Milan, caso Pato: Ibra lo agita e Allegri...
Gianluigi Longari
Impossibile non notarlo. Chiunque abbia visto la partita di ieri sera tra Milan e Lazio si sarà sicuramente accorto di come Alexandre Pato non riesca a giocare con la tranquillità tipica di chi ha doti naturali fuori dal comune. Il Papero è teso, agitato e nervoso. Cerca la giocata semplice pur avendo nel suo dna quella difficile, sbaglia i movimenti e si fa condizionare da chi ha intorno, invece di essere lui stesso a far girare la fase offensiva della squadra. La colpa? Essenzialmente di Zlatan Ibrahimovic. Lo svedese trascina, certo, ma sbraita, urla e rimprovera in continuazione, specie il malcapitato Pato, che più di una volta è stato oggetto dei rimbrotti dello svedese anche nel match di ieri.
Inevitabile subire il carisma di uno come Zlatan, ma ciò che stupisce è la totale involuzione di un talento come Pato, capace di dare il meglio ormai solo quando Ibra non c'è (vedi gara di coppa Italia contro la Samp). Poca tranquillità alla base, e soprattutto la crescente sensazione di non essere poi così considerato. Queste le remore da sconfiggere per rivedere il Pato di un tempo, e non lo spaventato attaccante che cerca il costante e spesso fuori luogo passaggio a Zlatan osservato ieri sera al Meazza. Allegri, intanto, si prodiga in un'ovvia difesa del suo svedesone, senza però evitargli una piccola tirata d'orecchie: "Pato condizionato dai richiami di Ibra? No, Zlatan ha il suo carattere anche se i compagni a volte vanno aiutati...".
Evidentemente ieri sera non è successo.




