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Italia, Prandelli: "Ho detto a Cassano di stare in famiglia"

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Marco Gori
venerdì 12 novembre 2010, 08:002010
autore Marco Gori
12.11.2010 08:002010

Riportiamo alcune delle dichiarazioni rilasciate dal CT della nazionale, Cesare Prandelli, nel corso della lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport: "Cassano? Ho detto che non avrei convocato giocatori che avessero mostrato poca educazione o tenuto comportamenti violenti. Quando un giocatore è fuori rosa, non può andare in Nazionale. Non abbandonerò Cassano, però Antonio deve risolvere i suoi problemi con la Samp, che ha molte ragioni. Gli ho parlato, ho avuto l'impressione che volesse lasciare il calcio. Gli ho consigliato di riflettere, di stare in famiglia. Balotelli? E' diverso. Ero allo stadio del Manchester City, l'espulsione di Mario contro il West Bromwich non è stata dettata da impulsi cattivi. Balotelli stava giocando una partita vera, da calciatore vero. Cose normali. Diamanti l'uomo del giorno? Ho letto ottime relazioni, sono andato a vederlo in Brescia-Juve. Ho trovato un Diamanti diverso, più continuo e dinamico. Mi è piaciuto il suo fair play, quando ha detto all'arbitro che Chiellini non aveva commesso fallo da rigore. Può meritare la convocazione. Aquilani? Se fosse stato bene, Lippi l'avrebbe portato al Mondiale. Giocatore importante, è pronto per tornare. Fabbrini? Lo teniamo d'occhio, ma ha diritto di crescere con calma. Ci sono altri 3-4 ragazzi di Serie B che monitoriam». Un esempio? Ogbonna del Torino.

I grandi "vecchi" che sognano ancora la nazionale? Li ringrazio perché sono di esempio ai giovani, ma conto di non averne mai bisogno. Lo dico perché c'è stata la frase di Cassano su quanto sarebbe bello riportare Totti in azzurro. Chiariamo: di solito la Nazionale non organizza amichevoli per i singoli calciatori. Balotelli centravanti? Nel calcio di oggi la distinzione tra prime e seconde punte non ha più senso. Sono tutti attaccanti e il Mondiale ha dimostrato che vince chi in avanti non dà riferimenti. Tutti devono venire incontro, tutti devono garantire profondità. Come vedo il futuro del nostro calcio? Dobbiamo rimettere la qualità al centro dei settori giovanili. Meno fisicità, meno tatticismi. Ne abbiamo parlato con Gianni Rivera. I ragazzi devono capire che qualche ora di scuola calcio alla settimana non può bastare. I gesti tecnici bisogna provarli sempre, come facevamo noi da bambini in strada o all'oratorio. E poi i sacrifici: per emergere se ne debbono fare tanti. Io resto ottimista, abbiamo giovani di valore. Cosa mi dice il campionato? Che non c'è un padrone. Milan, Lazio, Napoli, Inter, Juve e Roma resteranno in lotta fino alla fine. In generale, si è fatto un passo avanti nella costruzione del gioco e questo mi aiuta. Talvolta si perde in pressing e in intensità, ma se per vincere segui sempre la strada più breve non hai futuro".

Fonte: Gazzetta dello Sport