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Inter, Leonardo: "Kakà? Non andrà mai via dal Real Madrid"

Inter, Leonardo: "Kakà? Non andrà mai via dal Real Madrid"TUTTO mercato WEB
© foto di Federico Gaetano
mercoledì 29 dicembre 2010, 12:592010
di Redazione TMW.

Queste le risposte del nuovo allenatore dell'Inter, Leonardo in conferenza stampa.

Tu quest' estate dicesti, durante i mondiali, dicesti sto inseguendo un sogno, tutti pensarono che si trattasse del Brasile in funzione del mondiale 2014. Oggi possiamo dire che quel sogno era l'Inter?
"Sinceramente è una situazione molto affascinante quella che sto vivendo, sono facce molto conosciute e quello rende ancora più profondo quello che è questo momento. Che alla fine è tutto molto legato ai rapporti, io rapporti con tante persone qui, professionali e di grande stima. Quello rende ancora più forte tutto, sono 13 anni che sono a Milano, io sono anche emozionato è un giorno di grandi sensazioni ed emozioni. Io quanto parlavo di sogno, parlavo in generale non cercavo un lavoro, cercavo il grande stimolo, cercavo una grande sfida e più grande di questa credo che non ci sia".

In una scala da uno a 10 l'emozione la voglia e un po' di paura
"Il calcio ci da questa opportunità, tu riesci a vive tutto quello che hai detto anche in un giornata sola, anche nella partita tu vivi la paura, la grande gioia, grandissime emozioni. questa è di dimensioni infinite, così profonda che era impossibile dire di no, perchè è impossibile non vivere avendone l'opportunità. Oggi è un giorno speciale. Non cambia la gerarchia, il presidente fa il presidente io faccio l'allenato, ma con una stima che è molto forte".

Non pensa che per i valori che trasmette, non si è mai sentito un interista latente? Nel senso una persona che avesse la giusta collocazione vicino al presidente Moratti, che non magari a altre società.
"Questo è il mio modo di fare, dopo se poi io creo un rapporto con la mia società può essere un palazzo, io credo di essere me stesso in questa situazione, non bisogna avere mille cose in comune per essere insieme. Io ho tante cose in comune con il Milan ed è vero sono 13 anni, non dimenticherò mai quello che ho vissuto. Ringrazierò il Milan per tutta la mia vita, non sono mai stato legato per tanto tempo ad una società come con il Milan, sono stato prima giocatore, dirigente e poi allenatore. Questa è una cosa che non dimenticherò mai. Il Milan mi ha portato qui, Capello mi ha portato qui, mi ha voluto in Italia, solo lui forse allora, ho fatto 13 anni con la società e con Galliani che è una persona che stimo tantissimo. Diversità ci sono ovunque e la cosa più difficile è convivere con le diversità. Credo che nell'Inter mi ritrovo in tante cose. Devo cercare di essere libero in ogni situazione, sono patti molto chiari. Dopo subentrano anche altre cose."

Cosa chiede ai giocatori per prima cosa, cosa significa per te essere l'allenatore della squadra campione del mondo?
"Io arrivo anche quest'anno, nell'anno più importante nella storia dell'Inter, stiamo parlando di una delle società più importanti nella storia del calcio e arrivo nell'anno più importante di questa società. Io credo che questa squadra è fatta, c'è, non c'è da inventare ha vinto tutto, ha una sua identità. Io giocatori sanno come vogliono giocare, quando vogliono giocare, cosa devono fare. Io non credo nell'appagamento , le vittorie portano tranquillità e serenità , quindi questa squadra deve vivere la serenità di chi è grande, quindi non credo che dobbiamo inventare un granché. La richiesta è di cercare di tornare a fare le cose che si facevano durante il grande periodo che loro hanno vissuto nel loro periodo e nella loro carriera".

In merito alle tue dichiarazioni precedenti, quanto ti da fastidio di essere stato presentato come un traditore più che un tradito?
"Guarda può sembrare demagogia, non voglio fare qua il bravo ragazzo. Io rispetto totalmente ogni parere e giudizio, se io ho sempre voluto avere libertà di scelta, devo anche rispettare la libertà di giudizio, quindi penso che le persone possono avere mille visioni di una situazione come questa. Io ho la mia, perchè io ho pianto e ho sorriso delle cose che ho vissuto e credo che le persone si sono anche emozionare con certe situazioni, il calcio è così viviamo totalmente per le emozioni, quindi i giudizi sono legati a quelli. Rispetto qualsiasi tipo di giudizio".

La differenza tra il primo giorno da allenatore del Milan, anche se è tutto un altra cosa e il giorno che stai vivendo oggi, se noti dei punti in comune. C'è differenza tra l'organico che avevi al Milan e quello che hai qui?
"I paragoni sono sempre molto difficili anche, perchè le realtà sono molto diverse anche se inserite nello stesso contesto, di una stessa cultura, però sono sempre cose diverse. Un annata è diversa dall'altra anche in una stessa squadra, credo che quello che ho vissuto io era un momento diverso da quello che vive il milan oggi, non c'è un paragone. Come sensazioni personali è diverso, diventavo allenato del Milan dopo 12 anni con la società, il fatto di conoscere tutti e l'ambiente sicuramente da una parte mi agevolava in tante cose, dall'altra parte c'era da ricostruire un nuovo rapporto con nuovi ruoli con le stesse persone. All'Inter è una situazione completamente diversa anche se conosco tantissime di voi e di quelli che sono qui, ma alla pinetina non sono mai stato. Ci sono stato due giorni fa, ci sono stato ieri oggi è la terza volta, sono tutte cose che devo imparare, vivere, sentire, sono tutte sensazioni nuove. E' una situazione molto forte, che mi sento un privilegiato a poter vivere".

Si parla poi di chi ha preceduto Leonardo. Di Rafael Benitez ("un allenatore vincente dovunque sia andato, poi capitano delle situazioni particolari nella vita") e soprattutto di colui che ha portato l'Inter alla conquista della tripletta, chiarendo subito che: "Io non sono José Mourinho. Siete perplessi? Lo sono anch'io, ma andrò avanti in questa sfida. Ho fatto l'allenatore per un solo anno e ho studiato per i successivi sei. Ho chiamato José perchè credo che arrivare all'Inter senza passa da lui sarebbe stato impossibile, lui qui è ovunque. Lo conoscevo da tempo e si è dimostrato straordinario anche questa volta. Ci siamo confrontati su tante cose e non parlo di lui perchè è il grande Mourinho, ne parlo perchè conosce tanti aspetti di questo club e qui ha lasciato tanto. Lo ringrazio e sono molto felice di quello che mi ha dato. Lo considero un fuoriclasse, credo che dietro le sue brillanti conferenze stampa ci sia un lavoro infinito, un lavoro che oggi è ancora qui".

Dopo Mourinho e dopo Benitez, ora l'Inter ricomincia da Leonardo: "Non sarà proprio un ripartire perchè questa squadra è già una realtà. Ho già parlato con tutti, non solo con i giocatori. Ho cercato di vivere il quotidiano di questa realtà, di vivere il centro d'allenamento e ho trovato in tutti un'accoglienza davvero positiva per la quale ringrazio tutti".

Si accenna infine anche al calciomercato: "Non è il momento di parlarne - replica Leonardo - Voglio partire dai giocatori che ho a disposizione e poi vedremo che tipo di opportunità si presenteranno davanti a noi. È questa la linea condivisa da me, da Marco Branca e da tutti. Kakà in nerazzurro? Conoscendolo credo che non andrà mai via dal Real Madrid senza aver fatto bene".

Sull'argomento interviene anche il presidente Moratti: "Quella che ho portato avanti con Benitez non era un'imposizione, ma un'indicazione che esiste ancora adesso. Sono convinto che il nostro sia un gruppo ancora molto forte e, conoscendo i giocatori uno per uno, non mi spaventerei troppo. Poi, c'è sicuramente un fatto tecnico e darò retta a chi di questo se ne occuperà, come davo retta a Benitez, oggi darò retta, oltre che a Marco Branca a Leonardo. Certo, l'esigenza è quella di far bene sotto tutti gli aspetti che fanno parte di una società".