Le gioie di Ranieri e i dolori del giovane Ballardini
Andrea Losapio
Corre l'anno 1996/97, a Ravenna incomincia ad allenare un giovane di belle speranze, partendo appunto dalla squadra primavera. Si chiama Davide Ballardini, nato proprio nella città romagnola, poco più che trentenne.
Sempre in quell'annata, Claudio Ranieri è arrivato alla quarta stagione della sua carriera sulla panchina, importante, della Fiorentina: la vittoria in Supercoppa col Milan illude il pubblico di Firenze - la Coppa Italia era arrivata la stagione prima grazie alle reti di Batistuta e Amoruso in finale contro l'Atalanta -, ma alla fine sarà nono posto, con la squadra affidata, per l'anno successivo, ad Alberto Malesani.
Fast forward di tredici anni, ecco che Ranieri - passato per Valencia, Chelsea, Parma e Juventus - arriva sulla panchina della Roma per sostituire Luciano Spalletti, protagonista con i giallorossi di un calcio champagne che viene esaltato da critica e giornali ma oramai al capolinea con l'avventura capitolina: dall'altra parte del Tevere c'è proprio Ballardini, che non può vantare la stessa esperienza (Parma e Milan giovanili, Cagliari e Palermo per rimanere in Serie A) ma capace di proporre un discreto calcio con ottimi risultati.
Il problema che li accompagna è però comune: sia la Roma che la Lazio versano in difficoltà economica, acquistare non è così semplice e rinforzare il proprio organico è un'impresa non da poco.
Ci riesce la Roma, che sostanzialmente non tocca l'undici dell'anno prima - cessione di Aquilani a parte - e acquista Guberti a parametro zero. I biancocelesti, invece, pagano il riscatto di Zarate (circa diciassette milioni di euro), ma perdono due carichi da undici come Ledesma e Pandev.
Difficile tenere in piedi la baracca, anche perché Lotito - da presidente quanto meno "vulcanico" - non accetta di mediare la posizione dei dissidenti (De Silvestri a parte), e non riesce a rinforzare la squadra come dovrebbe. Il problema, a una settimana dalla fine del mercato, è che gli aiuti tardano ad arrivare, con l'altra metà di Roma che incomincia a sognare: i giallorossi in Champions potrebbero, a ragione, esultare. Se poi la Lazio dovesse retrocedere, il Circo Massimo potrebbe riempirsi con un paio di mesi rispetto alla finale mondiale.




