...con P.le Marino
Alessio Alaimo
In attesa di tornare in panchina, Pasquale Marino si concede ai microfoni di TuttoMercatoWeb. L'ex allenatore di Catania, Udinese e Parma, affronta diverse tematiche e si esprime sulle voci che lo accostavano ad alcune panchine.
Marino, cosa fa ancora a casa?
"Non lo so! (sorride, ndr). Guardo partite...".
È vero che ha rifiutato il Bologna?
"Non ho avuto contatti. Se uno non ascolta i programmi non può decidere. Direi che non posso aver rifiutato".
E con la Lazio invece, c'è stato qualcosa?
"Anche in questo caso l'ho letto sui giornali e mi hanno chiamato tante radio romane. Però non c'è stato nessun contatto. Tutti mi vogliono e nessuno mi piglia, come la Sora Camilla (sorride,ndr). Mi fa piacere essere accostato a tante squadre, vuol dire che ho fatto bene, però non ho avuto contatti con le squadre di cui si è parlato".
Perché tutti questi cambi di panchina?
"Se cambiano probabilmente ritengono non ci siano i presupposti per continuare, al di là dei risultati. I problemi bisogna viverli dall'interno di uno spogliatoio. E' chiaro però che in Italia c'è più pressione e meno tempo per noi allenatori".
Il suo ex Catania va bene, con Montella.
"Sta facendo molto bene e ha l'organico più forte degli ultimi anni in serie A. La squadra è stata affidata ad un allenatore emergente, che sta rispettando le attese".
Le piace la Roma di Luis Enrique?
"Ha margini di miglioramento notevoli, perché quando si cambia tatticamente e il metodo di lavoro, è normale che serve del tempo. La Roma ha tanta qualità, la società ha fatto una buona campagna acquisti perché ha preso tanti giocatori giovani e quindi il futuro è dalla sua parte. Credo che ancora i giallorossi possano migliorare ulteriormente, più di tante altre squadre".
Ha margini di miglioramento anche l'Udinese, prima in classifica.
"L'anno scorso la squadra è partita male a causa dei mondiali. Quando ci sono queste competizioni qualcosa si perde per strada dal punto di vista dell'intensità. L'anno prima quando c'ero io era l'anno dei mondiali e quindi inconsciamente si gestivano le energie in vista del Mondiale, una passerella importante per i calciatori. La partenza positiva di quest'anno è il prosieguo del lavoro esemplare dell'Udinese, sia società che staff tecnico. Quando sono arrivato io c'è stato uno smantellamento, perché sono andati via i vari Muntari, Iaquinta e Zenoni, ma abbiamo centrato l'Europa. L'Udinese ci ha abituato a questo: nonostante cambi molto, riesce sempre a disputare campionati positivi. Poi Guidolin è una garanzia, quindi ci sono tutti i presupposti per fare una grande stagione".
Lei lo ha allenato a Parma. Giovinco può essere il nuovo Del Piero della Juve?
"Ha caratteristiche diverse, anche se come ruolo si avvicina. Spero che Sebastian diventi la bandiera della Juventus, perché lo merita. Si è rimesso in discussione a Parma e ha fatto benissimo: l'anno scorso veniva da un infortunio e nel girone d'andata ha avuto qualche problema, ma nel girone di ritorno è cresciuto notevolmente. Sono contento, perché è anche nel giro della Nazionale. Nazionale che ha conquistato a Parma quando c'ero io. Ha le qualità per diventare il nuovo Del Piero della Juventus. Perché cercare altrove quello che hai già in casa?".
L'annuncio di Agnelli è stato prematuro?
"La sostanza cambia in maniera relativa. Per chi fa calcio vedere la Juventus senza Del Piero farà un certo effetto".
A Napoli qualcuno si lamenta di Inler.
"Ci può stare, non è mica una macchina... il Napoli gioca ogni tre giorni, con una certa intensità. Può capitare di non fare qualche partita al massimo, ma Inler non si discute. È umano anche lui...ed è tra i migliori in Europa".




