Inter: un motivo per tremare, e far sognare gli avversari
Gianluigi Longari
E' l'Inter, ora più che mai, la squadra da battere. Cinque campionati vinti consecutivamente, e una Champions League appena conquistata sarebbero già motivi sufficienti, ai quali va aggiunta una qualità della rosa che, a prescindere dal mercato, è comunque superiore rispetto a qualsiasi avversario. C'è però un motivo, per il quale i nerazzurri potrebbero preoccuparsi, anche più di quanto andrebbe fatto in virtù di una Lazio che vola e di un Milan in rilancio.
La spiegazione si è letta in maniera difficilmente equivocabile già nella serata di ieri, durante la sfida contro la Sampdoria. Il gioco non è da mettersi in discussione, sia ben chiaro, diverso il discorso per la concretezza, ma ancora non abbiamo centrato il punto.
Ciò su cui occorre riflettere, è la paura con la quale Benitez ha affrontato gli ultimi minuti della sfida.
Se i tifosi nerazzurri erano abituati agli assalti all'arma bianca della precedente gestione tecnica (sempre lì si va inevitabilmente a parare), ieri si sono dovuti accontentare dell'inspiegabile sostituzione di Coutinho con... Obi. Difficile da comprendere la mossa di rinunciare al baby fenomeno brasiliano proprio durante l'assalto finale, e proprio quando il numero 29 nerazzurro stava raggiungendo il picco massimo di rendimento della sua serata. Scelta ancor meno condivisibile alla luce di quanto creato in fase offensiva dai nerazzurri dopo l'uscita dello stesso Coutinho: zero.
La scelta di Benitez di preferire la certezza di non prenderle, rispetto alla rincorsa all'opportunità di trovare la vittoria ha lasciato perplessi molti degli spettatori e degli addetti ai lavori, soprattutto ripensando alla grande quantità di punti recuperata nello scorso campionato dai milanesi proprio nei minuti finali.
Che a Benitez sia concesso il beneficio del dubbio, visto anche il calcione subito dall'imprendibile talentino carioca poco prima di abbandonare il campo, ma questo aspetto è assolutamente da tenere d'occhio.




