Juventus e Torino: pareggi che valgono come vittorie
Redazione TMW.
Ci sono partite in cui, pur mancando l'appuntamento con i tre punti, una squadra esce dal campo convinta di aver portato a termine una prestazione che può rappresentare la svolta. Juve e Toro, negli impegni di sabato, hanno conquistato pareggi infarciti di buone notizie, anche se è mancata quella più importante, la vittoria. Ma alla vigilia il Toro avrebbe firmato per un pari a Reggio, contro una formazione tra le più quotate della cadetteria, mentre la Juve è andata molto più vicina della Roma alla conquista del bottino pieno, pur dovendo ancora una volta fare i conti con un gran numero di defezioni.
Certo, se la sfida dell'Olimpico doveva servire a designare la rivale delle milanesi nella corsa allo scudetto, l'1-1 (il secondo di fila per i bianconeri, dopo Brescia) ha frenato le ambizioni di entrambe. Probabilmente sia Del Neri che l'ex Ranieri non hanno organici per puntare al primato, ma saranno certamente protagonisti fino alla fine, avendo cancellato gli impacci di un avvio di stagione contrassegnato dai troppi gol subiti. I giallorossi, dopo aver vinto il derby, si sono presentati a Torino per cercare il sorpasso sulla Signora, hanno giocato meglio nella prima mezz'ora, ma la Juve ha saputo tenere botta, prima di trovare con una invenzione di Iaquinta, servito magistralmente da Aquilani, il gol dell'1-0.
In quel momento le cose si erano messe per il meglio, ma il rigore concesso nel recupero del primo tempo da Rizzoli (per il braccio largo di Pepe sul calcio di punizione di Totti) ha rimesso in corsa la Roma, che però nella ripresa è stata messa sotto sul piano del gioco, con Del Neri che le ha provate tutte per vincere, mentre i cambi operati da Ranieri miravano solo a mantenere il pareggio. La confortante prova del baby Sorensen, un Aquilani sempre più padrone del centrocampo (e meritatamente riconsegnato alla nazionale da Prandelli), un Pepe generosissimo quando si trasforma in terzino e un Chiellini stoico nel finale dimostrano che non manca la sostanza alla Signora del nuovo corso, anche se qualche intervento di mercato necessita a gennaio, vista la concorrenza che c'è ai piani alti, per conquistare un posto in Champions. Il successo della Lazio su un Napoli che pareva lanciatissimo dimostra che saranno in sei a giocarsi i quattro posti che valgono il pass per la coppa con le grandi orecchie.
Per il Toro, invece, l'obiettivo stagionale di tornare in serie A sembrava archiviata solo venti giorni fa, dopo le brutte sconfitte contro Livorno e Ascoli, che avevano fatto franare i granata nella colonna di sinistra della classifica. Quando la panchina di Lerda sembrava avere le ore contate, però, è arrivata l'inversione di tendenza: sette punti in tre gare, poco spettacolo ma tanta sostanza, morale ritrovata e visita alla Reggina senza complessi di inferiorità. Il risultato è stata una prova autoritaria al Granillo, con il Toro capace di riemergere subito, dopo la rete firmata da Bonazzoli, trovando il pari con l'ex Bianchi e sfiorando il successo, soprattutto nel secondo tempo, più di quanto abbiano fatto i padroni di casa.
Il portiere Puggioni non era mai stato impegnato tanto, nelle gare casalinghe, merito di un Toro che ha saputo interpretare bene la partita anche sul piano tattico, con il 4-2-3-1 di Lerda che si trasformava in 4-5-1 in fase di non possesso palla, col grande sacrificio di tutti gli uomini del reparto avanzato e una intelligente protezione delle fasce. Il tutto in una gara in cui il Toro ha perso prima Pratali e poi Bianchi: la speranza è che non si tratti di infortuni gravi, perché il difensore ritrovato (dopo l'ostracismo di inizio stagione) e il capitano sono fra i pochi giocatori della rosa di Lerda a non avere sostituti all'altezza. Da applausi le prove di Ogbonna e De Vezze, che spesso giocano meglio lontano dall'Olimpico.




