La querelle Cassano continua. Leo all'Inter: addio senza rancore
Antonio Vitiello
La querelle Marcello Lippi-Cassano ha tenuto banco per tanto tempo. La maggioranza degli sportivi voleva Cassano in Nazionale, e quindi contestava la scelta del Commissario Tecnico di non convocarlo, disinteressandosi totalmente del fatto che il carattere ribelle potesse, come era già più volte accaduto in precedenza, rompere l'armonia e il feeling del gruppo. I sostenitori di Lippi (e il sottoscritto faceva parte di quella schiera....), per quanto in minoranza, convenivano, invece, che a scanso di equivoci, per il timore di creare frizioni all'interno della Nazionale, era giusto non prenderlo in considerazione anche se riconoscevano il talento del giocatore. In estrema sintesi secondo l'opinione pubblica erano più importanti i valori tecnici rispetto a quelli etici. Adesso che Cassano è al Milan succede l'esatto contrario. Il diffuso scetticismo sull'ingaggio dell'ex doriano è dettato dal carattere riottoso, insofferente e ribelle, causa principale del suo allontanamento dalla Samp di Garrone. Da tifoso milanista, pur con tutte le riserve sul comportamento non sempre esemplare di Fantantonio, sono affascinato dall'idea di vedere giostrare in campo un trio ( Ibra , Pato e Cassano) composto da straordinari fini palleggiatori. Oltretutto Cassano è conscio che è anche l'ultima occasione per giocare in un grande club che ha giustificate ambizioni in Italia e in Europa. Nel suo processo evolutivo ci sono poi altri fattori che potrebbero risultare determinanti: l' ambiente nuovo -di assoluto livello e di grande professionalità- abituato da sempre a gestire le bizze delle prime donne, uno spogliatoio dove abbondano campioni di forte personalità, la stessa età (28 anni) , e soprattutto l'imminente paternità (e quindi un aumento delle responsabilità ). Situazioni che forse contribuiranno a maturare e rendere più riflessivo l'uomo Cassano. Se così sarà il calcio italiano e la Nazionale di Prandelli, avranno a disposizione un autentico campione, merce rarissima vista la penuria di atleti indigeni doc. Certo, una collocazione nell'attuale schieramento del Milan non sarà facile. Cassano è una seconda punta o un trequartista poco propenso alla fase difensiva. Altro rebus che dovrà risolvere l'ottimo Allegri: escogitare le soluzioni tattiche più razionali per far coesistere nello stesso undici fuoriclasse atipici.
Molti milanisti, nell'apprendere che Leonardo ha firmato per l'Inter, ci sono rimasti male. Non hanno infatti accettato di buon grado che Leo abbia attraversato il Naviglio per approdare sull'altra sponda. Il brasiliano, nei suoi 13 anni in rossonero, non è stato soltanto un ottimo giocatore ma pure un perfetto dirigente. Un uomo immagine carismatico, colto, intelligente, di bella presenza, cordiale, disponibile con tutti e con spiccate doti umane. Nel momento in cui, sollecitato dalla società, ha vestito i panni del trainer ha ottenuto consensi e buoni risultati attraverso un gioco piacevole nonostante le pesanti assenze di Nesta e Pato, in certi delicati e decisivi frangenti del campionato, però, ha pagato lo scotto del noviziato. Quando il Milan, dopo una lunga rincorsa, alla 28esima giornata si è posizionato ad un solo punto dalla vetta, usufruendo pure di un turno casalingo favorevole (28esima giornata: Milan-Napoli 1 a 1. Palermo-Inter 1 a 1 giocata il giorno prima sabato 20 marzo), Leo non ha saputo trasmettere alla truppa grinta e determinazione. Tanto per intenderci ci sarebbe voluti undici "ringhiosi" Gattuso (che invece non era titolare fisso). Altra occasione per riagganciarsi al treno scudetto: 31esima giornata. Milan-Lazio 1-1. Roma-Inter 2 a 1. Sciupato i match ball ha poi concluso il torneo con 12 punti di distacco dall'Inter. Le ripetute stilettate presidenziali hanno infastidito l'orgoglioso brasiliano al punto che, al termine della stagione, ha ritenuto opportuno tagliare definitivamente il cordone ombelicale col Milan rilasciando battute feroci nei confronti di Berlusconi. Una su tutte: "Berlusconi è come Narciso , tutto quello che non è specchio non gli piace." L' esperienza troppo limitata nel tempo non permette di esprimere un giudizio definitivo su Leonardo allenatore. Ovviamente possiede i requisiti per fare bene Fermo restando che il nuovo sodalizio tra l'Inter e Leo è stato dettato da reciproci convergenti interessi, è però curioso il fatto che entrambi abbiano in comune motivi di rivalsa, più o meno reconditi, nei confronti del dispettoso vecchio Diavolo. I nerazzurri, per l'acquisto di Ibra, ultimo in ordine di tempo di una serie fortunata ex idoli interisti e per il probabile arrivo (a giugno) di Balotelli, il brasiliano, invece, certamente desidera dimostrare di essere un tecnico di valore che meritava maggiori considerazioni. Leo, non è un traditore, bensì un professionista, per di più libero da vincoli, che ha semplicemente accettato la ricca offerta di un munifico datore di lavoro. Quando c'è di mezzo la propria professione i sentimenti contano relativamente. Adesso bando alle ciance per Leonardo, che ha voluto con sé Angelo Castellazzi tecnico rossonero esperto di tattica, inizia il periodo più difficile visto che dovrà ottenere dei risultati senza i quali rischierà di fare la fine di Rafa Benitez che in quanto a correttezza, sportività e buonsenso è tra i primi della categoria. Essere dei "signori" non basta; se la squadra alle dirette dipendenze non vince si è inevitabilmente destinati al licenziamento , magari con ricche liquidazioni (come quella di Benitez che in 6 mesi ha percepito un compenso, complessivo di buona uscita, pari a 5 milioni e 400 mila euro).




