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Italo Cucci: "La Juve? Non sventola progetti, a differenza di altri"

autore
Gaetano Mocciaro
martedì 22 novembre 2011, 16:122011
autore Gaetano Mocciaro
22.11.2011 16:122011
FotoTUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca

Dopo l'esaltante 3-0 sul Palermo la Juventus ha agganciato la Lazio in testa alla classifica, con una partita in meno da giocare. Una risposta a chi pensava che i bianconeri potessero ripresentarsi arrugginiti dopo 3 settimane senza partite. Sulla questione è intervenuto, in esclusiva per TuttoJuve.com il noto giornalista Italo Cucci:

Italo Cucci, stupito dal modo in cui la Juventus ha ripreso a giocare dopo tre settimane dall'ultima partita?

"Non sono stupito. Come mi diceva Marchisio c'è un impegno di lavoro con Conte straordinario, non solo nella quantità ma anche nella qualità del lavoro, che prevede un raccordo efficace anche nei momenti di sosta. Per alcune squadre la pausa ha fatto male, non alla Juve perché non ha mai smesso di concentrarsi sul campionato, inoltre una buona rappresentanza della squadra ha giocato insieme nella nazionale di Prandelli, dando anche le migliori indicazioni rispetto agli altri giocatori".

Cosa ha questa Juve in più delle altre squadre?

"La prima virtù e quella di non aver fatto e sventolato progetti, a differenza di molti che cavalcano la moda sventolando questi presunti progetti e che adesso stanno cadendo sugli stessi. Conte ha portato una moda importante ed essenziale, quella di non sentirsi mai appagati e lavorare per un obiettivo che manca da anni: gioco e risultato, non necessariamente in quest'ordine. E poi c'è una concentrazione straordinaria. Marchisio ieri mi diceva che la squadra aveva sempre lavorato anche nelle precedenti stagioni, ma adesso c'è una carica particolare, una tensione e intensità che sta portando a questi risultati".

Il gioco della Juve sta esaltando tutti e può essere visto come ancora di salvataggio per il calcio italiano in Europa. Lei è d'accordo?

"Il bello della Juve è che non ha mai seguito le mode. Anzi, le ha imposte. Non credo debba restare vittima più o meno compiacente della spagnolità modaiola di questo momento. La Juve ha una forza autonoma e una capacità di applicarsi su quelle che sono le norme volute da questo allenatore che era partito come titolare di un modulo preciso, ma poi, mentre Gasperini cadeva vittima di un modulo, Conte adattava la squadra alle situazioni dimostrando elasticità e intelligenza. Per cui è proprio la Juventus che in questo momento è la squadra che dà maggior affidamento al futuro, insieme al Milan, tenendo presente che i bianconeri nello scontro diretto hanno vinto. Ora vediamo col Napoli come andrà, perché se vince allora si potrà davvero parlare di scudetto, parola che adesso è un po' sottaciuta".

Due simboli di questa Juve sono Pepe e Marchisio. Il primo era sul piede di partenza dopo i tanti arrivi sulle corsie laterali, il secondo sembrava destinato a fare la riserva di Vidal

"Pepe è protagonista di una rinascita, dopo il mondiale sudafricano che l'ha mortificato. Il suo limite è quello di avere un temperamento che lo rende entusiasta quando le cose vanno bene e depresso quando la ruota non gira. I mondiali del 2010 lo avevano ridimensionato e lo stesso giocatore si era attribuito colpe che in realtà andavano distribuite su tutta la squadra. Appena ha avuto un'iniezione di fiducia ha riconquistato il suo ruolo. Certo, deve essere sempre tenuto sulla corda per fare bene. Riguardo Marchisio invece è la conferma di quello che pensavano tutti quelli che hanno conoscenza del mondo Juve e un po' di competenza calcistica, cioè che sarebbe stato l'uomo Juve, colui che insieme a Pirlo poteva fare grandi cose e l'interprete ideale per il gioco di Conte, perché gioca ovunque, ha leadership ed è uno juventino doc".