Juventus e Torino: pareggi dal sapore di sconfitta
Redazione TMW.
Le torinesi confermano di vivere un delicato inizio di 2011, mancando le vittorie anche contro Sampdoria e Cittadella: l'obiettivo scudetto per Del Neri diventa ormai un miraggio, ma adesso si complica anche la corsa Champions, mentre per il Toro un solo punto in tre partite significa dover riporre definitivamente i sogni di promozione diretta, con la panchina di Lerda che (forse) torna a traballare, come era successo nel complicato avvio di stagione. E per entrambe le squadre della Mole ora si annuncia un'ultima settimana di mercato caldissima, per provare a porre rimedio ai problemi emersi nei primi cinque mesi di campionato.
In un sfida ricca più di calci che di calcio, con una marea di falli, infortuni e colpi proibiti, la Juve non è andato oltre lo 0-0 a Marassi Non era questo il risultato che Del Neri si aspettava per il suo ritorno a Marassi (che prima del via applaudiva la curva blucerchiata, ricambiato): contro la squadra che un anno fa pilotò ad uno storico quarto posto e alla qualificazione al preliminare di Champions, ora l'obiettivo di centrare identico a Torino si fa dura. La Juve che aveva il miglior attacco del campionato nel nuovo anno ha vinto una sola volta e ha smesso di segnare con continuità, ma era difficile fare molto di più senza Quagliarella, Iaquinta e l'ultimo arrivato Toni, con Amauri in campo con la maschera protettiva e Del Piero a mezzo servizio. Oltretutto, da un paio di giornate Krasic ha smesso di essere devastante come nei mesi scorsi, così la Juve non ha più la stessa esplosività sulla fascia e le palle pulite per gli attaccanti si contano sulle dita di una mano.
La nota positiva è aver visto Buffon (sotto gli occhi del ct azzurro Prandelli) trascorrere un pomeriggio quasi da spettatore non pagante, la difesa ha concesso le briciole agli attaccanti della Samp, ma solo negli ultimi minuti la Juve ha provato davvero a vincere la partita. Lazio e Inter si sono fermate, ma complici i successi di Napoli e Roma, il pari di Genova è una mezza sconfitta in chiave Champions, visto che il quarto posto si è allontanato, mentre Palermo e Udinese si sono fatte sotto.
Dopo aver costruito una sola occasione nitida per 80 minuti, nel finale Del Neri ha capito che bisognava rischiare, dopo che la Samp aveva perso prima Pazzini e poi Pozzi, con l'ingresso di Martinez la Juve ha preso il comando della gara, ma Del Piero ha fallito due occasionissime, oltre a quella non sfruttata da Amauri: per i bianconeri un solo successo nelle ultime cinque giornate, occorre cambiare marcia per riprendere la corsa verso l'Europa più prestigiosa. Per il Toro, invece, la marcia verso la serie A diretta si è definitivamente interrotta sabato, complice l'1-1 casalingo con il Cittadella, al termine di una prestazione imbarazzante.
Sicuramente i granata non sono stati fortunati (una traversa, un autogol subito), ma contro una rivale di bassa classifica, che tutta assieme costa quanto i soli ingaggi di Bianchi, Gasbarroni e Sgrigna, bisognava fare di più. Invece gli uomini di Lerda hanno prodotto zero occasioni per 26 minuti, salvo uscire dal letargo solo dopo l'1-0 e giocando comunque senza la necessaria cattiveria per trovare il secondo gol che avrebbe ammazzato la gara. Nella ripresa il Toro è tornato a fare poco e nulla ha prodotto, se si escludono un paio di mischie e il confuso arrembaggio finale, dopo che il Cittadella aveva trovato un insperato pareggio.
Nell'occasione in cui giocava finalmente titolare Gasbarroni ha fatto cose discrete, prima di fermarsi per infortunio, Lazarevic ha confermato di non vivere un gran momento (ma ci può stare, dopo cinque mesi condotti a tutto gas), Bianchi continua a restare solo soletto in area di rigore, perché Sgrigna viene tenuto a trenta metri dall'area di rigore, defilato sulla fascia e lontano dal fulcro del gioco. Ora che sono in arrivo Gabbionetta e Antenucci bisognerà per forza di cose ridisegnare il Toro e forse anche il modulo, ma Lerda sembra tornato in piena confusione, come a settembre e ottobre. Fallire anche contro il suo ex Crotone potrebbe costargli caro, l'esperienza insegna che con Cairo la panchina granata spesso assomiglia ad una sedia elettrica. Il sesto posto (in coabitazione) non può bastare, visto il distacco dalle prime tre e l'involuzione delle prime giornate del nuovo anno, il Toro deve cambiar marcia. Subito.




