Milan, meglio brutti ma vincenti che belli e perdenti
Antonio Vitiello
L'unica differenza tra Milan-Fiorentina e le ultime tre partite è il risultato finale. Stavolta i rossoneri hanno conquistato i tre punti mentre in precedenza avevano raccolto un pareggio e due sconfitte consecutive. Sempre in termini di statistiche ricordiamo che il Milan non vinceva a San Siro dal 14 marzo ( 1 a 0 con il Chievo). Da allora sono seguiti tre pareggi (Napoli, Lazio e Catania). Sul piano del gioco però è cambiato poco o nulla. Certo, in difesa non si sono visti gli errori di Palermo e così grazie ad un rigore (il decimo stagionale) finalmente portiamo a casa la posta in palio. E' stata la vittoria della perseveranza, dell'impegno di tutta squadra che con determinazione ha cercato questo importante e delicato successo. Ribadisco: il Milan non ha disputato un gran partita e se il Signor Carmine Russo di Nola, arbitro dell'incontro, non ci avesse concesso quel penalty ora saremmo qui a criticare per l'ennesima volta la manovra della squadra troppo arzigogolata e poco produttiva. In effetti le corsie laterali non vengono sfruttate adeguatamente. I due attaccanti esterni (Dinho e Huntelaar) stanno sempre molto larghi e solo raramente entrano nel vivo delle affollate aree di rigore pertanto Borriello è costretto a duellare da solo contro un nugolo di agguerriti avversari. I centrocampisti in fase offensiva si inserisco poco e raramente concludono a rete dalla media e lunga distanza. Come se non bastasse i nostri baldi ragazzi non eccellono nel gioco aereo per cui sui cross svettano i difensori delle squadre rivali. Un quadro complessivo non esaltante anche se in più di una circostanza le individualità hanno fatto la differenza consentendoci di supplire alle carenze, molte delle quali sono state causate dai numerosissimi infortuni. Anche con i viola abbiamo faticato ad ingranare.
Il match pareva destinato ad un deludente 0 a 0 e invece il rigore (fallo di Kroldrup su Borriello) trasformato dalla Foca Monaca (12 gol stagionali di cui 10 in campionato) ha risollevato il morale. L'espulsione di Ambrosini ha poi reso il finale di partita molto sofferto e carico di tensioni. Dopo il triplice fischio del direttore di gara, che sanciva il termine della contesa, l'urlo liberatorio dei tifosi, giocatori e opinionisti rossoneri era del tutto giustificato. Inutile fare i sofisti: meglio brutti ma vincenti che belli e perdenti. E poi quei tre punti sono tanta manna perchè ci consentono la quasi certezza del terzo posto in classifica. Il che vuol dire accedere direttamente alla Champions, il che vuol dire poter disporre di un gruzzolo da investire per il potenziamento dei ranghi. Abbiamo forse assistito al definitivo passo d'addio di Leonardo. Un anno dopo Ancelotti la storia si ripete, stavolta tocca a Leo andarsene per incompatibilità di carattere. Che nel Milan in questo momento ci sia confusione è assodato. La squadra è tenuta in piedi dall'orgoglio della truppa che lotta col coltello tra i denti. Tutti remano dalla stessa parte. Allora si assiste a Gatuso che pur essendo relegato da tempo tra le riserve, e per questo è incavolato nero col mister, si alza dalla panchina suggerisce i cambi e incita i compagni in campo. Una cooperativa tecnica e di gestione confermata già la scorsa settimana quando Clarence Seedorf, nel corso della gara col Palermo, aveva consigliato a Leonardo delle variazioni tattiche sentendosi rispondere: "Se ve la sentite, va bene!" La democrazia e l'armonia prevalgono. Almeno in campo.




