Figli di un Dio minore
Andrea Losapio
La vita, così come il mercato, è una questione di prospettive. Alle volte puoi permetterti il giro in boutique, ad esibire prima di tutto i tuoi gioielli come un vanto, e acquistarne un altro per la tua collezione. Poi succede che arrivi un momento di sventura, o di ristrettezza economica, e allora diventi boutique tu stesso, se ti va bene, altrimenti impegni i tuoi averi al monte di pietà e speri nella onestà del mercante.
La metafora rispecchia in pieno l'andamento del calciomercato italiano. Negli anni novanta le nostre società facevano la parte del compratore, anche a prezzi indecenti, che arrivava in boutique per togliersi lo sfizio e acquistare della seta - citando Corvino - piuttosto che della lana. La merce era di quella importante, partendo da van Basten, Gullit, passando per Ronaldo o Vieri (Atletico Madrid-Lazio prima, Lazio-Inter poi), ma anche Zidane, Thuram, Buffon, Salas, Mendieta, Crespo, Rui Costa, Shevchenko e via marciare. Tutti giocatori che hanno calcato per quasi tutta la propria carriera i prati del Belpaese, anche se originari di paesi esteri. Basti ripensare alla Francia del 98 per averne un fulgido ricordo.
Ovviamente qualche scossone c'è stato, come Zidane dalla Juve al Real Madrid, ma era qualcosa di limitato nel tempo. Negli anni novanta c'è stata la corsa all'italiano da parte prevalentemente del Chelsea, con Vialli, Zola, Di Matteo arrivati nel Regno Uniti congiuntamente - più o meno - ai Carbone o ai Ravanelli. Tutto sommato un'emorragia limitata, con le italiane che dominavano l'Europa in lungo e in largo, anche grazie a un paio di squadre dopate economicamente come Lazio e Parma. Quello che sta andando in scena quest'anno, invece, è un bagno di sangue.
Pensiamo ai grandi acquisti fatti dalle squadre italiane, a partire dalle big. L'Inter ha dovuto pescare un argentino - che al Velez non è che facesse proprio il titolarissimo - e Jonathan, che due anni fa piaceva e non poco alla Fiorentina. Il Milan ha acquistato due giocatori a parametro zero, poi è andato su El Shaarawy, ma l'anno scorso ha fatto saltare il banco con Ibrahimovic - prestito con diritto di riscatto più pagamento a rate - e Robinho, oramai separato in casa al City. La Juventus si è data molto da fare sul mercato italiano, ma di veri e propri top player non v'è traccia. Leggermente più in basso vediamo una Lazio che punta sull'usato quasi sicuro (Klose e Cissè), mentre la Roma prova a piazzare il colpo tra Lamela e Bojan, due che dovranno lavorare prima di diventare indispensabili.
Da questo discorso elimino il Napoli, per un motivo: De Laurentiis non fa spese folli e preferisce coltivarsi i campioni in casa, da Lavezzi a Cavani passando per Hamsik, tutti giocatori che ai piedi del Vesuvio hanno fatto il salto di qualità.
Il presidente partenopeo poi non vende, e questo è un enorme merito.
Adesso, giro per l'Europa: partiamo proprio da Barcellona, dove hanno comprato Sanchez, dalla boutique Udinese, e probabilmente acquisteranno anche Fabregas. I blaugrana possono permettersi - con uno sguardo al portafoglio - di prelevare solo due giocatori all'anno e rimanere competitivi sui massimi livelli. E, quando sbagliano, vincono la Liga e arrivano in semifinale di Champions. Il Real Madrid quest'anno si sta dando un contegno dopo i milioni di euro spesi inutilmente per arrivare secondo (Coentrao e Sahin, comunque, sono costati più di Pastore), mentre il Villarreal può permettersi di blindare Giuseppe Rossi e vendere il "solo" Cazorla. Lasciando stare il Malaga, oramai vera e propria mina vagante.
In Inghilterra, poi, non parliamone: Manchester United e Chelsea sono relativamente ferme, consci di una superiorità abbastanza netta. I Red Devils hanno comunque chiuso per De Gea, vicino ai 18 milioni di euro, e Ashley Young, per una cifra leggermente superiore. I Blues hanno messo mano al portafogli in inverno, con David Luiz e Fernando Torres, poi i 15 milioni di clausola rescissoria di Villas Boas, ora si aspettano i saldi per una società da svecchiare, ma è chiaro che Abramovich al momento non ha intenzione di aprire troppo il portafogli. L'Arsenal va con decisione su Mata e Jagielka, ha già preso Gervinho ma perso Clichy, Denilson e prossimamente Fabregas e Nasri. City solito leone fra Savic e Aguero, lo stesso Clichy e i possibili colpi Cerci e Nasri. Liverpool con Adam, Downing ed Henderson in più, solo mosse in un centrocampo che era il reparto più sguarnito dei Reds.
La Bundesliga rimane sui livelli italiani, con le società più boutique che non compratori - tranne il Bayern Monaco, che fa la parte del padrone ovunque, e si permette di trattenere tutti, da Schweinsteiger e Robben in giù -, la Francia ha lo spauracchio PSG che potrebbe sconvolgere il mercato. Menez, Sirigu e Pastore gli ultimi in ordine di tempo.
Bastano quindi i petroldollari per passare da boutique - seppur di lusso - a compratori esigenti? Sicuramente aiutano, ma la mancanza di programmazione delle nostre società in termini di stadi, merchandising e fascino produce poi "mostri" che portano la Supercoppa Italiana, alias Derby della Madonnina, a giocarsi a Pechino per aumentare l'appeal nel mercato emergente cinese. Leggevo, poi, che le cessioni importanti come quelle di Pastore e di Alexis Sanchez potrebbero migliorare verso l'alto il campionato, lanciando nuovi talenti che altrimenti sarebbero stati chiusi. Un discorso che vale per l'Eredivisie, non per il campionato italiano: quello delle sette sorelle, per intenderci, che al momento stanno impegnando le proprie borse e la propria lana dopo un'epoca di sperperi.




