Milan, Gattuso: "Un inferno quei 20 minuti con la Lazio"
Gianluca Losco
Grande attesa nel Milan per la conferenza stampa di Gennaro Gattuso, ancora fermo per il problema all'occhio. Dopo le parole del procuratore D'Amico, che ha escluso l'addio al calcio, ecco le dichiarazioni del rossonero.
"Prima di parlare di me, vorrei ricordare Marco Simoncelli, davvero con tanto affetto. In questi 45 ne ho sentite di tutti i colori, che potevo perdere l'occhio, che non vedevo più...Per questo ho voluto fare il punto della situazione. Oggi eravate preoccupati perché potevo dire di voler smettere, ma ce ne vuole per abbattermi. Io sto lottando con un uomo invisibile, vedere doppio non è bello. Più che al calcio, penso al quotidiano, non poter guidare o portare i figli a scuola. La forza me la dà il fatto che riesco ad allenarmi con continuità. La cosa più importante è tornare ad essere una persona normale nel quotidiano. Quando abbiamo escluso tutte le ipotesi più brutte, come il tumore al cervello, è stato un sospiro di sollievo. L'infortunio di Davids? Quello era diverso, perché il mio non è un problema dell'occhio, ma del nervo che muove un muscolo. Io son sceso in campo già vedendo doppio. Ora mancano 4 mesi poi ci sarà un nuovo intervento. In questi 45 giorni, priva vedevo triplo, adesso vedo doppio quindi un miglioramento c'è già stato; la situazione mi fa ben sperare. Il fatto degli anni a me fa sorridere, quando c'è lo spirito di sacrificio e il lavoro; quando sto bene fisicamente, in pochi mi mettono i piedi in testa. Il calcio è la mia vita, ma ci sono altre cose fuori dal calcio. A livello fisico riesco a fare tutti, certo in una partita rischio di farmi male io e di fare male agli altri. E' anche difficile descrivere le sensazioni, se non sei forte mentalmente è dura. Se ho mai pensato di smettere? Ripeto, c'è stato un momento in cui non pensavo al calcio, ho pensato al peggio. Al calcio ho pensato quando le cose più gravi hanno cominciato a scomparire. Nello spogliatoio mi sento importante, per loro sono un punto di riferimento, fa parte del mio modo di essere. Se posso fare qualcosa per i compagni o per tutto l'ambiente del Milan, sono a disposizione. Mi sento molto fortunato a far parte di questa famiglia. Ho cominciato ad avvertire problemi quattro giorni prima della partita della Lazio, quei venti minuti con i biancocelesti sono stati terribili, un inferno. L'occhio adesso è molto più diritto, nei primi 20 giorni era storto; per sdrammatizzare i compagni mi prendevano in giro; abbiamo fatto divertire Cassano. Quando sto a contatto con la gente, vedo che mi stimano, che piace il mio modo d'essere. Sono una persona vera, dico le cose come stanno. Quando faccio qualcosa ci metto sempre entusiasmo. Simoncelli era un ragazzo che amava la vita ed era sempre disponibili per gli altri: per questo l'Italia da ieri lo piange. Io devo ringraziare sempre Galliani che mi ha detto che ci sarebbe stato sempre bisogno di me, magari in altre vesti, nel caso non ci fosse stata la possibilità di tornare a giocare. Io posso dare ancora tanto, sia come calciatore che in altri campi".




