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Ruben Sosa: "Lazio, vinci lo Scudetto!"

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Riccardo Mancini
martedì 30 novembre 2010, 22:122010
autore Riccardo Mancini
30.11.2010 22:122010
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Alberto Fornasari

Lo scatto in profondità e la girata fulminea con il mancino, un colpo di genio a servire un giovanissimo Paolo Di Canio, pronto sul secondo palo a buttarla dentro da pochi passi con un destro carico di rabbia, determinazione e voglia di prevalere sugli avversari di sempre, la Roma. L'azione concertata da quei due fece andare in visibilio l'Olimpico biancoceleste. Fu il delirio: era un freddo ma assolato pomeriggio del gennaio '89, il gesto tecnico di Ruben Sosa squarciò la stracittadina, l'attaccante uruguaiano fu il primo a raggiungere l'ex numero 9 biancoceleste sotto la Sud, ad abbracciarlo, ad "irridere" idealmente la Curva giallorossa, impietrita dal gol e dal gesto dell'allora 19enne del Quarticciolo. Da quel momento in poi il popolo Laziale imparò ad amare quel ragazzotto di Montevideo, giunto nella Capitale solamente pochi mesi prima, proveniente dal Real Saragozza. Astuzia, rapidità, potenza, fantasia: El Principito, così si faceva chiamare in Patria, aveva un sinistro magico che difficilmente perdonava il portiere avversario di turno. Calciava con una facilità fuori dal comune, talvolta colpiva il pallone "accarezzandolo" con le famose "tre dita" per dargli maggiore effetto, proprio come facevano e fanno tutt'ora i brasiliani. E proprio come loro, anche Ruben era un genio del calcio, uno di quei giocatori che trattava con i guanti bianchi la sfera di cuoio, uno di quelli che la gente la faceva impazzire sia per le immense qualità tecniche, al di sopra della media, ma anche e soprattutto per quel carattere così caliente, estroso, sorridente ed aperto, tipico dei calciatori sudamericani. Quei quattro anni vissuti con la maglia biancoceleste addosso, tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, furono un vero e proprio successo."E Ruben Ruben Ruben Ruben Sosa...", cantava e canta ancora oggi la Curva Nord, sintomo di un idillio mai sopito tra i supporters laziali ed il talento uruguagio, nonostante quel passaggio all'Inter nell'estate del '92 che a molti non andò giù. "Ascolta qui - gli disse un amico - cantano una canzone con il tuo nome, mi pare". Lo ricorda bene, Ruben, il coro in suo onore è diventato negli anni uno splendido tormentone che propone spesso il pubblico laziale. Oggi Sosa si diverte in Patria, dilettandosi come collaboratore dell'allenatore Gerardo Pelusso sulla panchina del Nacional di Montevideo. "Quasi quasi chiamo per convincere la Lazio a riprendermi - aveva dichiarato lo scorso giugno -. Come allenatore? Si, ma solo delle punte, gli altri ruoli non mi interessano. Non posso spiegare a un ragazzo come si difende, io non difendevo mai". Schietto, sincero, divertente: la simpatia di Ruben è da sempre contagiante. E proprio canticchiando il coro in suo onore è intervenuto durante la trasmissione "9 gennaio 1900", ai microfoni di Radio Sei. Ecco quanto ripreso da lalaziosiamonoi.it:

124 presenze con la maglia della Lazio e 40 gol. Ce n'è uno che ricordi in particolare? "Non c'è uno in particolare ma ricordo principalmente i gol fatti al Flaminio che per me erano il massimo visto che sentivo molto da vicino il calore dei tifosi".

Ed il gol di testa fatto nel derby su cross di Sergio dalla sinistra in 9 contro 10?
"Il derby era una cosa diversa. Avevo molti amici che nella settimana che lo precedeva, dal lunedì alla domenica non facevano altro che dirmi «nel derby devi farci un gol, dobbiamo vincere». Era una partita molto particolare e fare un gol di testa nonostante io sia abbastanza piccolo è stato bellissimo. Era come una finale di Champions League"

Quella era una Lazio che stava rinascendo, questa di oggi viene dalla stagione scorsa dove ha addirittura rischiato di retrocedere, mentre quest'anno è seconda in classifica esprimendo anche un bel gioco e venerdì incontrerà proprio l'Inter, l'altra squadra italiana nella quale hai militato in carriera. "Sarà una finale. Quest'anno la Lazio ha iniziato benissimo e fino a poche settimane fa era prima in classifica. L'Inter ha avuto molte difficoltà, ma l'anno scorso ha vinto tutto. Si tratta di una squadra forte con grossi campioni e la Lazio per poter continuare a puntare in alto dovrà vincere".

Nella Lazio di oggi ci sono i due tuoi connazionali Gonzales e Muslera. Che cosa pensi di loro? "Due anni fa quando venni a Roma per fare un corso di allenatore mi dissero che avevano intenzione di mandare Muslera a maturare in serie B perché non ancora pronto. Io dissi subito che quel ragazzo di vent'anni sarebbe diventato un grandissimo portiere e che sarebbe stato presto convocato nella nazionale uruguayana. Così è stato e dopo un anno infatti, mi hanno chiamato per dirmi che avevo ragione".

Tra l'altro di ragazzini qualcosa ne capisci visto che stai allenando i giovani del Nacional de Montevideo? "È un'avventura iniziata cinque mesi fa ed allenare i bambini è una cosa che mi rende veramente felice. La settimana possa faremo una bella festa per iniziare questo nuovo anno".

Un paio di anni fa sei venuto in Italia e si parlava di un tuo possibile inserimento nelle giovanili dell'Inter. Hai mai pensato di bussare alla porta della Lazio visto che a Roma la gente stravede ancora per Ruben Sosa? "Due anni fa io sono andato prima a Milano e poi a Roma e sono stato contattato anche dalla Lazio che mi ha chiesto di allenare i bambini. All'epoca avevo la mia famiglia a Roma e stava iniziando il progetto a Montevideo. Nei prossimi anni però di sicuro tornerò in Italia e tornare alla Lazio mi farebbe molto piacere. Tra Lazio ed Inter preferirei i biancocelesti visto che a Roma ho passato quattro anni meravigliosi. Mi piacerebbe aiutare i giovani attaccanti della Lazio mettendo la mia esperienza a loro servizio".

A proposito di punte c'era un certo Karl-Heintz Riedle accanto a te. Era la tua spalla ideale? "È un grande per me. Un vero amico. Quando sono arrivato in Italia lui mi disse subito di calciare in alto in calci d'angolo perché tanto ci sarebbe arrivato sempre lui. Ogni volta che arrivava la palla alta in area lui saltava e la metteva giù ed io la prendevo e la buttava in rete".

Ricordiamo con molta simpatia anche i tuoi calci di rigore con i bolidi sotto la traversa. "Tiravo in modo particolare, bastavano due passi".

Sai che grazie alle tue reti sei stato motivo per cui molti giovani sono diventati della Lazio? "In tutta la mia carriera ho sempre giocato con allegria. Sono arrivato in una squadra forte come la Lazio e con i tifosi che cantavano il mio nome ho sempre cercato di fare di tutto per loro".

Qui alla Lazio c'è un altro sudamericano Mauro Zarate che quando è arrivato ha fatto infiammare le folle, poi ha avuto qualche problema ed ora si sta ritrovando. Quale è la tua opinione su questo giocatore? "Quando noi sudamericani arriviamo in una squadra come la Lazio che ha vinto tanto e che vuole vincere, è complicato ambientarsi subito. Magari si può anche segnare due o tre reti subito ma servono comunque alcuni mesi per completare l'adattamento ad un torneo molto difficile. Zarate ha cominciato benissimo, poi ha avuto un calo. Ma non si può escludere che magari segnerà le reti che consegneranno lo scudetto alla Lazio. Il bomber è così quando la palla non entra è una situazione difficile, ma poi basta una rete per sbloccarsi".

Lazio-Inter per chi farai il tifo? "Farò il tifo per la Lazio, non perché io sia contro l'Inter, ma perché voglio che la Lazio vinca lo scudetto. Quando ho visto ad inizio campionato la Lazio nelle prime posizioni mi sono subito augurato che potesse vincere lo scudetto perché i suoi tifosi se lo meritano".

Fonte: lalaziosiamonoi.it