Milan, Crudeli: "Sembrava facile..."
Antonio Vitiello
Al Milan, nelle dieci partite del girone di ritorno, era capitato di pareggiare col Lecce (1 a 1), con la Lazio (0 a 0) in casa e col Genoa (1 a 1). Ciononostante sulla carta Milan- Bari non sembrava presentare incognite. In teoria era un match a senso unico. Il Milan capolista opposto, sul campo amico, al Bari cenerentola del campionato, in effetti era nettamente favorito. Rossoneri per di più motivati dalla necessità di riscattare davanti al proprio pubblico l'eliminazione in Champions e dal pareggio dell'Inter col Brescia, penultimo in classifica. E invece hanno rischiato di perdere. D'altronde nel calcio di oggi se i ritmi non sono sostenuti chiunque rischia di incappare in brutte figure. Erano anche i numeri a testimoniare la poca consistenza del Bari: attacco meno prolifico della Serie A (15 reti all'attivo) e la difesa più battuta (42 gol passivo). Sulla carta quindi c'erano tutti presupposti per assistere ad un match a senso unico. I biancorossi, però, per merito del nuovo allenatore Bortolo Mutti, pur perdendo avevano messo in difficoltà squadre di vertice come l'emergente e spettacolare Udinese e in precedenza pure la Lazio all'Olimpico di Roma. Ipotizzare però che potessero creare grattacapi ai rossoneri francamente era difficile da accettare. Pronti e via e il Bari, come il Tottenham, si è chiuso a riccio nella propria metà campo. Un catenaccio di antica memoria. Per i milanisti districarsi in quel dedalo intasatissimo era impossibile. Fermate le punte spettava ai centrocampisti cercare di proporsi al tiro dalla media e dalla lunga distanza ( non caso al 90esimo una conclusione di Emanuelson è stata respinta sulla linea di porta!). Cocciutamente si cercava lo sfondamento per vie centrali finendo inevitabilmente in un imbuto dove non passava uno spillo. Ibra, stanco, nervoso, e da tempo involuto (non segnava da 9 partite), non riusciva a farsi largo. Sulla sponda rossonera i primi 45 minuti hanno regalato poche emozioni (due calci da fermo di Ibra e di Pato entrambi respinti) e la delusione del gol subito. Nell'occasione da registrare l' errore marchiano di Van Bommel: sugli sviluppi di un calcio da fermo si è lasciato sfilare da sotto il naso Rudolf che ha tagliato dal centro verso destra per poi piazzare, del tutto indisturbato, un preciso diagonale che ha trafitto il "povero" Abbiati. Sipario. Giusto il tempo per riflettere e rifiatare. Nell'intervallo Allegri ha una bella pensata: sostituisce l'etereo Merkel con Emanuelson, E' la mossa giusta (così come sarà quella di Cassano). Con l'olandese il centrocampo cambia marcia, acquista più spinta, più intensità e l'intera manovra ne trae enormi benefici.
Antonini e Abate conquistano le fasce La ripresa inizia con un piglio diverso (ci mancherebbe altro...). I due gol annullati, il mezzo rigore non fischiato a Pato, il diagonale a filo di palo di Ibra e l'assalto disordinato tengono banco fino al 28esimo, quando Ibra da tergo sferra al suo marcatore (Rossi) una manata. E' un fallo grave che l'arbitro ha punito giustamente con l'espulsione. La squalifica di due-tre giornate è da mettere in preventivo. Per i rossoneri, in dieci contro undici e sotto di un gol, aumentavano le difficoltà. La reazione caratteriale è stata da grande squadra. Tutti all'assalto della munitissima fortezza pugliese. E il gol di Cassano, su cross dalla sinistra di Antonini innescato da Emanuelson, ha coronato l'oneroso dispendio di energie, cancellando perlomeno lo spettro della sconfitta. Negli ultimi 12 minuti si è assistito a un forcing tutto cuore e tanta foga. Il miracolo però non è arrivato. In classifica cambia poco o nulla. L'assenza dello svedese, che da tempo stava giocando male, paradossalmente potrebbe pesare meno del previsto. Quasi tutte le azione offensive del Milan sono imperniate su Ibra, terminale del gioco offensivo, efficace bomber e abile assist man. Se però non è al meglio e le spietate marcature degli avversari limitano il suo raggio d'azione, tutto l'apparato offensivo rossonero si blocca. Ora Allegri dovrà cambiare gioco. Non più lanci lunghi e cross alti, ma palla a terra e triangolazioni veloci. Barcellona docet. Adesso il compito di sostituirlo è affidato a Pato che dovrà svegliarsi dal torpore in cui è piombato, a Robinho tanto corsa ma poca lucidità, a Cassano che avrà più spazio per le sue giocate di qualità, a Seedorf, quello splendido visto all'Hart White Lane di Londra, al recupero di Pirlo, altro elemento dotato di grande tecnica. Prospettive non esaltanti, data la precaria forma degli attaccanti, ma ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità. Adesso bisognerà supplire con la corsa, la grinta e l'aggressività. Giocatori come Boateng, Emanuelsson, Antonini e Abate possono essere la panacea dei nostri attuali mali, ma poi spetterà a Pato, Cassano e Robinho l'oneroso compito di andare in gol.




