Papadopulo "gioca" Palermo - Lazio
Alessio Alaimo
Palermo - Lazio. Quanti ricordi per Giuseppe Papadopulo, ex tecnico di entrambe le squadre, con un passato in biancoceleste da calciatore. "Alla Lazio - dice mister Papadopulo a Palermo24.net- ho allenato una squadra dove ho giocato per tre anni, sotto il profilo professionale raggiungevo un obiettivo che tanti sognano e non riescono a realizzare. Nella prima parte ottenemmo ottimi risultati, vincemmo il derby e riuscimmo ad eliminare il Milan dalla Coppa Italia. Tutti questi risultati fecero in modo di valutare quel periodo in maniera positiva. Non sono rimasto perché non condividevo determinati programmi che mi avrebbero messo nelle condizioni di non poter lavorare come avrei voluto, ma sono in ottimi rapporti con l'ambiente e con Lotito".
Da Lotito a Zamparini, presidenti vulcanici ma legati alle sorti delle loro squadre: "Sono due presidenti che interpretano il ruolo alla loro maniera, ma mi sono trovato bene con entrambi - afferma Papadopulo - Molto dipende dai risultati, a Palermo ho ottenuto buoni risultati e questo ha fatto modo di valutare il nostro periodo insieme in maniera positiva. Non sono rimasto perché erano stati presi degli accordi con Guidolin che erano andato ad allenare in Francia, in quel caso lì dovetti lasciare anche se il rammarico fu molto perché credevo di poter continuare sull'onda lunga positiva dei risultati. Se avessero penalizzato il Milan saremmo arrivati in Champions, mi riferisco alla vicenda Calciopoli".
Ci piacciono le domande difficili, quindi chiediamo a mister Papadopulo un pregio e un difetto dei due presidenti: "Zamparini è un presidente che non lesina nulla purché la squadra sia messa nelle condizioni di poter fare bene. E' un presidente che spende. Un difetto è che a volte porta sugli altari gli allenatori e li mette nella polvere troppo in fretta. Lotito invece - continua l'ex tecnico rosanero - è un presidente che tutela l'allenatore, infatti prima di cambiare ci pensa tante volte e poi se può ne fa a meno. Alla Lazio è stato costretto a mandar via Ballardini perché il pubblico non voleva più andare avanti, un difetto è che magari a volte crede di sapere più di quello che in realtà conosce, però è una persona intelligente ed estremamente sensibile che probabilmente per essere valutata dovrebbe essere conosciuta direttamente. Con Lotito ho avuto e ho tutt'ora un buon rapporto, con Zamparini non mi sono più sentito ma so che godo della sua stima e fiducia. Vorrei essere ancora l'allenatore di Zamparini e Lotito, mi auguro di esserlo di nuovo, un domani".
Archiviati i ricordi, spazio alla partita. Domenica al Barbera, alle ore 15, c'è un Palermo - Lazio da giocare, match importante per ambedue le squadre. I rosa vogliono l'Europa, mentre gli uomini di Reja devono uscire fuori dalla zona retrocessione e mettersi al sicuro: "Sono due squadre che per motivi diversi hanno due obiettivi da centrare, i presupposti per assistere una bella partita ci sono tutti. Il fatto di aver subito otto gol in due partite esterne - spiega Papadopulo - non pone in maniera positiva un certo tipo di valutazione nell'interpretazione difensiva del Palermo però questa squadra da un po' ha cambiato rotta, ci può stare qualche incidente di percorso come quello che si è verificato a Roma. Credo che gli otto gol in due partite non siano ascrivibili solo alla difesa ma all'interpretazione di tutta la squadra".
Il Palermo, come dice Papadopulo, ha cambiato rotta e lo stesso vuole fare la Lazio che con Reja ha messo in tasca i primi tre punti. Tutta colpa di Ballardini? "Credo che Ballardini non aveva più l'entusiasmo per potere rimanere alla guida di questa squadra, i giocatori lo hanno avvertito ma le colpe non sono mai degli allenatori, a volte fa comodo dare le responsabilità ai tecnici anche se le colpe stanno in direzioni diverse".
Per la partita valida per la venticinquesima giornata di campionato, l'esperto e navigato Papadopulo indossa cilindro e bacchetta magica e ci da il suo pronostico: "Dico uno o due, escludo il pareggio che farebbe più comodo alla Lazio, ma il Palermo deve cercare di vincere perché se vuole la Champions deve soprattutto vincere e pareggiare poco".
Se il Palermo vuole la Champions deve vincere e pareggiare poco, un traguardo che per il mister toscano, che guidò la squadra rosanero nella stagione 2005/2006 quando subentrò a Del Neri, è alla portata dei rosa: "Il Palermo è da Europa, per il potenziale squadra, per la panchina, per l'ambiente e per le ambizioni credo che non sia distante dall'obiettivo".
Quello di Papadopulo, non è solo un pensiero derivato dallo svolgimento del campionato, ma anche un augurio legato ai suoi trascorsi in rosanero: "Al Palermo non manca nulla. Io spero davvero che ci riesca, anche se non sono più l'allenatore del Palermo, sono legato alla città e spero sempre che questa squadra stia ai livelli che gli competono e certamente - chiosa il Papa a Palermo24.net - sono livelli importanti".




