Lazio e Atalanta, è ritiro. La B è dietro l'angolo
Andrea Losapio
E siamo a due. Due società che hanno deciso di utilizzare un'arma vecchia quanto il calcio, forse un po' diversa nella sostanza rispetto a quella decisa qualche anno fa, nel mondo del pallone degli anni ottanta: il ritiro. E' il turno di Lazio e Atalanta, probabilmente le due squadre che, al momento, hanno più bisogno di tirarsi su dopo un'annata sciagurata, che - per almeno una delle due - finirà con la retrocessione. I nerazzurri hanno perso pure contro un Parma praticamente già salvo (fra l'altro, a fine febbraio Guidolin utilizzò l'arma del ritiro. Risultato? 7 punti in 3 partite) e saranno di stanza a Zingonia per ritrovare quella concentrazione perduta. Certo, servirebbe il gol a Tiribocchi e compagni (una sola rete, quella di Valdes, al Milan, peraltro inutile) per cullare sogni di salvezza: la sfida con il Livorno, in questo senso, è chiave. Gli altri stanno scappando, mentre la Dea rimane al palo.
Stesso discorso, forse meno grave (ma complicato ugualmente) lo si può fare con la Lazio. Le ambizioni, a inizio stagione, erano diverse. La vittoria in Supercoppa Italiana aveva già fatto pensare a traguardi importanti, quasi da Europa. Invece i biancocelesti sono incappati in un'annata quanto meno sfortunata, con un'anemia offensiva davvero imbarazzante per i nomi che compongono il reparto avanzato (Zarate, Floccari, Cruz, Rocchi).
Forse la situazione Pandev-Ledesma ha intaccato quell'equilibrio necessario per rendere al meglio, forse la rosa non è all'altezza in tutte le sue componenti, anche se le individualità non si possono discutere. Un po' la situazione dell'Atalanta, che si trova nella zona rossa nonostante, a inizio stagione, si parlasse di classifica tranquilla e di mercato eccezionale. Mancano all'appello gli attaccanti, per entrambe le squadre: e allora, ritiro (a Norcia, per i capitolini), un'arma per evitare una retrocessione nella serie cadetta: anche se, per almeno una delle due, la B è quasi una certezza.




