Tifosi contro sciopero dei giocatori
Daiana Di Nuzzo
Lo sciopero dei calciatori di serie A ormai è alle porte, il tempo stringe. La soluzione per scongiurarlo, invece, ancora non si scorge. Dovrà trovarla, e in fretta, il presidente della Federcalcio Giancarlo Abete che, anche di domenica, mentre sui campi si giocava a pallone e dai tifosi arrivava un segnale netto contro lo stop, ha incontrato i rappresentanti della Lega per individuare il percorso migliore per disinnescare l'azione di protesta dell'Assocalciatori e arrivare così alla firma del nuovo contratto collettivo.
'Giocatori vergognatevi', la scritta comparsa a Genova.
Ancora più esplicita quella del Tardini di Parma: 'Ne' con i giocatori né con chi ha svenduto il calcio alle televisioni, ma sciopera chi ha 0 diritti, non 1000 agevolazioni". "L'obiettivo di tutti è quello di riuscire a far rientrare questa situazione che ha portato alla proclamazione dello sciopero" ha spiegato Abete al termine delle due ore trascorse in Federcalcio in compagnia di Maurizio Beretta, presidente della Lega di Serie A, e Claudio Lotito, numero uno della Lazio e in prima fila nella trattativa col sindacato dei calciatori.
Domani la giornata decisiva: se Abete riconvocherà le parti, vorrà dire che ci sono i margini di manovra. Diversamente, si aprirà lo scenario del commissariamento, per nulla facile. Al momento, nessuna chance che cambino le delegazioni di Lega e Aic, e che i falchi cedano il passo alle colombe.
"Gli strumenti a disposizione per evitare lo stop ci sono - ha sottolineato il presidente federale - e cercheremo già da domani di capire quale può essere la modalità migliore per fare in modo che nella prossima settimana ci sia un impegno finalizzato a scongiurare lo sciopero". Tra gli strumenti a disposizione di Abete c'é anche la possibilità, in caso di un'evidente fase di stallo, di 'mettere in panchina' la Lega e commissariarla. Una mossa che ovviamente potrebbe far nascere nuovi problemi e polemiche con la Confindustria del pallone ma che, visti i tempi stretti, potrebbe non essere più rimandabile.
"L'incontro di oggi è servito per fare una riflessione sullo stato dell'arte della trattativa e sul parere dell'Alta Corte di Giustizia presso il Coni - ha ammesso il numero uno della Figc -. Abbiamo ipotizzato scenari e attività da svolgere che, ovviamente, dovranno necessariamente essere adottate nell'arco di questa settimana perché la mancanza di un accordo collettivo ha portato alla proclamazione dello sciopero nel prossimo weekend".
Più che il 'commissario ad acta', però, Abete vorrebbe poter fare affidamento sul buonsenso delle parti. Si lavora per trovare un accordo già confezionato sui sei punti aperti, ed escludere dall'accordo il settimo e più controverso, quello dei fuori rosa: "Le posizioni sono chiare e tra di loro distanti, sia sul versante pregiudiziale che su quello relativo a questioni di merito. Gli scenari possibili sono tanti, quello primario, anche se si fa fatica a portarlo avanti, - ha auspicato Abete - dovrebbe essere di una responsabilizzazione a 360 gradi da parte di Lega e Aic. Dovrebbe esserci insomma un senso di responsabilità nei confronti del sistema calcio e del suo rapporto con il Paese".
Senso di responsabilità che domani Abete chiederà nuovamente di mettere sul tavolo della trattativa che in questa fase - se ci sarà spazio per un un altro incontro - non prevederà in prima battuta la presenza del sindacato. "Per adesso sono fasi di lavoro in avanzamento che proseguiranno anche domani senza l'Assocalciatori - ha infatti confermato Beretta -. Stiamo ragionando nel complesso, sia nel metodo che nei contenuti". Questi ultimi legati soprattutto al nodo degli allenamenti separati (i 'fuori rosa'), voluti fortemente da Lotito, inaccettabili per l'Aic. "Il nostro interesse è di scrivere norme a tutela dei diritti effettivi delle singole componenti - ha però ricordato il presidente della Lazio - Siamo disponibili al dialogo per trovare una soluzione, ma la conferma dello sciopero dipende dall'Assocalciatori". La revoca, invece, dipende sempre più dalle scelte, ormai non più rimandabili, di Abete




