Manlio Scopigno, l'antimago e il filosofo
Redazione TMW.
Manlio Scopigno è cresciuto a Rieti, dove si trasferisce con la famiglia dopo che il padre, Guardia Forestale, venne inviato lì, rimane sempre legato alla cittadina laziale.
Gioca in Serie C con il Rieti nel ruolo di terzino, dimostrando uno stile di gioco diverso da quello deciso e a volte rude dei difensori del tempo. Milita poi in Serie B, nelle file della Salernitana. La sua carriera si interrompe bruscamente tre anni dopo quando, al passaggio al Napoli, è vittima di un terribile incidente (rottura dei legamenti del ginocchio, infortunio all'epoca senza rimedio) durante la sfida casalinga col Como, per ironia della sorte pochi istanti dopo aver segnato la sua unica rete in Serie A. Il ritorno all'attività è effimero, solo poche presenze nel Catanzaro prima di appendere le scarpe al chiodo.
Iniziò ad allenare nelle serie minori, diventando poi amico dell'allenatore del Lanerossi Vicenza Roberto Lerici, conosciuto ad un corso per allenatori. Diventato secondo dell'allenatore biancorosso, nella stagione 1961-62 Lerici è esonerato ma consiglia ai dirigenti di dare la panchina a Scopigno, il quale rimane a Vicenza fino al 1965, ottenendo due ottimi piazzamenti, un sesto ed un settimo posto, portando il Vicenza fra le migliori provinciali.
Passato al Bologna, vive una stagione in cui viene esonerato per essere poi chiamato al Cagliari nell'estate 1966. Dopo la conquista del sesto posto, la dirigenza preferisce sollevarlo dall'incarico, affidando la panchina ad Ettore Puricelli.
Scopigno passa quindi la stagione 1967-1968 ufficialmente da disoccupato. In realtà il tecnico carnico è regolarmente stipendiato dall'Inter affinché sia disponibile alla sostituzione del bizzoso Helenio Herrera, ormai al termine della sua avventura sulla panchina nerazzurra. All'inizio della stagione 1968-1969 torna alla guida del Cagliari.
Nel giro di pochi anni guida la squadra sarda ai vertici del calcio italiano con il secondo posto nel 1969 e soprattutto con lo storico scudetto del 1970, il capolavoro della sua carriera, anche se non può sedersi in panchina per buona parte del girone di ritorno a causa di una squalifica di cinque mesi per offese ad un guardalinee.
Dopo la conquista del titolo di Campione d'Italia resta altri due anni in Sardegna, quindi dopo un anno sabbatico viene ingaggiato dalla Roma per la stagione 1973-1974, ma abbandona la panchina dopo solo sei giornate, forse dopo aver verificato di non poter reggere la pressione di una piazza molto più esigente di Cagliari.
La stagione successiva accetta, a campionanto in corso, di subentare ad Ettore Puricelli sulla panchina del Lanerossi Vicenza coinvolto nella lotta per non retrocedere. Il campionato si conclude con la retrocessione della squadra veneta. Scopigno resta alla guida dei biancorossi anche la stagione successiva in Serie B alla ricerca di un immediato ritorno nella massima serie, ma l'esito è deludente e, complice una malattia che lo costringe a letto per mesi, Scopigno lascia la panchina con il Lanerossi in zona retrocessione (a fine stagione i veneti otterranno una sofferta salvezza). Da allora nonostante non si sia mai ufficialmente "ritirato" non viene più ingaggiato come allenatore.
Dopo avere superato le conseguenze di un primo infarto, Scopigno muore nel 1993, all'ospedale di Rieti, vittima di un secondo arresto cardiaco.
In suo onore si gioca il torneo Memorial Scopigno, in cui si ricorda anche il fratello Loris, anch'egli sportivo e calciatore.
Nel 2005 a Scopigno è stato intitolato lo Stadio di Rieti.
Nello stadio Sant'Elia di Cagliari, che fu aperto subito dopo il campionato dello scudetto, è a lui dedicata la tribuna stampa.
Per capire chi era Manlio Scopigno e quale fosse la sua filosofia di vita e il suo approccio alla squadra riportiamo un racconto fatto da Pierluigi Cera, capitano del Cagliari campione d'Italia 1969/70
"Scopigno era arrivato da poco. Eravamo in ritiro per una partita di Coppa Italia e in sette o otto, in barba alle regole, ci eravamo dati appuntamento in una camera per giocare a poker. Fumavamo tutti e giocavamo a carte sui letti. C'era anche qualche bottiglia che non ci doveva essere. Ad un tratto si apre la porta: è Scopigno. Oddio, penso, ora ci ammazza (Silvestri lo avrebbe fatto), se ci va bene ci leva la pelle e ci fa appioppare una multa! Scopigno entrò, nel fumo e nel silenzio di noialtri che aspettavamo la bufera, prese una sedia, si sedette vicino a noi e disse tirando fuori un pacchetto di sigarette "Do fastidio se fumo?" In mezz'ora eravamo tutti a letto ed il giorno dopo vincemmo 3-0"
Alcuni frasi famose di Scopigno
"...di tutto mi sarei aspettato in vita mia fuorché di veder giocare Niccolai via satellite...".
"...il più pulito nel calcio è il pallone,quando non piove.
"... Il calcio è un castello le cui fondamenta son le bugie. Io dico pane al pane e brocco al brocco e passo per un tipo bizzarro. Tutti gli altri , dal mago Helenio al mago di Turi passando per l'asceta Heriberto , sono tipi regolari.
"Durante una tournée negli USA, mentre il calciomercato vede Inter, Juve e Milan scatenate all'inseguimento di Riva, fra i due arriva la rottura. Al ritorno il Presidente Rocca telefona a Scopigno per comunicargli l'esonero. Il "filosofo" gli risponde alla sua maniera: - "Presidente Rocca, faccia presto, ho la minestra in tavola e non vorrei si raffreddasse...".
Scopigno "l'antimago"
"Era quello un calcio di allenatori-stregoni, fra il profeta (Helenio Herrera, Pesaola) e l'asceta (Heriberto), fra il fattucchiere (Pugliese) e il personaggio della commedia dell'arte ("Paron" Rocco); Scopigno non è certo inquadrabile in uno stereotipo fra questi, lo definiscono il "filosofo" per la sua raffinata cultura e per l'apparente disincanto con il quale osserva il calcio, per l'arte di sdrammatizzare gli eventi. Calciatore sfortunato al Napoli, dove chiude presto la carriera per un grave infortunio, come allenatore in Serie A ha fatto bene a Vicenza, dove ha portato la squadra al sesto posto risultato migliorato poi solo ai tempi di Paolo Rossi. In quella squadra oltre al famoso Vinicio giocava anche l'avvocato Campana fondatore del sindacato calciatori".
"Scopigno è il contrario della figura caricaturale dell'allenatore-mago molto in voga a quei tempi. Per lui non conta molto la rigida osservanza del ritiro e della castità, il maniacale controllo delle diete e dei carichi di lavoro, la puntualità nell'andare a letto alle nove".
Il filosofo Manlio Scopigno - Dissero di lui
"... A Cagliari è stato socratico nell'esercitare la filosofica ironia. Ha avuto grandi intuizioni psicologiche da grande pedagogista esaltando quel mostro di coraggio e bravura che era Gigi Riva". Gianni Brera
"Scopigno è un tecnico che è stato in anticipo sui tempi. Anni fà è riuscito a trasformare psicologicamente il nostro campionato". Giulio Cesare Turrini
"Scopigno conosce il calcio meglio di tanti altri, potrebbe essere il CT della Nazionale, egli è più adatto ad un ambiente che graviti intorno ad una squadra di rango". Carlo Grandin
Una notte, un fattorino del presidente Goldoni gli recapitò un biglietto di licenziamento, Lui lesse e, senza muovere un sopracciglio, sussurrò il suo commento «Ci sono due errori di sintassi e un congiuntivo sbagliato»
"... Bellissimi furono i campionati in cui allenatore era Scopigno, che mi dava del lei. Mi diceva prima della partita: "Campana, lei giochi sulla fascia sinistra e faccia quello che le pare." Erano anni in cui giocare a calcio voleva davvero dire divertirsi, anche a livello di serie "A". Una volta dovevamo scendere in campo a Torino contro la grande Juventus. Noi giocatori, considerata la grande differenza di valori in campo tra le due squadre, in anni in cui la sudditanza psicologica degli arbitri verso le "grandi" era..."più forte" di adesso, prendemmo la trasferta come una gita: mancavano pochi minuti al fischio d'inizio e nello spogliatoio facevamo baldoria. Scopigno entrò e disse: "ragazzi, cercate per lo meno di ricomporvi e giocare dignitosamente!" Finì che vincemmo tre a due..." Sergio Campana - Presidente Associazione Calciatori
"Non ho conoscenza diretta del calcio reatino ma certo del suo "prodotto" più importante: Manlio Scopigno. Il Filosofo del Pallone per antonomasia, colonna del Rieti in B una sessantina di anni fa, mi parlava spesso della sua squadra, evidenziando soprattutto nostalgia della sua terra. Era il 1965, Scopigno aveva preso in consegna il Bologna da un altro grande campione del Lazio, Fulvio Bernardini, e a differenza del Dottor Pedata amava fare le ore piccole davanti a un whisky o un fernet. Ripensando a quelle notti, a quelle chiacchiere, mi vien voglia di suggerire ai nuovi dirigenti del Rieti un convegno dedicato proprio a Scopigno, alla sua "filosofia", alla sua idea del calcio. Ospite d'onore, l'artefice, insieme a Manlio, dello scudetto del Cagliari: Gigi Riva. A proposito di valori del calcio." Italo Cucci - Giornalista sportivo




