, il punto sul pallone nella regione più lunga d'Italia.

Di spazio per rotolare ne ha, che continui a farlo, possibilmente senza barriere.

Tre squadre pugliesi spariscono dal panorama calcistico professionistico, cosa sta succedendo?
"Il calcio pugliese vive, come quello a livello nazionale, un momento di forte crisi, figlio anche della congiuntura più ampia che sta colpendo tutti i livelli della nostra società. Da quanto sento, a livello nazionale 16-17 squadre sono ai limiti in Lega Pro, e un paio ancora in Serie B.
In Puglia abbiamo perso tre squadre fra i professionisti più il Noicattaro retrocesso dalla Seconda Divisione alla D, ma mentre Manfredonia, Gallipoli e Noicattaro avevano dei problemi noti già durante il campionato, il disimpegno della famiglia Ladisa a Monopoli non deriva da problematiche finanziarie. Non volevano continuare a impegnarsi economicamente da soli, hanno chiesto un sostengo all'indotto che non è arrivato, decidendo quindi di passare la mano.
Noicattaro dovrebbe ripartire dalla Promozione, così come il Gallipoli, anche se vedo una certa freddezza. La piazza, complice il Lecce in Serie A, sembra essersi disinnamorata, vediamo se davvero vorranno ricominciare. Il Monopoli ha scelto un campionato comunque oneroso ma prestigioso come l'Eccellenza, e abbiamo già dato parere positivo in tal senso. Il Manfredonia, invece, dovrebbe disputare la Serie D. Il Foggia aveva qualche problema, ma parrebbe averlo risolto, a prescindere dall'interesse di Casillo per l'acquisto".

Gallipoli va ancora considerato una favola sportiva?
"Assolutamente sì! Barba, con passione e tanto impegno non solo economico, ha portato una squadra dai campionati provinciali in Serie B. Non è riuscito a lasciare la società in mani solide, quella è la sua unica pecca, ma va sicuramente elogiato per tutto quello che ha fatto praticamente da solo".

Bari, città con un indotto imponente e invidiabile, riuscirà a fare il salto di qualità sportivo?
"Bari vive già una condizione privilegiata, grazie all'impegno della famiglia Matarrese, che garantisce il calcio ad alti livelli. Certo c'è anche l'ing. De Bartolomeo, ma ha solo il 10% del pacchetto. I Matarrese hanno sulle loro sole spalle tutto l'impegno, e in una situazione di crisi non è affatto poco. Garantiscono la Serie A, l'anno scorso il Bari ha disputato un campionato fuori da ogni pronostico. Pensavo che si sarebbe salvato, ma non pensavo così agevolmente, a gennaio era addirittura a ridosso della zona europea, poi una serie di infortuni hanno fatto calare il ridimensionamento, con una salvezza arrivata tuttavia con larghissimo anticipo".

La FIGC come sta?
"Tutto sommato bene, anche se sono necessarie delle modifiche. Siamo la nazione europea con più squadre professionistiche, 90 solo in Lega Pro, una ristrutturazione dei campionati ci dovrà essere. Dal 2011/2012 ci sarà il blocco dei ripescaggi per Serie B e Lega Pro, così da avere una contrazione naturale e fisiologica dei campionati, e riportare il numero delle squadre ad una dimensione più giusta. A livello pugliese stiamo mantenendo buoni standard, come Federazione ci impegniamo a dare sempre maggiore visibilità alle categorie dilettantistiche, accettando anticipi o posticipi serali, così da dare il giusto e meritato risalto a piazze e passioni degne di nota".

È un calcio vecchio negli interpreti?
"Non direi, c'è un giusto ricambio generazionale. Prendiamo il caso degli allenatori giovani lanciati in squadre importanti, come il Milan con Allegri, o Bisoli a Cagliari. Poi ormai viviamo nel tempo dello scambio culturale, le frontiere sono aperte, i nostri vanno ad allenare all'estero, in Italia arrivano Mourinho e Benitez, c'è un flusso continuo. Anche a livello dirigenziale vedo un certo movimento, non credo ci sia una situazione stantia".

E tesserare un unico giocatore extracomunitario è una mossa corretta?
"Secondo me è giusta nella sostanza, ma non nei tempi. Io avrei fatto una deroga per i contratti in essere, non è possibile in pieno calcio mercato cambiare le carte in corsa. Giustamente c'erano dei tempi per la decisione, che prima del 30 giugno non potevano essere forzati, ma l'avrei gestita diversamente. Ad ogni modo i dirigenti delle squadre fanno notare che magari potranno fare comunque la squadra con undici comunitari, non dando spazio agli italiani. Io concentrerei quindi l'attenzione sui vivai, gli stranieri se di qualità danno prestigio e lustro a tutto il movimento, il punto è dare più fiducia ai giovani italiani. Concentrarsi sulla loro crescita e formazione, avere il coraggio di lanciarli, maggiore sostegno a vivai, tecnici federali e movimento giovanile in generale. L'Inter, mattatrice nella scorsa stagione, aveva un solo italiano nel giro dei titolari, e non è stato portato ai Mondiali, c'è qualcosa che non va".

Il calcio italiano vive al di sopra delle proprie possibilità?
"È un calcio che deve darsi una regolata, non solo a livello professionistico, ma soprattutto a livello dilettantistico. Vanno rispettati i tetti dei rimborsi spese, combattere il sommerso, spendere in maniera proporzionata, evitando le follie che prima o poi vengono a galla, e fanno crollare il castello. Bisognerebbe puntare più sull'impiantistica che sui compensi dei calciatori, solo così ne beneficerebbe tutto il movimento, e avremmo una reazione a catena positiva".

Baggio, Maldini e Cabrini sembrerebbero in procinto di passare nei ranghi della FIGC nazionale, perché non inserire un Gianluca Paparesta nella Federazione regionale, sfruttando la sua esperienza sia calcistica che professionale?
"Paparesta è sicuramente una figura di spessore, non solo a livello regionale. Ha maturato una carriera e una stima a livello nazionale ed internazionale, e se ci saranno le possibilità per un suo impiego fruttuoso e funzionale nei nostri ranghi lo terremo sicuramente in considerazione".

Come si aspetta i campionati pugliesi 2010/2011?
"Belli, avvincenti, vibranti come sempre in questi ultimi anni. Vogliamo dare importanza e rilievo a città meritevoli, che mettono in vetrina tifoserie e ambienti senza eguali. Non a caso è alla nostra attenzione la possibilità di avere, per il prossimo campionato, due stadi senza barriere. Posso solo dire che uno è in provincia di Bari, l'altro in provincia di Lecce, è ancora un progetto nella fase di studio, stiamo valutando bene con le Prefetture, ma vorremmo davvero essere all'avanguardia in Italia. Gesti concreti e mirati, solo così si può crescere".

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