Lazio, la Nord fischia Reja ed applaude Zàrate
Riccardo Mancini
"Rispetto per i nostri colori e la nostra storia": a poco sembrano essere servite le scuse di Capitan Rocchi, il ds Tare e il presidente Lotito, i tifosi biancocelesti hanno ancora il dente avvelenato per quella sconfitta deludente in un derby da Champions, archiviato invece come una delle più sbiadite prestazioni ed umilianti sconfitte nell'arco del campionato. A poco è servito quello spirito di rinascita, quella voglia di voltare pagina che Edy Reja ed i suoi uomini hanno dimostrato durante tutta la settimana. Non è mai facile vivere la settimana successiva al derby dalla sponda dell'armata sconfitta qui a Roma, non è mai facile riuscire a dimenticare una gara che vale la vita giocata invece senza carattere né motivazioni perché 'La Lazio è una fede, soltanto forza e onore'. Che qualcosa tra i tifosi biancocelesti - abituati da sempre a soffrire sì, ma anche a non mollare mai - e la squadra, sembra ormai evidente; è uno spettacolo desolante quello che si presenta allo Stadio Olimpico: la Curva Nord quasi deserta che ha perso tutta la voglia di stupire con le sue maestose coreografie, assordanti fischi per i protagonisti in negativo della stracittadina da Muslera a Sculli, ma soprattutto per mister Edy Reja, il capro espiatorio di una debacle che non si può giustificare né dimenticare. Per alcuni forse sarebbe impensabile contestare la propria squadra quando si trova al quinto posto in classifica, a soli due punti dall'Europa che conta; sembra esser tornati indietro di un anno, quando la Lazio lottava con il morale a terra per scongiurare la serie cadetta. Ma il tifoso biancoceleste è così, troppo critico forse nella delicata piazza romana, ma quel che conta per lui non solo i risultati quanto undici uomini in campo che dimostrino di lottare per quella maglia e per quei colori. "Tifiamo solo la maglia", questo è quello che urla una Curva Nord ancora troppo arrabbiata e delusa, perché questa Lazio ancora non riesce a dimostrare il suo carattere nei momenti più cruciali della stagione, sprecando quelle occasioni che potrebbero farle spiccare definitivamente il volo.
E se si pensa che quei pochi tifosi arrivati da Cesena credono nella loro squadra che lotta per non retrocedere molto più di quanto non facciano quelli biancocelesti, il silenzio assordante della Nord non fa altro che confermare che qualcosa si è rotto davvero e non sarà facile ricucire la ferita, perché in gioco non c'è solo il quarto posto e la Champions quanto l'onore per quella maglia storica.
Fischi assordanti per Edy Reja, applausi scroscianti per Mauro Zarate. I tifosi biancocelesti non hanno mai avuto dubbi, l'argentino non si discute e nell'aut-aut tra i due scelgono ancora una volta Maurito. Il pesante silenzio dell'Olimpico, mixato a fischi di paura quando il Cesena si fa largo nella difesa biancoceleste, viene interrotto solamente dall'urlo dei tifosi per il ritorno al gol di Zarate, in astinenza da quel Juventus-Lazio del 12 dicembre scorso. Gioia infinita ed un sorriso che da troppo mancava per l'argentino, sguardo enigmatico e non troppo entusiasta per il tecnico goriziano. Sarà un caso che il talento di Haedo sia tornato al gol proprio quando è riuscito a riconquistare il suo ruolo da prima punta? Ai posteri l'ardua sentenza. Intanto in un cupo pomeriggio romano ed in una gara ancor più grigia e spenta, Maurito ritrova sicurezze e si esalta, con il merito di essere l'unico a riuscire a strappare ai tifosi biancocelesti applausi e sorrisi, nonostante la contestazione e lo sciopero del tifo.




