Lazio, lo strano caso Cissè
Antonio Vitiello
Un Leone ferito, se non nel fisico almeno nell'orgoglio. E' la fotografia attuale di Djibril Cisse, lo scultoreo bomber francese acquistato quest'estate dalla Lazio. Acquistato, ovviamente, per fare gol. Ecco, è proprio questo, il suo habitat naturale, a mancare: l'ultima realizzazione risale ormai al 15 settembre, il rigore dell'uno a zero contro i romeni del Vaslui. Da li in poi solo pali, prodezze dei portieri avversari e tanta, tanta rabbia. E dire che l'inizio della sua avventura laziale era stato devastante: doppietta contro i modesti macedoni del Rabotnicki e gol all'esordio, in campionato, nello stadio dei sogni: Stadio Giuseppe Meazza, Milan - Lazio, gol del momentaneo due a zero. Ad incorniciare la seconda giovinezza è arrivata anche la convocazione nella nazionale francese, altro pallino del centravanti ex Liverpool. Quello che manca di più è però il gol. Per uno che vive di adrenalina non è certo facile affrontare un periodo del genere, a testimoniarlo le frasi che quotidianamente riporta su Twitter: "voglio ringraziare i tifosi della Lazio per il sostegno, è un momento difficile ma prometto che lotterò per cambiare le cose".
Dopo gli anni da imperatore vissuti ad Atene nel Panathinaikos era logico aspettarsi una leggera flessione, almeno dal punto di vista realizzativo, considerato anche il livello del calcio italiano. Addirittura c'è chi imputa alla coesistenza con Miro Klose la sua pigrizia in zona gol ma, a conti fatti, la realtà è un'altra: nel nuovo modulo di Reja, Djibril è una vera e propria seconda punta, che svaria su tutto il fronte offensivo, scegliendosi di volta in volta l'avversario da affrontare. Una seconda punta col vizio dell'assist. Esempio lampante l'ultima trasferta vittoriosa, quella di Cagliari, dove il francese ha mandato in porta Lulic e proprio Miroslav Klose, giocando al servizio della squadra per tutta la partita, come già accaduto a Bologna. Alla fine è uscito sbuffando dal campo, evidentemente non soddisfatto della sua prova. "Se continua a giocare così - ha ammesso Edy Reja a fine partita - a me va benissimo, anche se non segna". 737 minuti senza capriole, senza l'abbraccio con quella Curva Nord che già l'ha adottato a simbolo, sono però troppi per uno come lui. Chiamatelo uomo assist, quindi, ma lui di certo non sarà contento. Perchè Djibrill Cissè è un vero e proprio missionario del gol.




