Fabio Ravezzani: "Juve, Inter, Milan e i rigori"
Redazione TMW.
La questione dei rigori è molto dibattuta in questi giorni. Gli juventini dicono: se anni fa, per errori del genere, noi eravamo ladri, di conseguenza adesso i ladri sono gli altri. Il problema, a mio avviso, è cercare di mantenere sempre lo stesso metro di giudizio. E in questo concordo con lei: troppo comodo dire che gli arbitri prima vendevano le partite e adesso sbagliano. Personalmente, consideravo errori anche quelli ante 2006. Poi c'è stata un'inchiesta e ha dimostrato qualcosa che andava oltre la semplice sudditanza psicologica. Quella c'era e c'è tutt'ora. Ma nell'inchiesta di Napoli (inconsistente a livello penale ma determinante sul piano sportivo) s'è capito anche che esisteva una combriccola di arbitri (3,4?) che riteneva di far più rapidamente carriera compiacendo i poteri forti. E per poteri forti intendo Federcalcio (Lazio), Juventus e Milan. Questi signori non erano solo sudditi psicologicamente, ma anche convinti di ricevere qualche spintarella in più per diventare qualora avessero usato un metro di giudizio verso talune squadre.
Oggi la Juve non è certamente un potere forte del campionato, mentre lo è diventata l'Inter. Ci avevano raccontato che Collina avrebbe posto fine all'andazzo della sudditanza psicologica. Così non è stato. E che nella classifica delle disattenzioni favorevoli negli ultimi anni sia in testa l'Inter, seguita dal Milan, non vedo alcuna casualità. Anche la Juve ha avuto qualche decisione benevola, sia chiaro, ma segue le due milanesi con ampio margine.
Insomma, i pesi della sudditanza si sono semplicemente redistribuiti. Ma le 3 grandi restano una spanna sopra gli altri (come sempre). In tutto questo c'è anche del dolo? Non lo voglio credere. C'è solo una categoria che non riesce a emendarsi dai vecchi vizi. D'altronde, quando il Designatore nell'ultimo anno di carriera concertava incontri segreti al ristorante con l'emissario del massimo dirigente della squadra che doveva arbitrare, che c'è da stupirsi?




