Il secondo scudetto del Napoli compie vent'anni... auguri!
Stefano Sica
29 aprile 1990. Un giornata indimenticabile per i meno giovani, e certamente da raccontare con orgoglio e passione a chi non si era ancora immerso nella magia del calcio e delle emozioni che questo sport regala. Vent'anni fa il secondo ed ultimo scudetto del Napoli, in spregio a chi, tre anni prima, aveva pronosticato un'attesa di "60 anni" per assistere al bis azzurro. Giovanni Agnelli, con l'ironia e l'intelligenza che lo distinguevano, aveva etichettato gli scudetti partenopei come "superfluo divenuto indispensabile per chi non ha", o come titoli "in libera uscita". Affermazioni che, a ben vedere, tradivano paura e rispetto per una realtà che non ne voleva sapere di stendere il tappeto rosso davanti al passaggio delle solite grandi. Il Napoli, per certi versi, incarnava il riscatto di un Sud che non si rassegnava all'idea di rappresentare un mero ed inutile optional per il calcio italiano. In un famoso stadio italiano campeggiava uno striscione stupido ma significativo: "Siete i Campioni del Nordafrica". Il compianto Massimo Troisi, con comicità mista ad un orgoglio tutto napoletano, ebbe a dire: "Meglio essere campioni del Nordafrica che fare striscioni da Sudafrica". Era il 29 aprile del 1990, quando l'inzuccata di Marco Baroni, dopo appena sette minuti di gioco, regalava alla squadra di Albertino Bigon la vittoria sulla Lazio, in un San Paolo da cartolina (oltre 70mila spettatori) ma ancora martoriato dai lavori per gli imminenti Mondiali di calcio. Agli azzurri, che chiudevano il campionato a 49 punti, sarebbe bastato un punto, nonostante la sfuriata del Milan sul povero Bari (4-0): i rossoneri si fermarono infatti a 47, con la vittoria che all'epoca valeva soltanto due punti. Inesistente la reazione dei biancocelesti allenati da Beppe Materazzi, poco propensi a rovinare la festa partenopea. Uno spettacolo Napoli quel giorno, per chi ha avuto la fortuna di immergersi in tanto entusiasmo: un mare d'azzurro dal Vomero alla Sanità, da Secondigliano alla zona orientale passando per il lungomare ed il centro storico. Il tutto mentre le nave con a bordo gli azzurri ed il presidente Ferlaino salpava da Pozzuoli per uno nottata di bagordi e di follie. Stabile e collaudata la formazione presentata da Bigon nel corso del campionato, con Giuliani tra i pali, Ferrara e Francini sulle corsie laterali con Renica (quello che si chiamava "libero") e Corradini (o Baroni) al centro della difesa.
Centrocampo con Alemao (fisso davanti alla difesa), Crippa e De Napoli e reparto avanzato affidato alle invenzioni di Maradona, ed alla concretezza di Careca e Carnevale. Ma la forza del Napoli di allora la facevano anche i cosiddetti rincalzi, che poi rincalzi non erano affatto, tra i quali c'erano Fusi, Massimo Mauro, il giovane Zola: giocatori non certamente di poco conto, anzi. Il Milan prese male l'addio a quel tricolore tanto inseguito, arrivando persino a parlare di "scudetto della monetina", in riferimento ai tre punti a tavolino ottenuti dal Napoli a Bergamo dopo che una cento lire colpì Alemao. Una rabbia in effetti non giustificata dai riscontri della classifica: col pari di Bergamo, infatti, i partenopei avrebbero comunque trionfato in vetta alla classifica. Certo è che quel Milan capeggiato da Arrigo Sacchi giocava meglio del Napoli, era più spettacolare e bello da vedere. Gli azzurri, che in trasferta vinsero solo cinque volte, costruirono i loro successi in casa con 16 gare vinte e solo una pareggiata con la Sampdoria. Un piccolo contrappasso, se si pensa allo scudetto rossonero del 1988, che il Napoli vide sfumare a poche giornate dal termine nonostante avesse opposto ai rivali una schiacciante superiorità dal punto di vista del gioco e della costanza nel percorso in campionato (forse meglio così, altrimenti non sarebbe arrivata la Coppa Uefa l'anno successivo...). Piccole scorie di una vecchia rivalità che ha infiammato il calcio nostrano negli anni '80: era il duello tra il gioco a zona e quello all'italiana, tra Careca e Van Basten (chi era il migliore?), tra le magie di Maradona e gli schemi maniacali di Sacchi, tra le visioni del calcio opposte di Silvio Berlusconi e Corrado Ferlaino, tra Nord e Sud. Era la sfida perfetta. Grazie a quel tricolore, il Napoli partecipò alla Supercoppa dell'anno successivo, maramaldeggiando sulla Juventus 5-1. Per gli azzurri è stata l'ultima soddisfazione, l'ultimo trofeo della loro storia. Ora tocca a De Laurentiis ricostruire il filo rosso con quegli anni stupendi.




