Duello Pato-Cavani, il predestinato e la scommessa
Antonio Vitiello
Ritmo latino e musica universale, quella del calcio, quella sprigionata dai piedi di due talenti assoluti, con tanti punti di contatto e altrettanti di diversità, ma un unico obiettivo: trascinare allo scudetto - a suon di gol - i rispettivi club per conquistare il primo tricolore della loro carriera. Da protagonisti. Pato e Cavani, il predestinato e la scommessa, un brasiliano e un uruguagio, due sudamericani nati dove il sangue ribolle per il pallone e i suoi interpreti, ma animali a sangue freddo, per forza di cose. Perché se di mestiere fai l'attaccante, non puoi lasciarti prendere dalla frenesia e dall'agitazione, devi mantenerti glaciale sottoporta, là dove si decide la partita. E loro - per rimanere in tema - il gol ce l'hanno nel sangue, come il ritmo. 25 uno, 13 l'altro. Anche se il brasiliano è stato spesso fermato da infortuni vari che lo hanno rallentato, ma non gli hanno impedito di andare in rete, da quando è in Italia, a una media di un gol ogni due partite. Della serie: una la sbaglia, l'altra no.
Punte dalla costituzione fisica diversa, nati per accarezzare la palla e costretti a fare a spallate con gli avversari e qualche volta addirittura con compagni di squadra, malgrado quel carattere timido e riservato di chi si trova maggiormente a suo agio in campo, piuttosto che davanti ai paparazzi, anche se il Papero una certa abitudine la sta facendo. Entrambi mix tra prima e seconda punta. Pato in costante via di definizione, Cavani inquadrato ormai come terminale offensivo da Walter Mazzarri che si è affidato a lui ciecamente, dandogli in mano le chiavi dell'attacco azzurro. Prototipi del giocatore moderno, capace di sprigionare potenza e qualità in velocità.
Motori dalla grande cilindrata e con benzina verde. Classe 87 Cavani, 89 Pato. Arrivati con l'apparecchio ai denti e diventati presto uomini, con un carico di responsabilità notevole. Che pare però non pesare più di tanto, a due che fanno male ai portieri avversari. E non solo in senso figurato, come ha spiegato Muslera: "Quando Cavani centra la porta sono guai. Le sue bordate fanno male alle mani, ti bruciano", ha spiegato il portiere della Lazio. Per Pato invece Ancelotti anni fa ha pronosticato un futuro radioso da Pallone d'oro. In attesa della consacrazione personale, entrambi cercano la gloria collettiva. La fame di vittoria è la stessa, il numero sulla maglia anche. E' la magia del 'sette', che non sarà il Magic number di Totti, ma è comunque un gran bel vedere...




