Luca Serafini: "C'era una volta il Milan del possesso-palla"
Redazione TMW.
Il noto giornalista di Mediaset, Luca Serafini, commenta sulle pagine di milannews.it il momento dei rossoneri:
"Abbiamo riconosciuto a Massimiliano Allegri meriti indubitabili dal giorno del suo arrivo al Milan. Per esempio, l'incontro e il rapporto con la squadra, con lo spogliatoio, è stato molto positivo e apprezzato da giovani e senatori. E prosegue con grande stima, rispetto, armonia. Il tempo di mettere le mani sulla suadra e l'ex allenatore del Cagliari la "screma" di Ronaldinho, quindi di Seedorf e infine (Bologna) sposta Pirlo a sinistra nella posizione di Ambrosini e viceversa. Va in testa alla classifica e non la molla più. Rivoluziona il modulo, cui Ronaldo sembrava essersi crocefisso, preferendo tre mastini sulla linea di centrocampo e un quarto (Boateng) a fare il trequartista. Squadra coperta e agonistica, che riesce a sfoggiare alcune partite spettacolari dal punto di vista tattico (Auxerre) e anche da quello estetico (Bologna, Sampdoria, Ora è discusso e in difficoltà, sempre in vetta però, perché obiettivamente gli infortuni sono tanti, troppi: la difesa falcidiata (a turno anche dei portieri), l'attacco privato prima di Pato poi di Inzaghi, soprattutto si è sfaldato il centrocampo perdendo via via tutti i suoi uomini, Flamini, Gattuso, Pirlo, Seedorf, Boateng e Ambrosini e costringendo la società a intervenire sul mercato, recuperando due (ottime) pedine come Emanuelson e Van Bommel. Nel frattempo è peggiorata la condizione di Ibrahimovic e Robinho, mentre il rendimento ondivago di Pato fa a pugni con la sua media-gol in continuo, costante crescendo.
La rivoluzione è avvenuta. C'era una volta il Milan del possesso-palla, il Milan che la faceva girare quasi in maniera esasperante prima di affondare, ma che sapeva esaltare con le incursioni di Cafu, Pancaro e di Serginho, le volate di Shevchenko e Kakà, le incursioni di Inzaghi e perché no, Tomasson. Era il Milan di Rui Costa, dei giovani Seedorf e Pirlo, di Rivaldo che arrivava a svernare (segnando comunque 10 gol in una stagione), del crepuscolo di Costacurta e Maldini. La storia di questa squadra dice che ha cambiato pelle e mentalità. La storia di una squadra capace di 3 finali (e 2 vittorie) di Coppa dei Campioni in un decennio, ma con un solo scudetto all'attivo, dice che forse è proprio questa la chiave di volta per tornare a primeggiare in Italia: più muscoli, meno fantasia.
Va benissimo, a condizione di non chiedere agli esteti il divertimento con spettacoli come quelli di Lecce, Catania, Genova o con l'Ajax.
Il problema qual è? Che mancando la condizione, "quella" squadra europea riusciva a inventarsi qualcosa con il gioco e le giocate, quella di oggi - mancando la condizione, ripetiamo - è lenta, poco incisiva, incapace di imporsi contro squadre che hanno decine di punti in meno in classifica. Il problema è che oggi a quel suo stesso modulo nuovo e rivoluzionario, sembra essersi inchiodato anche Allegri. Come sia stato possibile concepire per Genova un centrocampo con 3 lavoratori come Gattuso, Van Bommel e Flamini, non è dato sapere. L'altro problema è che se non sono in condizione 3-4 giocatori, bisognerebbe inventarsi qualcosa di diverso. A livello di uomini e di moduli. Il Milan ha il fiato grosso, deve respirare e riordinare le idee. Come dice Galliani, dopo la campagna acquisti di gennaio Allegri deve pedalare. D'accordo, ma comincino ad alzarsi sul sellino anche Van Bommel (3 gialli e un'espulsione nelle prime 3 uscite), Emanuelson (3 drop al 2° anello tra Lazio e Catania), Cassano (i 45 giorni per recuperare forma e forme sono scaduti), Didac Vilà (a Marassi nel suo ruolo ha giocato Bonera, lo spagnolo non è stato iscritto nella lista Champions). E a rialzarsi Legrottaglie. C'è bisogno di tutti. C'è bisogno di darsi una mossa".




